SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non mancherà la suspense alle prossime elezioni politiche. Il centrodestra eleggerà infatti tre senatori nelle Marche, ma mentre due andranno sicuramente ad An (il viceministro per l’economia Mario Baldassarri) e Forza Italia (Francesco Casoli), per il terzo ci sarà una sfida non da poco tra i due parlamentari uscenti della Casa delle libertà nel Piceno: il senatore Amedeo Ciccanti dell’Udc, di area ascolana, e il deputato Gianluigi Scaltritti di Forza Italia, eletto a San Benedetto e ora candidato all’altro ramo del Parlamento. Uno escluderà l’altro.
Ciccanti è al secondo posto della lista per il Senato, alle spalle del ministro della funzione pubblica Mario Baccini, a sua volta candidato sindaco a Roma e al Senato in cinque regioni. Il senatore ascolano è quindi di fatto primo in lista.
Scaltritti è invece al terzo posto, alle spalle di Casoli e del sottosegretario all’interno Antonio D’Alì. Quest’ultimo è “blindato? in Sicilia, dove Forza Italia dovrebbe eleggere sei senatori, con D’Alì al terzo posto, alle spalle degli uscenti Renato Schifani e Carlo Vizzini. Ma sembra che in Sicilia si aspetti l’elezione di D’Alì nelle Marche (qualora dovessero esservi i numeri), per fare spazio a coloro che seguono.
I precedenti. In base ai risultati delle elezioni europee del 2004, Forza Italia avrebbe nel Piceno un vantaggio di circa 6 mila voti sull’Udc: per eleggere oggi un secondo senatore. Ma in base alle regionali dell’anno seguente, l’Udc, che esprimeva il candidato presidente (Francesco Massi), avrebbe invece un vantaggio di circa 15 mila voti: per rieleggere oggi Ciccanti, se venissero confermati quei numeri.
Ma soprattutto c’è da considerare la grande forza di Ciccanti sul territorio, rispetto a quella più “appannata? di Scaltritti.
Intanto è polemica sulla ricandidatura a sindaco di San Benedetto dell’uscente Domenico Martinelli da parte di Forza Italia. Una scelta che non può non apparire come il tentativo di salvare il proprio “peso? politico, rispetto all’obiettivo di competere alle elezioni amministrative contro un centrosinistra granitico sotto la candidatura di Giovanni Gaspari.
Per il segretario comunale e provinciale dell’Udc Paolo Turano «Forza Italia non fa squadra con la Casa delle libertà. Cercheremo in tutti i modi di andare uniti, ma mi sembra che ci sia una divisione oggettiva e una non volontà di andare uniti. Presentarsi ognuno per proprio conto ed essere sconfitti in questo modo vorrebbe dire l’esplosione della Casa delle libertà e della stessa Forza Italia a San Benedetto. Quanto a noi, riteniamo che il nostro candidato Pino Nico possa essere il rappresentante del voto moderato». E una candidatura Fiscaletti? «Nessuno di noi conosce Fiscaletti – è la risposta – Non ci siamo mai presentati. Diciamo che se Fiscaletti venisse a dirci cosa vorrebbe fare potremmo anche prenderlo in considerazione».
Non da meno il presidente provinciale di An Guido Castelli: «Martinelli ha sbagliato una volta. E perseverare è diabolico. Per noi non è una candidatura valida. Fiscaletti? Mi dicono che abbia rinunciato».
Rinunciato? «Non ho ancora deciso nulla – risponde il diretto interessato – Sto considerando tutta la situazione. In certi momenti penso che sia meglio rendermi disponibile. Ma può anche darsi che alla fine io non mi presenti». È per l’intervento del vicepresidente della regione Marche Agostini sulla gestione della darsena (v. articoli correlati)? «Era in programma un incontro con Agostini, ma poi non c’è stato – risponde Fiscaletti – Non conosco i motivi di questo annullamento». I rapporti con la Lega navale per la gestione della nuova darsena? «Stiamo discutendo».
La riproposizione di Martinelli da parte di Forza Italia? «È un problema che non mi riguarda. Anzi, per me non è un problema». Come commenta la sentenza del Tar che ha riabilitato i Prusst? «Sui Prusst non sono responsabile come ex dirigente dei lavori pubblici – è la risposta – E non credo che esista incompatibilità tra il “ritorno? dei Prusst e una mia eventuale candidatura. Ad ogni modo fin qui non ho incontrato i rappresentanti di alcun partito».

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