SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Caro presidente Alberto Soldini, capiamo i motivi che l’hanno portata ad essere rabbuiato e rattristato per le ultime vicende in casa rossoblu. «Voi non mi capite», ci ha detto.
Dopo aver penato per quattordici giornate consecutive senza vittoria, la Samb vince e lei soffre delle contestazioni dei tifosi, e di quelle della stampa. Sulle prime, per ora, ci soffermiamo poco, ben sapendo (e sperando) che nessuna delle due parti si trinceri dietro l’orgoglio. Un consiglio: dopo un finale bollente come quello di Ravenna-Samb, non sempre sono consigliabili dei confronti che, alla prima scintilla, possono degenerare. Dopo una vittoria tutti le si faranno incontro con il sorriso. Dopo una sconfitta è sempre meglio parlare e discutere a bocce ferme.
Sulla questione dei rapporti con la stampa (o, per quanto ci riguarda, con la nostra testata), condividiamo il suo desiderio di rilasciare interviste solo dopo aver saputo il contenuto delle domande. Non c’è nulla di male. Ma non c’è nulla di male, caro presidente, ad avanzare dei dubbi su certe scelte, su alcune decisioni. Anche a criticarla, magari aspramente, ma mai in maniera scorretta. Sappia che qui, chi scrive, è prima di tutto tifoso della Samb; sappia che è molto più piacevole scrivere di una squadra ai vertici della classifica che nei bassifondi.
Tuttavia, se lo abbiamo stuzzicato, è per avere delle risposte, o almeno per aiutarla a calarsi nell’ambiente sambenedettese attraverso quelle risposte. Con la trasparenza e la chiarezza i problemi si risolvono più facilmente anche quando sembrano insormontabili. Non pensi, caro presidente, che è un nostro piacere sparare a zero sul presidente di turno (anzi: molte volte il nostro desiderio è aiutare chi è al comando della Samb, dato che è un compito ben difficile da portare avanti in un ambiente esigente come San Benedetto). Quindi, caro presidente, se pensa che noi «non ti capiamo», magari possiamo incontriamorci e cercare di chiarire qualsiasi incomprensione.

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