SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Lacrime agli occhi. È questa la sensazione che può avere il tifoso comune rossoblu (ma anche gli addetti lavori, ahinoi), dopo l’ennesima mazzata subita quest’oggi, con le dimissioni “irrevocabili? dell’intero staff tecnico sambenedettese che appena una settimana fa era subentrata a mister Giannini e agli uomini della Gea. La notizia l’hanno comunicata nel tardo pomeriggio, con una conferenza stampa lampo, Remo Croci, mister Francesco Chimenti, il preparatore dei portieri e il consulente Andrea Zinnia.
IL MOTIVO Croci, Chimenti e il resto dello staff tecnico si erano accordati con Soldini affinché fossero pagati alcuni stipendi ai calciatori e ai tecnici (ma la situazione può essere riferita anche ai tecnici delle giovanili, ad esempio) entro la giornata di oggi. Così non è stato e allora si è passati alle dimissioni in blocco dell’intero staff tecnico. Un fulmine a ciel sereno. Durante la breve conferenza stampa, ha parlato quasi sempre Remo Croci, che aveva alla sua destra un nervoso Chimenti (con sigaretta accesa) e alla sinistra un altrettanto teso Andrea Zinnia, rimasto sempre in piedi.
LE PAROLE «La nostra avventura termina qui – ha esordito Remo Croci – poiché non ci sono le condizioni per continuare. Quando abbiamo dato la nostra disponibilità per continuare abbiamo chiesto massima trasparenza e di impegni da mantenere. Noi volevamo carta bianca, ovvero che la società doveva mantenere quelle che erano le esigenze della squadra a livello economico, e questo non è stato mantenuto».
Il pagamento degli stipendi arretrati (la squadra è ferma al mese di ottobre), era stato promesso per la giornata di oggi: «Quando mercoledì scorso abbiamo parlato alla squadra», continua Croci, «ci siamo presi l’impegno di garantirli a livello economico, anche per alleggerire la tensione specie dopo gli episodi che si sono verificati dopo Samb-Ravenna. La squadra ha dimostrato che, con tranquillità, se la può giocare benissimo. Lo staff ha loro riconosciuto questi meriti e ringraziati ma, proprio perché siamo persone che vivono la realtà sambenedettese e che hanno a cuore la squadra di calcio, ci sentiamo obbligati ad un gesto che ci fa piangere il cuore, perché avremmo raggiunto la salvezza con squadra e tifosi».
«Però», riprende il giornalista Mediaset nel passaggio decisivo e forse ambiguo, «non possiamo confondere la nostra onestà, la nostra vita direi, con situazioni poco chiare».
I RAPPORTI CON SOLDINI «Io ho parlato con Soldini martedì a pranzo, per mezz’ora, e ci siamo accordati. Poi per due giorni di seguito in ritiro, a pranzo e a cena. Poi, personalmente, ho ricevuto una chiamata dopo la partita e quindi oggi, dopo aver confermato ai calciatori di aver corrisposto alla squadra queste pendenze, ho tentato di mettermi in contatto con Soldini senza riuscirci. Ho comunque comunicato al presidente, dieci minuti fa, grazie ad una sua telefonata, che non siamo disposti, a queste condizioni, ad andare avanti, perché abbiamo rispetto per la città, i tifosi. Cosa ha risposto Soldini? Ha invitato alla calma. Ma Soldini lo sapeva dal primo giorno che noi, oltre questa scadenza, non saremmo andati».
LA SAMB E SAN BENEDETTO «Io esorto questa città», ha continuato Croci, «a prendere in considerazione di una squadra che non è solo una squadra di calcio ma è espressione da sempre di una comunità. Faccio questo appello perché credo che abbiamo maturato l’idea che la Samb in quest’ultima stagione è vittima di ambiguità, quindi bisogna unirsi perché questo venga accertato. C’è bisogno di verità, di conoscere esattamente qual è la situazione di questo club. Non possiamo rimandare: siamo a due mesi dalla fine del campionato: qui c’è gente che ha diritto di conoscere il proprio futuro».
LA SITUAZIONE «San Benedetto ha le capacità di fare bene nel calcio: se le condizioni in cui avvengono ripetutamente questi passaggi di società sono queste, allora la squadra può essere gestita tranquillamente dagli imprenditori di San Benedetto. E finisse il refrain per cui si ha paura dei tifosi».
ANDREA ZINNIA È stato l’uomo di fiducia di Soldini nelle varie rivoluzioni che si sono intervallate negli ultimi mesi, pur restando sempre ai margini, almeno fino all’entrata dello staff sambenedettese in società. Andrea Zinnia, giovane procuratore, afferma che queste dimissioni sono «un chiaro segnale a chi di dovere». Si riferisce ovviamente ad Alberto Soldini, del quale dice che «se vuole domani può venire qui e riprendere in mano la situazione».
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