SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Imperdibile l’appuntamento del cineforum con “Manderlay” di Lars Von Trier, Danimarca/Svezia 2005. Secondo capitolo della trilogia del regista danese, ambientato in America, il paese delle opportunità. Dopo Dogville, il regista ci trasporta nello stato dell’Alabama presentando una storia di razzismo, repressione e ingiustizia nell’America degli anno trenta. Una lunga ed intensa regia cinematografica iniziata nel 1977 per un totale di 18 film tra i quali “Le onde del destino? 1996, Dancer in the Dark 2000 e il già citato Dogville. Dogville e Manderlay potrebbero essere considerati come un unico film per la perenne disfatta delle comunità umane e il fallimento drammatico della democrazia. Entrambi scavano profondamente nell’anima umana con i propri vizi e segreti. Si vede scomparire la compassione e la pietà appartiene solo al potere più che a sentimenti umani Come dice Dante Albanesi nella recensione di Dogville: “ Per Trier si è buoni fintantoché si è inermi, finché non si hanno i mezzi, l’ingegno, le occasioni, la superiorità economica intellettuale fisica per poter produrre il male. Tra essere gangster criminali e tiepidi cittadini di un paesetto c’è soltanto una piccola differenza di potenziale, il Potere. L’inferiorità costringe alla mitezza. Siamo buoni solo perché siamo deboli?. Teoria forse discutibile, non resta che vedere il film e decidere o no il consenso.

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