Interverrà all’inaugurazione del Museo Fazzini il Presidente della “Fondazione Fazzini?, Barbara Fazzini, il Commissario straordinario di Assisi, Angelo Gabriele Di Prisco e Giuseppe Appella, curatore del Museo. E’ previsto un numeroso gruppo di giapponesi, da sempre estimatori dell’arte del grande scultore marchigiano.
Finalmente Pericle Fazzini, di Grottammare, potrà avere il suo museo. Era atteso da molti ed era quanto ci si auspicava e la famiglia desiderava. Già si era pensato, all’indomani della scomparsa dell’artista, di creare uno studio-museo nella villa di Vermicino, ancora posseduta dalla famiglia, soprattutto per favorire i giovani scultori nel loro tirocinio. Ma l’idea è stata poi abbandonata.
Ad Assisi, luogo di spiritualità e di grande turismo, ora le sue opere potranno avere una notevole visibilità pubblica e una loro sede. Assisi è il luogo ideale per Fazzini e la sua scultura, pervasa da un senso di creaturalità e di sacralità, di tensione per l’infinito.
Ho potuto visionare di persona il luogo adibito a museo, ampio, su più piani, con corridoi e ampie vetrate, attrezzato a spazio espositivo Nella parte superiore vi è una sala che servirà a ospitare le mostre di artisti, pittori e scultori, compagni di viaggio di Fazzini e altri ancora. Il Palazzo, oggi sito UNESCO e quindi considerato “patrimonio dell’umanità?, si trova nello spazio accanto alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dispone di adeguato parcheggio.
L’edificio, sistemato al’interno dall’architetto Alberto Zanmatti, con la collaborazione degli architetti Cristina e Andrea Piatti, ospiterà per ora 50 opere a cominciare dal celebre Ragazzo con i gabbiani, in legno policromo del 1940-1944, o L’uscita dall’Arca. Inizialmente si pensava di porre fuori dell’edificio un’opera, si è poi scelto di porre tutto all’interno. Altre opere sistemate nel museo sono l’Autoritratto, un legno del 1931, Figura che cammina, 1933, legno, come Giovane che declama, del 1937-1938, Il fucilato, 1945-1946, brinzo, Sibilla, bronzo del 1947, La creazione, 1950-1955, Ragazzo che pensa, bronzo del 1957, Donna con drappo, bronzo del 1960, Onda n. 1, 2, 3, del 1968-1969, legno, Donna che si asciuga, bronzo del 1973, Bozzetto per Cristo risorto, 1970-1975, che danno un’idea del percorso artistico compiuto da Fazzini. Sono poi da aggiungere una serie selezionata di disegni in riferimento alle stesse opere scultoree e tutta una documentazione che completa e arricchisce il patrimonio esistente, opere grafiche, orafe e bozzetti di opere mai realizzate, le frequentazioni della sua bottega e altro ancora.
Curatore del museo è Giuseppe Appella, che dispone di un Comitato Scientifico composto anche da Pier Giovanni Castagnoli, Michele d’Elia, Fabrizio D’Amico e Rosalba Zuccaro, con l’impegno di sviluppare attorno a Fazzini una serie di attività culturali e di eventi espositivi. La prima mostra del ciclo sarà dedicata a 58 “piccole sculture? di Fazzini, eseguite in cera, in bronzo, in oro e in argento nell’officina di via Margutta a Roma, tra il 1948 e il 1986, per offrire uno spaccato anche su questo versante dell’attività complessiva dell’artista. Come ha osservato Giusepe Appella, curatore del Museo, “ripetizioni, correzioni, lacerazioni, esaltazioni, sono tutte negli atleti, nei ginnasta, negli acrobati, negli angeli, nelle danzatrici, nei cavalli imbizzarriti, nei ragazzi e nelle figure femminili che di anno in anno mettono in luce l’evoluzione naturale del suo mondo, la costante ricerca di forme superstiti?. Lo stesso Fazzini ha asserito: “Queste piccole sculture sono state molto importanti per me. Mi ci dedico costantemente, tornando spesso su figure che ho fatto molti anni fa, perché il mio lavoro è un continuo tornare alle radici. Non sono meno importanti per me le loro dimensioni. Cerco di risolvere ogni volta un problema nuovo, e lo spazio che vedo a poco a poco diventa infinito?.
Sono riflessioni che ben si accordano con altre riflessioni giovanili di Pericle Fazzini volte alla ricerca di figure emblematiche della sua terra e della nostra civiltà. Esse segnano la ripresa di un “mito? e di una prospettiva: la scultura come tensione plastica del’infinito. Dinamismo plastico e “forma? erano i momenti di questo compito perseguito sia attraverso lo sviluppo dei volumi, sia attraverso il loro svuotamento. Questo duplice dimensionarsi della sua scultura ha avuto nella Resurrezione dell’Aula Nervi del Palazzo delle Udienze in vaticano il suo momento discriminante. Si trattava di un compito che, ormai al termine della sua vita, Fazzini poteva suggerire in altre sculture che non ha avuto il tempo di realizzare.
Molte opere dell’artista sono state ispirate dalla moglie Anita Buy, allieva del pittore Ferruccio Ferrazzi all’Accademia di Belle Arti di Roma e scrittrice, che l’ha sempre seguito amorevolmente e con autentica devozione, conservando molti ricordi. Ho avuto la fortuna di appuntare e pubblicare queste testimonianze, da cui traspare la sofferenza dei primi anni giovanili, trascorsi insieme, i disagi della guerra, ma anche la gioia della creazione e il desiderio di spiritualità, cercata da Fazzini.
Concludo con un passaggio di questi ricordi di Anita su Pericle:?Non subì mai influenze, perché aveva un suo credo al quale rimase sempre fedele. L’ho conosciuto ragazzo sedicenne e aveva nelle tasche tanti foglietti che erano appunti di suoi pensieri e annotazioni della gente che passava.
Il suo mondo poetico e contemplativo fu per me una grande sorpresa. Un pensiero vi dominava: annullare il peso del corpo; e Pericle viveva anche a modo suo secondo questa sua idea, che poi non era semplicemente un’idea, ma una sua profonda necessità: elevare se stesso per sublimare la scultura. Il ragazzetto marchigiano era arrivato a questo alto concetto del suo operare passeggiando solitario sulle colline. E sempre questo anelito lo accompagnò per tutta la vita?.

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