9 novembre 1989. Hermann Simon e Clarissa Lichtblau si incontrano casualmente in un hotel di Berlino. Lui è lì per dirigere un concerto, lei come famosa cantante. Quella sera non è una sera come tutte le altre: si celebra la definitiva caduta del muro di Berlino e la fine di un’epoca. I due si sono amati intensamente in passato e ora scoprono di poter ricominciare insieme. Clarissa gli dice di aver trovato una casa del tutto particolare che potrebbero ristrutturare insieme. Sarà una scoperta per Hermann: si trova su un’altura sul Reno dinanzi alla Rupe di Lorelei, nell’Hunsrück, a pochissima distanza da Schabbach, il luogo in cui Hermann è nato. Grazie ad operai specializzati incontrati a Lipsia da Clarissa, i lavori hanno inizio.
A una collega che a Venezia gli chiedeva, un po’ provocatoriamente, come avrebbe potuto sintetizzare (nelle poche migliaia di battute che il caporedattore le concedeva) la complessità di un’opera come Heimat 3, Reitz ha risposto: “Si concentri sulla casa?. E’ un consiglio che va seguito, in particolare per il primo episodio. La casa è per Hermann il ritrovare la propria Heimat, per Clarissa la proposta per il ricominciare a costruire insieme, per gli operai dell’Est la ri-scoperta di una Germania sconosciuta.
Non aspettatevi però l’esplodere di emozioni forti. È come se Reitz ci dicesse che non ci sono più i grandi eventi da filtrare attraverso lo sguardo dei singoli. Il nazismo, la guerra, il crollo della Germania, la sua divisione, la ricostruzione, la rivoluzione sessuale, il ’68, il terrorismo hanno lasciato tracce che sembrano confondersi nella nebbia del presente (osservate il manifesto). Questo però non comporta necessariamente un’assuefazione conformistica a un presente privo di contorni definiti. Hermann e Clarissa riprendono un viaggio e noi con loro. Dopo 41 ore ce ne aspettano altre 11. Sicuramente ben spese.

L’ingresso, riservato ai soci con tessera FIC 2005-2006, è di Euro 4,50 .

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