SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quello che maggiormente sorprende scorrendo le cronache quotidiane che parlano della Sambenedettese Calcio è la reiterata mancanza di intelligenza storica, termine coniato appositamente per noi da Pier Paolo Pasolini al termine di un suo reportage nel lontano agosto 1959. Eppure le possibilità di una analisi seria della situazione e di come essa possa essere risolta sono sicuramente disponibili guardando nel più o meno recente passato.
Questa situazione della nostra Samb, questa atmosfera sordida che ti insudicia la coscienza mi ricorda quella che abbiamo vissuto in quegli anni che vanno dal 1993 al 1995 durante la battaglia contro Venturato. Si uscì da quella triste vicenda grazie ad una Amministrazione comunale disponibile e all’ impegno straordinario di un gruppo di imprenditori sambenedettesi che fra alterne vicende riuscì a riappropriarsi del titolo sportivo e a ricostruire da niente la nuova Sambenedettese Calcio. Quel gruppo di imprenditori non rappresentavano certo il meglio dell’ imprenditoria locale e certamente era la meno ricca ma avevano in sé il rispetto per la città che li ospitava e quella cultura democratica di distribuzione della ricchezza che sommata ad uno spirito di avventura hanno ridato la dignità ai sambenedettesi.
Bisognerebbe ripartire da quell’esperienza, dal punto in cui con poche risorse si riorganizzò nella sua completezza la società di calcio, dalla prima squadra alle giovanili, dai rapporti con la FGCI a quella con altre società nazionali, e soprattutto si avviò un rapporto con la Juventus che inizialmente fu per la gestione di eventi sportivi, che portarono alla partita con il Bayern, probabilmente l’ evento più importante di tutti i tempi con i suoi 24.000 spettatori, ma che poteva sfociare in collaborazioni più strette. La buona gestione di quel periodo con debiti praticamente a zero (nonostante l’accollo per avere il titolo sportivo di mezzo miliardo di lire per un vecchio mutuo acceso nel 1989, il pagamento dell’escussione di quattrocento milioni della famosa fideiussione per l’iscrizione al campionato di C1 1992/93 oltre i trecento milioni anticipati nel corso dello stesso campionato quale stipendi e pagamenti di istanze di fallimento ed il ripianamento delle perdite per oltre duecento milioni per il campionato vinto di Eccellenza e di altrettanti per i due campionati fatti in interregionale) si scontrò con un movimento esterno ostile alla dirigenza che prima portò a distogliere risorse economiche ed interessi con la nascita del Riviera Samb, fotocopia della Samb vera che alla distanza si è rivelata un flop, poi dopo un’ opera incessante di denigrazione e calunnia messa in atto da conosciuti personaggi locali che ancora frequentano lo stadio, ad una plateale contestazione durante l’ amichevole di presentazione della nuova squadra a guida Ammazzalorso.
Fu quello un momento di riflessione e di caduta di interesse importante per l’ allora dirigenza che portò alla cessione delle quote al gruppo Scibilia e ad innescare un meccanismo incontrollato di cessioni societarie che hanno avuto con Gaucci la sua massima espressione sportiva che ora rischiamo di pagare caramente.
All’ epoca mancò la maturità di un gruppo consistente di tifosi più portati a distruggere che a costurire che hanno come metro di giudizio la vittoria a tutti i costi e non hanno nessuna comprensione delle difficoltà che una dirigenza può incontrare per fare risultato. Stranamente questi personaggi sono i primi, come i topi sulle navi che affondano, a scomparire quando le cose si mettono al peggio per poi ricomparire con le pretese più assurde quando le cose si sono sistemate.
Solo partendo da presupposti diversi e ricollegandosi ad una strategia di lungo respiro si potrà tornare ad avere una Samb dei sambenedettesi, solo con il rispetto reciproco fra tifoseria e dirigenza si potrà sperare in un ritorno dell’ imprenditoria locale verso la Samb. Tutto il resto è chiacchiera da bar. Per questo bisogna dar vita, da subito, ad una Associazione che sia in grado di raccogliere le piccole e grandi risorse della città con impegni veri ed utilizzarli secondo patti chiari per la continuità del calcio a San Benedetto.

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