NOME: Fermana Calcio.
ANNO DI FONDAZIONE: 1920.
COLORI SOCIALI: maglia gialla, calzoncini blu (questi colori vennero scelti in onore del Modena, il club che in quegli anni Venti andava per la maggiore).
CENNI STORICI: tradizione assai recente quella del club canarino, che vanta, quale fiore all’occhiello della sua lunga storia, il torneo di B dell’annata 1999-2000. A completare il corollario di campionati professionisti, 15 tornei di serie C, il primo dei quali disputato nella stagione ’33-’34.
Gli albori del calcio in terra fermana si fanno risalire agli anni Dieci, quando attorno al campo del ricreatorio San Carlo, sotto la ligia custodia di Don Biagio Cipriani, la prima società calcistica locale, il Victoria, dà vita ai primi incontri con la palla di cuoio. Poi la guerra, dopo la quale, anno 1920, si verifica la nascita de La Fermo, alla cui presidenza viene eletto Uriele Vitali Rosati.
Tre anni più tardi, in seguito ad una tumultuosa assemblea generale dei soci ha luogo una scissione dalla quale nasce il Fermo Football Club. Presidente viene eletto l’ingegnere Checco Rocchetti. I nero stellati, questi i colori sociali della neonata società, conquistano le simpatie dei tifosi con vittorie a ripetizione. In quell’anno ci fu anche il primo derby cittadino con una memorabile vittoria del Football Club contro La Fermo per 4-1.
Nel 1925 avviene la fusione delle due entità, da cui nacque l’Unione Sportiva Fermana. Per non far torto ai nostalgici delle due squadre precedenti (bianchi e nero-stellati), vennero scelti i colori giallo e blu, anche perché all’epoca il Modena era la squadra che andava per la maggiore.
Nel giugno del 1933 viene inaugurato il Nuovo Campo Sportivo Sandro Mussolini che più tardi venne intitolato alla memoria dell’atleta Bruno Recchioni, allora titolare in squadra, in qualità di mediano destro, e che perse la vita in guerra.
La Fermana , per ottenere l’ammissione alla I Divisione (equivalente alla serie C1 di oggi), dovette disputare delle semifinali, a girone unico, con la Libertas di Rimini e Penne, terminate rispettivamente al primo e terzo posto. Il raggiungimento della seconda posizione dette diritto alla Fermana di disputare la stagione 1933/34 nella I divisione.
La prima promozione in una terza serie di ambito nazionale non fu però assai fortunata, visto che i gialloblù furono costretti ad occupare sempre posizioni di bassa classifica.
Nella stagione 1934/35 la società provò ad inseguire il sogno di entrare nella Divisione Nazionale C, categoria di nuova istituzione, per raggiungere la quale occorreva classificarsi tra le prime quattro del girone. La Fermana ingaggiò un allenatore di valore: Hajos Harpad, ex nazionale Ungherese, unitamente ad atleti di sicuro affidamento.
Al termine del campionato la Fermana si classificò quarta ed acquisì il diritto a partecipare al Campionato Nazionale di serie C. Poi la guerra, con tutti i problemi che comportò; alla ripresa dell’attività agonistica, nel 1946/47, la Fermana si ritrova in Promozione
Al termine delle prime tre stagioni calcistiche la Fermana si piazza sempre a metà classifica, dietro a Maceratese, Sambenedettese, Giulianova e Iesina promosse in quegli anni in serie C.
Nel 1949/50 la Fermana si piazza al primo posto nel girone L della Promozione ed acquisisce il diritto a partecipare al campionato nazionale di serie C 1950/51.
La Fermana quell’anno arriva al termine della stagione regolare a pari punti con la Pistoiese con la quale disputa lo spareggio salvezza a Forlì vincendo per 1-0.
Ma gli anni Cinquanta furono, per i gialloblù, contrassegnati dall’anonimato nella promozione regionale; solo il decennio successivo vide i canarini la riconquista della quarta serie (serie D), con l’ingresso in Società di Baldassare Mori, industriale dei laterizi.
Nell’anno 1962/63 fu sfiorata di nuovo la promozione in serie C, in occasione della partita con la Ternana a Fermo, che avrebbe deciso la promozione; bruciante la sconfitta per i padroni di casa.
