SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Finalmente qualcosa si muove: gli imprenditori di San Benedetto hanno deciso di agire per preservare un «patrimonio» che non è solo calcistico, ma anche «d’immagine»: la Samb.
Il Comitato Tutela Aziende di Porto d’Ascoli, sorto dopo l’alluvione del ’92, nelle persone del presidente Tommaso Caroselli, titolare della Sasso Meccanica, e Domenico Amadio, fra i principali soci della Edilmeccanica, unitamente al giudice tributario Massimo Cellini, stamane, presso la sala dell’Associazione Riviera delle Palme Bridge e Burraco, in via Pasubio, a Porto d’Ascoli, hanno tenuto una conferenza stampa di presentazione della società, la Man Day Spa, che di qui a poco potrebbe nascere. L’obiettivo? «Riportare a un livello di dignità e visibilità consone al nome che detiene». Ma soprattutto: «costituire un capitale pari a 500.000 euro, condizione indispensabile per intervenire nel caso la società rossoblu dovesse fallire. Certo non ci auguriamo questo – dicono gli interessati – ma se dovesse accadere, siamo pronti a dare il nostro contributo, risanando la gestione societaria».
Ieri, presso lo studio notarile del dottor Pietro Caserta, Amadio e Caroselli hanno depositato il programma di sottoscrizione – atto pubblico che chiunque può visionare -, con tanto di statuto, di tale società. I due imprenditori hanno già versato 50.000 euro a testa; servono però altre otto azioni della stessa cifra. Tradotto: altri otto imprenditori che dovranno sborsare, in totale, 400.000 euro. «A San Benedetto esistono forze economiche tali da farci pensare che questa cifra potrà essere raggiunta senza problemi», ripetono in coro.
L’AIUTO DELL’IMPRENDITORIA LOCALE. E’ indispensabile per far decollare il progetto May Day. Amadio e Caroselli si sono appellati in primis a «coloro che hanno fatto la storia della Samb, per esempio gli ex presidenti», ma anche «a tutte le categorie economiche, ovvero l’edilizia, il turismo, ristoranti e albergatori, il commercio, l’agroalimentare, la meccanica, la pesca, i trasporti, gli artigiani, i professionisti e tutti quanti si sentano in qualche modo appartenenti a una comunità da cui sempre si prende ed alla quale, per una volta, si può anche dare».
LEGALITA’. Il dottor Cellini non ha nascosto le difficoltà che presenta l’operazione, anche se, quando un collega ha fatto riferimento all’ipotesi ‘fallimento pilotato’, ha tenuto a precisare che la May Day non sarà disposta «a compiere azioni al di fuori della legalità», aggiungendo: «Ci aspettiamo semplicemente che il giudice valuti attentamente la situazione della Samb e al limite ci venga data la possibilità di intervenire. Auspichiamo unicamente un confronto per trovare una soluzione al problema».
UN PRIMO PASSO IMPORTANTE. E SOLDINI? Quella che è stata messa ieri però, è solo la prima pietra di un lungo percorso da compiere, un percorso che tra l’altro potrebbe anche morire sul nascere se l’attuale ‘presidente’ rossoblu Soldini Alberto facesse finta di nulla e vendesse la società ad altri imprenditori ‘forestieri’. E su Soldini Amadio e soci non hanno inteso esprimersi in maniera netta, pur facendo capire il loro pensiero: «Diciamo solo che attualmente la Samb vive un momento di grave difficoltà; siamo convinti che i presidenti che vengono da fuori lo facciano solo per prendere e non per dare. Dobbiamo porre fine a questo stato di cose. La Samb deve stare nelle mani di gente del posto».
Il PROGETTO. L’intento di Amadio e compagnia è quello di gestire, in futuro (quanto prossimo?) la Samb, solo a livello economico; sul piano squisitamente tecnico dovranno invece essere individuate figure fidate e capaci. La May Day fungerebbe «da socio unico, da ente primario di chi poi gestirà il sodalizio rivierasco».
I TIFOSI APPREZZANO. All’incontro erano presenti quattro tifosi di spicco della tifoseria sambenedettese, i quali hanno ribadito quanto espresso giusto due giorni fa con un comunicato stampa. «Non vogliamo più né Soldini – ha detto uno di loro – né qualsiasi altro presidente da fuori. Sino ad ora abbiamo sempre sostenuto la squadra anche con presidenti forestieri, ma non siamo più disposti a sopportare situazioni come quelle vissute negli ultimi anni. Siamo stanchi».

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