Finché una nascente lista (supponiamo) civica tappezza in lungo e in largo muri e tabelloni della città con costosi manifesti e poster, nulla quaestio. Ognuno è libero di dire, scrivere e sostenere (nonché finanziare) tutto ciò che crede. Lo garantisce la nostra costituzione. Anche quando questi manifesti e poster servono per diffondere urbi et orbi slogan o “messaggi politici� abbastanza ovvi e banali tipo «Per rispondere alle esigenze dei cittadini», oppure «Uniti per lo sviluppo economico e sociale…», ovvero «Riappropriamoci della nostra città», oppure ancora «Per te stesso e per la tua città».
Ma quando la stessa “Lista San Benedetto per San Benedettoâ€?, sul curvone di Via dello Sport, all’incirca in territorio di Ragnola, spara un posterone metri 6×3 con su scritto «Affinché Porto d’Ascoli non diventi un quartiere», allora una qualche preoccupazione potrebbe inquietare il benpensante lettore medio della strada.
Ch’avrà voluto dire la lista animata dal liberale Tablino Campanelli con questa bizzarra proposizione finale (Affinché…)? Significa che Porto d’Ascoli rischia di diventare un “quartiere�? E che vuol dire? Non certo una località di serie B, visto che dai 20 mila e passa abitanti di Porto d’Ascoli negli anni sono usciti fior fiore di sindaci e di pubblici amministratori (di San Benedetto del Tronto) di deputati, di consiglieri e assessori regionali, di professionisti, di imprenditori e chi più ne ha, più ne metta.
Vuole forse intendere che Porto d’Ascoli – magari confondendo la Sentina per una piccola Padania locale – debba abbandonarsi a un indipendentismo da “San Bendetto ladrona�? Ridicolo solo a pensarlo.
Ma ce le immaginiamo le migliaia e migliaia di sambenedettesi che raccogliessero firme per chiedere di riunirsi alla “madrepatria� dato che – per mere ragioni logistico-urbanistiche – sono costretti a vivere in “esilio� nella Zona Ascolani di Grottammare o a Martinsicuro o a Centobuchi? Una battaglia di retroguardia altrettanto ridicola.
Ridicola sì, ma forse non tanto campata in aria. Infatti, a pensarci bene, sembra quasi che lo stravagante slogan della “Lista San Benedetto per San Benedetto� vada a braccetto con quanto il vice-sindaco di Monteprandone, Adriano Bordoni, ha dichiarato al nostro settimanale Riviera Oggi nel numero in edicola: «Credo che questo comune non meriti di rimanere esclusivamente periferia. Dobbiamo pensare ai servizi, alle strutture che servono [sic!] ad una città».
Perché a braccetto? Fino al 1935 la “frazione� di Porto d’Ascoli non era forse lo sbocco al mare del Comune di Monteprandone? È per caso in cantiere una fiera battaglia per ridare ai monteprandonesi la spiaggia perduta 71 anni fa, neanche per bieca decisione fascista ma per popolare richiesta degli stessi portodascolani?
Da lassù, oggi ne riderebbe persino quel gran conoscitore del mondo di San Giacomo della Marca. Quaggiù, per ora bene ha fatto il nostro direttore che su Riviera Oggi ha saggiamente scritto a commento delle esternazioni del vicesindaco di Monteprandone: «Crediamo che far diventare Monteprandone una città senza confrontarsi con l’intero territorio sia un errore gravissimo che va contro la necessità economica e culturale di aggregare tutta la Riviera delle Palme in una realtà unica, magari chiamandola con un nome diverso da San Benedetto». Et de hoc satis.
Intanto ci permettiamo di suggerire un consiglio alla Lista San Benedetto per San Benedetto: quando esterna messaggi politici fra il Torrente Ragnola e il Fiume Tronto, cambi nome, adotti la denominazione di “Lista San Benedetto per Porto d’Ascoli�.

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