GROTTAMMARE – La vicenda dell’ittiturismo “Fish” contiene tutti gli elementi tipici per un’amara commedia all’italiana (quando le commedie all’italiana erano una cosa seria): un bando regolare (almeno formalmente), epperò contestato successivamente; un’assegnazione regolare (almeno formalmente) che però fa storcere il naso ai vicini e ai concorrenti (senza troppo clamore in pubblico, ma, magari, qualche scritta infamante di notte…); l’atmosfera falsamente ovattata della vita di provincia; un piccolo imprenditore da sempre innamorato del mare che ha la (s)fortuna di essere marito della vicesindaco, persona stimatissima (non solo nella sua area politica almeno prima della vicenda); una colluttazione dell‘imprenditore titolare con un esponente della minoranza consiliare e quindi, apriti cielo, una serie infinita di comunicati e conferenze stampa, con opposte verità che mai giungono ad una sintesi; indagini della Procura su presunte infrazioni; e infine, arriviamo ai giorni nostri, un’ordinanza di chiusura.
A questo punto credevamo che la vicenda fosse conclusa, o quasi. Invece, e qui alla commedia si mescola l’amaro, o viceversa, l’ordinanza emessa dal dottor Giovanni Tosti, direttore del Servizio Sviluppo Economico del Comune di Grottammare, sarebbe accompagnata da una lettera che sospende l’ordinanza stessa a causa della recente approvazione di una legge che equipara l’ittiturismo all’agriturismo (ovvero permette di servire il pesce pescato a tutti gli avventori e non solo a coloro che hanno effettuato il giro in barca, come si pensa debba avvenire per la pescaturismo). Il groviglio si aggroviglia sempre più, anche perché un consigliere regionale dell’opposizione fa sapere che la Regione Marche mai ha regolamentato l’attività di pescaturismo o ittiturismo e che quindi il Comune di Grottammare non avrebbe affatto la potestà per rilasciare l’autorizzazione amministrative per l’attività in essere.
E qui la nostra commedia diventa attualità e sporca cronaca. Sulla vicenda, qualche tempo fa, un po’ nauseati dalla centralità del “Fish? rispetto a tutto ciò che andava e non andava a Grottammare, prendemmo una posizione come per dire: “basta con questo Fish, parliamo d’altro?.
Ma poiché sempre di “Fish? si parla; poiché le due parti non si avvicinano ma si allontanano sempre più nelle dichiarazioni e nelle conclusioni; poiché siamo stanchi di essere semplici giornalisti usati come palline da ping-pong; poiché esistono molte verità stratificate e la certezza assoluta al momento non ci appartiene e, di conseguenza, non appartiene neanche a tutti coloro che ci leggono e che, magari, vorrebbero sapere chi delle due parti ha sbagliato, o esagerato, o preso un granchio (siamo in tema); e poiché e poiché e poiché…
Crediamo a questo punto sia nostro dovere interessarci fino in fondo della vicenda, senza aspettare il prossimo comunicato o la prossima conferenza o la prossima sorpresa. Magari ne usciremo scornati e senza alcuna novità (leggasi: notizia) utile. O forse perderemo del nostro utile tempo per una vicenda che non lo meritava: sono tante le cose che non vanno al mondo… Tuttavia non ci sentiremmo a posto con la nostra coscienza se, fra un anno (tanto è passato dal momento topico della vicenda, ovvero la colluttazione tra il proprietario Mazzagufo e il consigliere dell’Udc Marconi…), fossimo ancora qui a digitare, con le nostre dita sul computer, altri smozziconi di verità sul “Fish?.
Ci siamo presi un impegno arduo? Sicuro. Ma, vivaddio, ci proveremo. Così non si regge più.

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