Poi al termine degli anni sessanta con l’improvvisa cessazione delle industrie Mori la Fermana si ritrovò sull’orlo del baratro; arrivò il vulcanico Luciano Balestrini, antesignano dei moderni Patron che reggerà per un altro decennio, in serie D, le sorti del sodalizio gialloblù. Nonostante le numerose difficoltà economiche, la Fermana in quegli anni sfiorò più volte il salto di categoria.
Clamorosa fu la stagione 1977/78 (nella stagione successiva con la riforma della serie C nacque la C1 e la C2), nella quale molte squadre di serie D sarebbero passate all’istituenda serie C2. La Fermana anche quell’anno non riuscì per una sola posizione a entrare in C2. Nell’anno 1978 entrò in società Paolo Belleggia, industriale calzaturiero fermano, che accompagnerà le sorti del sodalizio sino ai giorni nostri.
Rinforzata la società con l’ingresso dell’imprenditore edile Giovanni Santini, nella stagione 1983/84, il ritorno tanto sperato in serie C dei canarini. Il sogno dura però solo dodici mesi; la retrocessione è immediata.
Squadra e società si sciolgono, il sodalizio viene affidato ad un azionariato popolare guidato dal presidente Enrico Ulissi, piccolo imprenditore. La Fermana la stagione successiva evita la seconda retrocessione consecutiva, disputando uno spareggio sul neutro di Castel Di Sangro con il Canosa vincendo 4-2 ai rigori.
Arriviamo all’estate 1988, altra doccia fredda per la società, non viene perfezionata l’iscrizione al Campionato di Interregionale e la Fermana viene retrocessa d’ufficio al campionato di promozione regionale. Dopo la mancata iscrizione si dimettono tutti i dirigenti, Roberto Ristretta (commerciante) tiene le redini della società sino alla stagione 1993/94.
Nella stagione 1988/89 la squadra ottiene la pronta risalita nel campionato di Interregionale. Seguono altri quattro campionati di interregionale (diventerà poi Campionato Nazionale Dilettanti), con un secondo posto alle spalle dell’Avezzano.
Sarà la stagione 1993/94, a segnare l’inizio di un periodo di grandi soddisfazioni nei campionati professionistici. Nel corso di quel torneo la squadra gialloblù resta in testa alla classifica sino all’ultima giornata quando viene scavalcata dalla Vis Pesaro. Alla penultima gara di campionato quando al Benelli di Pesaro le due compagini si affrontarono, lo spareggio promozione venne segnato da un giallo finale, con u gol viziato da un evidente fallo di mano dal vissino Montingelli.
Stessa sorte nell’ultima di campionato a San Marino con gol annullati e espulsione di due giocatori gialloblù. A riconoscimento del torto subito, grazie anche al completamento degli organici della C2 per alcune radiazioni di società (Samb compresa), la Fermana viene ripescata in C2.
La società viene trasformata in Srl, Paolo Belleggia diventa Amministratore Unico, come direttore Sportivo viene assunto Gianni Rosati. La prima stagione di C2 termina con una salvezza ottenuta alla penultima giornata vincendo per 1-0 sul Castel di Sangro.
Nella stagione 1995/96 viene assunto come allenatore Marco Alessandrini, la squadra si barcamena a metà classifica sino alle ultime quattro gare. Poi con un accelerazione improvvisa vincendo tutte e quattro le ultime gare si classifica al quarto posto, ed accede ai play-off promozione che però non la vedono favorita. Nella prima gara di spareggio incontra la Ternana sul neutro del Del Conero di Ancona (per mancanza di idoneità del Recchioni).
La gara termina 2-0 per i gialloblù (reti di Stefano Protti), il portiere Soviero para anche un rigore. La gara di ritorno a Terni vede la netta supremazia degli umbri che a un minuto dalla fine sono davanti per 2-0. A pochi secondi dalla fine però, a pochi passi dalla porta Marco Pennacchietti regala alla Fermana il gol qualificazione per la finale di Ferrara.
L’avversario questa volta è il Livorno. La gara termina con il risultato di 0-0 dopo i tempi supplementari, si giunge così ai rigori: i gialloblù sono infallibili dagli undici metri mentre il portiere Soviero e l’imprecisione degli amaranto decidono la sorte a favore dei canarini che vincono 4-1. La Fermana è in C1.
