SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alejet, Alejet, Alejet. È splendidamente monotono il finale della Tirreno-Adriatico, che nelle ultime tre edizioni (siamo alla 41esima), ha legato la vittoria di tappa finale, come al solito sviluppatasi nel circuito del lungomare sambenedettese (7 giri per complessivi 57,4 chilometri), al nome di Alessandro Petacchi, in arte AleJet, in arte Velocista Gentiluomo; in pratica l’ultimo cannibale del ciclismo italiano e mondiale. Qualche cifra: 155 vittorie in carriera, già sette nel corso di questa stagione. Un mostro.
Come potrebbe diventarlo Thomas Dekker, l’olandese vincitore di questa edizione della Tirreno-Adriatico che ha appena 21 anni (solo Saronni ha vinto ad una età più giovane: aveva appena vent’anni), che ha lo sguardo da ragazzino ma un futuro roseo davanti: «Lo vedevo, in alcune situazioni, che tremava e che magari gli mancava l’esperienza necessaria – ha dichiarato Petacchi – ma all’inizio della corsa avevo pronosticato il suo nome come vincitore finale: mi alleno con lui a Lido di Camaiore e conosco le sue potenzialità».
La tappa odierna ha visto la fuga solitaria del basco Albizo Lisazu, scattato al chilometro 43, che ha aumentato il suo vantaggio sfiorare i 3 minuti per poi, nei giri conclusivi, essere ripreso dal gruppo. Vorticosi i giri finali: terz’ultimo a 41,6 kmh/h, penultimo a 49,5, ultimo a 54,465 km/h.
E sul lungomare Buozzi la maglia celeste di Alessandro Petacchi era imprendibile: regolati senza problemi McEwen, Griullo, Husvod, Zabel, De Jongh.
«Mi sento meglio quest’anno che la scorsa stagione – ha ricordato Petacchi – Ma non è detto che questo voglia dire che vincerò sicuramente la Sanremo» (dove AleJet si era imposto già lo scorso anno).
Applausi per Petacchi dal pubblico sportivo sambenedettese, accorso come al solito numeroso nonostante il vento gelido di tramontana, che ha impedito alla città di mostrare, alle telecamere della Rai, il suo volto primaverile. Sarà per la prossima volta?

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