GROTTAMMARE – Il caso dei quattro pini tagliati in Piazza San Pio V continua ad alimentare le polemiche tra le diverse parti politiche e nella cittadinanza. Umberto Scartozzi torna sull’argomento, rispondendo al comunicato scritto ieri dal sindaco.
«Come al solito, il Sindaco Merli usa l’arma dell’offesa alla persona per spostare l’attenzione su presunte polemiche politiche, che non interessano ai tanti cittadini di Grottammare indignati per il taglio di pini e che chiedono chiarezza», inizia Scartozzi, che poi rincara: «In fondo le parole del Sindaco la dicono lunga quando parla con molta noncuranza di semplice “taglio di quattro pini?… è questo il messaggio che vogliamo lanciare alle future generazioni?»
Scartozzi, che in qualche modo si sente parte in causa poiché suo padre Diego commissionò all’artista offidano Sergiacomi la realizzazione della statua di San Pio V nell’omonima piazza, scrive poi che «il “delitto? dei pini cinquantenari è grave se non altro perché potevano essere salvati con un possibile espianto. Il tentativo, anche se difficile, valeva da solo ogni possibile ritardo, spesa e sacrificio che sia… perchè questa eventualità non è stata mai affrontata?» Lo stesso Scartozzi insinua dei dubbi sul fatto che il progetto non prevedesse già all’inizio l’ipotesi del taglio dei pini: «Siamo sicuri – scrive infatti – che il progetto non prevedeva sin dall’inizio il taglio dei pini?»
«Ogni progetto – continua la nota – parte da priorità tecniche che costituiscono la base dello sviluppo delle soluzioni progettuali, stabilite insieme con la committenza. Da lì il progettista si muove per elaborare soluzioni consoni e fattibili, che possono implicare molteplici ipotesi anche di carattere estetico. Ma evidentemente tra le priorità non era inserito il mantenimento dei pini con la risoluzione delle problematiche conseguenti, eventualmente, a tale scelta».
Se la rimozione della statua di San Pio V amareggia Scartozzi «per ovvi motivi personali», l’imprenditore turistico si lamenta «anche sul piano dell’opportunità di tale scelta perché la rimozione del basamento e della piastra di fondazione sono operazioni che costano (ho sentito che l’impresa parla di 12 mila euro) e soprattutto sono estremamente delicate per il rischio alto di danneggiare la struttura del basamento che non è monolitica, ma fatta a conci e lastre». E allora: «Non si potevano risparmiare questi soldi per usarli per la rimozione dei pini e per impedire tecnicamente il sollevamento della pavimentazione da parte delle radici?» Per Scartozzi questa soluzione poteva realizzarsi tramite un’apposita piastra in cemento armato spessa circa dieci centimetri.
Il proprietario del Camping Don Diego, infine, attacca il metodo della “democrazia partecipativa? utilizzato dall’amministrazione comunale (ieri, infatti, il sindaco Merli rimproverava lo stesso Scartozzi di non aver partecipato agli incontri che hanno portato a definire il progetto di riqualificazione della piazza, per poi lamentarsene): «Un’opera del genere non doveva prevedere un’assemblea partecipativa allargata, con il coinvolgimento di tutti i cittadini e massima divulgazione, piuttosto che relegare la discussione ad un assemblea di quartiere? Era doveroso sensibilizzare molto di più l’opinione dei cittadini soprattutto alla luce delle amare premesse progettuali».
Da parte nostra, dato l’alto livello raggiunto dalla polemica, stiamo cercando di “vederci chiaro? per pubblicare alcune notizie esclusive sul prossimo numero del nostro settimanale “Riviera Oggi?.

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