La stagione 1996/97 segna l’inizio della permanenza quasi continua della Fermana Calcio in serie C1. In questa stagione la squadra si salva allo spareggio nei play-out contro il Trapani , nel frattempo, nel corso dell’anno, la società ha cambiato proprietario da Paolo Belleggia a Giacomo Battaglioni che trasforma la società da Srl a Spa e promette la “serie B entro tre anni?.
La stagione 1997/98 la squadra parte con traguardi più ambiziosi ma deve accontentarsi di una salvezza conquistata alla penultima giornata, dopo un anno travagliato, con alla guida il tecnico Ivo Iaconi.
L’anno dopo, l’allenatore è sempre Ivo Iaconi, comincia piuttosto male, ma nel girone di ritorno inizia la lenta risalita: dai 18 punti, che valevano ai gialloblù il penultimo posto, si giunge alla penultima giornata con la Fermana capolista Nell’ultima gara a Battipaglia è vittima di un giallo ancora non risolto: l’intera squadra rimane vittima di un avvelenamento da cibo, alcuni elementi debbono essere trasportati al pronto soccorso causa dissenteria acuta e sottoposti a flebo. La squadra scende in campo rimaneggiata, ma riesce ugualmente a vincere per 2-1 con gol storico di Mastrolilli.
La stagione 1999/2000, la prima della storia dei canarini in serie B, termina malamente con una retrocessione, nonostante ciò la Fermana riesce sul proprio campo a battere squadroni allestiti per la serie A come: Atalanta (1-0), Ternana (2-1), Napoli (3-2), Genoa (2-1) e Cesena (1-0).
Si torna in C1, sulla panchina si accomoda Salvo D’Adderio, esonerato dopo un girone di andata disastroso e sostituito da Dino Pagliari. Comincia una lenta risalita che porta la squadra a un punto dalla zona play-off. Alla fine però nn se ne fa nulla.
Si ricomincia sempre dalla C1 nella stagione 2001/2002 con tante ambizioni, rinfocolate da giovani di belle speranze. Esonerato Pagliari, viene ingaggiato l‘argentino Hector Alberto Ortega. La squadra cambia modulo di gioco e dopo alcune gare vinte arpiona la zona play-off e quando si potrebbe mantenere la posizione, inizia una serie di gare disastrose e la classifica diventa pesante sino ad arrivare in zona play-out. Si cambia di nuovo allenatore, ritorna Pagliari e alla penultima gara si agguanta la salvezza.
La stagione 2002/2003, parte con poche ambizioni, squadra molto giovane e con un nuovo tecnico, Rosolino Puccica. Dopo una prima parte di campionato tranquilla, nel girone di ritorno i canarini crollano: inevitabile la retrocessione in C2. Grazie a un bilancio sano ed alla cancellazione di alcune società per irregolarità economiche la Fermana viene però ripescata.
Stessa sorte la stagione successiva. Si ripete il copione: tracollo nella seconda porzione di torneo, retrocessione (dopo lo spareggio perso con il Taranto) e poi ripescaggio nel corso dell’immancabile estate contrassegnata da fallimenti e retrocessioni d’ufficio. L’anno passato invece, il tecnico Marco Cari, ora sulla panchina del Teramo, riesce affannosamente a salvare la squadra nello spareggio play out contro il Chieti, con un gol di Micallo a ventidue secondi dal termine della partita di ritorno a Fermo. Il resto è storia recente, con la triplice gestione tecnica – Mora-Sciannimanico-Izzotti – e con una situazione di classifica a dir poco disperata.
CITTA’: abitata da circa 36.000 persone, anche se con la popolazione del circondario, vale a dire i comuni (confinanti) di Porto San Giorgio, Porto Sant’Elpidio, Sant’Elpidio a Mare e Monte Urano, si arriva a circa 100.000, Fermo sorge sulla sommità e lungo le pendici del Colle Sàbulo (affacciato sul mare Adriatico, su un contrafforte che domina le valli del Tenna e dell’Ete) e si sviluppa fino al litorale, nella parte centro – sud della Regione Marche (a circa 60 km da Ancona, 85 da Pescara, 240 da Roma e 260 da Bologna).
Nobile e antichissima città, affonda le sue origini in epoca preromana, dal 264 a.C. importante colonia latina, e capoluogo della Regio Picenum, poi nel 90 a.C., a seguito della guerra sociale, divenne Municipium: con la Lex Julia i suoi residenti ottennero cittadinanza romana e il diritto di voto nei comizi che consentiva di accedere alla Magistratura.
