ACQUAVIVA PICENA – Per saperne di più sull’opera di ristrutturazione dell’edificio religioso, che sta per essere finalmente restituito alla cittadinanza in tutto il suo rinnovato splendore, abbiamo intervistato don Angelo Palmioli, da ben 43 anni prevosto del paese.
Risalente ai secc. XVI – XVII, la chiesa San Nicolò da Bari, dal 1612 parrocchia di Acquaviva Picena, è stata di recente oggetto di un lungo e accurato restauro che, dopo oltre un anno, si sta avviando a conclusione, per la gioia dei fedeli e dello stesso parroco. Quand’è iniziato il restauro della chiesa?
A gennaio 2005 e dopo oltre un anno sta finalmente per terminare. L’inaugurazione della nuova chiesa è prevista per domenica 26 marzo alla presenza di S. E. il Vescovo Monsignor Gestori, in occasione della visita pastorale ad Acquaviva.
Perché si è protratto tanto a lungo?
Fondamentalmente per le intemperie: a causa del rigido inverno dello scorso anno, i lavori sono stati sospesi per alcuni mesi. Inoltre, per la molteplicità delle opere che dovevano essere realizzate sia all’interno sia, soprattutto, all’esterno della chiesa.
Da chi sono stati finanziati i lavori?
Dalla Regione Marche, che ha stanziato i fondi ai sensi della legge 61/98 riguardante il restauro, recupero e ripristino del patrimonio culturale danneggiato dalla crisi sismica del ’97. Per la ristrutturazione dell’interno hanno contribuito, inoltre, l’Amministrazione Comunale, la Banca Picena Truentina e i parrocchiani.
Quale impresa li ha realizzati?
La ditta Petrelli Brunati Vittorio di Montemonaco, specializzata nel restauro dei beni culturali.
Un suo giudizio sull’opera eseguita
Sono molto soddisfatto: è stato eseguito proprio un lavoro certosino! La chiesa è un vero gioiello! Sembra quasi un’abbazia benedettina. Gli operai, per la maggior parte di nazionalità rumena, sono stati davvero encomiabili e nella laboriosità e nella puntualità: hanno lavorato con estrema dedizione, spesso anche di sabato e con il tempo avverso.
Come hanno reagito i fedeli al trasferimento obbligato presso la chiesa San Rocco?
La maggior parte di loro ha accettato di buon grado, ben comprendendo il motivo del “sacrificio?. Un ringraziamento speciale va ai Frati Agostiniani Scalzi del convento San Lorenzo martire che hanno reso disponibile la loro chiesa per le cerimonie che necessitavano di uno spazio più adeguato: matrimoni, Prime Comunioni, funerali; anche se alcuni di questi riti siano stati, per volontà dei richiedenti, in ogni caso officiati presso la parrocchia pro tempore.
Che ne sarà di essa, una volta riaperta la parrocchia?
Vorrei tanto che rimanesse aperta per officiarvi, almeno una volta a settimana (magari la domenica) la S. Messa, grazie anche all’aiuto di don Elio Gaetani, tornato nel suo paese natio dopo il servizio prestato presso la chiesa San Pio X a San Benedetto.

Su progetto dell’architetto Giuseppe Bocci, il restauro dell’edificio religioso è stato diretto dal geometra Adriano Neroni, al quale abbiamo chiesto di fornirci un quadro sintetico e allo stesso tempo puntuale degli interventi effettuati.

“L’opera più consistente – ci ha detto – è stata realizzata sul tetto, che è stato completamente smantellato, successivamente sono state riprese le murature ed eseguiti dei lavori d’adeguamento sismico. È stato poi ricostruito il manto di copertura con la messa in opera di nuove travi di legno, correnti, pianelle, massetti, guaine e coppi di recupero. L’esterno della chiesa è stato interamente ripulito, scarnito, sabbiato e stuccato, con installazione di nuovi canali di gronda in rame. Sono stati inoltre sistemati il timpano della facciata e l’impianto elettrico della torre, della quale è stata riassestata la balaustra in travertino. Per quanto concerne l’interno, invece, è stata in parte restaurata la volta, con ripulitura dei lampadari in cristallo del ’700, del Crocifisso sopra l’altare maggiore e della Gloria di Domenico Paci?.

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