Dopo la caduta di Roma, per breve tempo è stata sede di un Ducato, da sola e assieme con Spoleto, poi per quasi due secoli di una importante Marca che si sviluppava dal fiume Musone (vicino ad Ancona) fino al Sangro (poco più a sud di Pescara), dagli Appennini al mare Adriatico (superficie pari alle attuali province di Macerata, Ascoli, Teramo e Pescara); attorno al XIV sec. è stata capitale di un piccolo Stato con ottanta castelli tra Ascoli e Macerata (il cosiddetto Comitato Fermano).
Nel 1130 si è eretta in libero comune: si ha la prima prova documentale dell’esistenza di consoli; nei quattro secoli a seguire l’indipendenza comunale si alterna con periodi in cui la città è sede di signorie (la più nota quella degli Sforza milanesi nel Cinquecento), fino all’arrivo dello Stato pontificio, alla fine del Cinquecento.
Dal XVI secolo, durante il lungo dominio pontificio, è stata sede, prima di una sorta di stato con un po’ di autonomia che è andata diminuendo sempre di più fino a diventare un semplice capoluogo di una provincia (“delegazione pontificia”).
Sotto il breve dominio napoleonico è stata eretta a capoluogo del Dipartimento del Tronto, che andava dal fiume Chienti al fiume Tronto (comprendeva anche Ascoli e Camerino). Dopo la Restaurazione, di nuovo capoluogo di provincia (“delegazione pontificia”) che però non comprendeva più Ascoli, diventata provincia a sé.
Nel 1848 è attiva sede di moti carbonari; aderì subito alla Repubblica Romana del 1849.
Infine nel n1860 con un plebiscito Fermo ha votato a favore della sua annessione all’Italia in cui è stata inizialmente confermata capoluogo di una provincia con quarantasette comuni e 110.000 abitanti, che poi, con Decreto Minghetti del 22 dicembre 1860, è stata unita alla provincia di Ascoli, città nella quale è stata spostata la sede del capoluogo.
Inizialmente la nuova provincia assume la denominazione di Ascoli-Fermo e Fermo è sede di una Sottoprefettura. La doppia denominazione scompare dopo pochi anni mentre la Sottoprefettura è chiusa nel 1927.
Nel 2004 la Legge n°147/2004 istituisce di nuovo la provincia di Fermo, separata da Ascoli.
Oggi Fermo è una importante città di studi e di cultura, ricca d’arte e di monumenti, sede arcivescovile metropolitana, di due università (la statale di antiche origini e la più recente ecclesiastica), di due tribunali (ordinario ed eccelsiastico), capoluogo di una provincia ecclesiastica (arcidiocesi metropolitana), formata dalla propria diocesi, più le cinque diocesi suffraganee di Ascoli, San Benedetto, Macerata, San Severino e Tolentino.
È anche importante centro industriale e stazione balneare con otto chilometri di spiaggia (che abbracciano i quattro di Porto San Giorgio).
Il suo territorio, dalla smisurata Marca medievale, si è ristretto sempre di più e oggi Fermo è capoluogo di una piccola provincia che comprende quaranta comuni (860 kmq e 170.000 abitanti circa).
Con Porto San Giorgio, che è totalmente inglobata all’interno del comune di Fermo, e con cui ormai è unita anche urbanisticamente, si forma un unico agglomerato di oltre 50.000 abitanti formato da una parte alta (centro storico e nuovi quartieri di Fermo) e una parte bassa (con Porto San Giorgio al centro e moderni quartieri litoranei di Fermo, a nord e a sud, per una lunghezza di oltre dieci chilometri sulla costa ).
Le due parti sono ben collegate tra loro da una superstrada e da quattro strade provinciali.
Porto di Fermo, da sempre scalo naturale della città e spiaggia dei fermani, ha ottenuto autonomia amministrativa per la prima volta nel XII sec. (Castel San Giorgio) e, dopo numerosi periodi di riunificazione con Fermo, per l’ultima volta nel 1878 (Porto San Giorgio).
Negli ultimi tempi si torna a parlare di una riunificazione dei due comuni. Quindici anni fa si tenne anche un referendum consultivo. Il recente ripristino di stretti rapporti di collaborazione tra le due amministrazioni comunali ha riproposto all’attenzione la questione della riunificazione amministrativa di due centri che, di fatto, costituiscono da sempre un’unica città.

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