STADIO: Bruno Benelli. L’impianto, costruito nel ’66 ed intitolato solo quattro anni più tardi al sindaco della città al momento della sua inaugurazione (scomparve nel ’68), ha una capienza pari a 12.020 posti. Interamente scoperto, tribuna compresa, il settore adibito agli ultras locali è la curva Nord, intitolata all’ex giocatore e capitano del Ravenna Vittorio Mero (al momento della sua scomparsa, in seguito ad un tragico incidente stradale nel gennaio del 2002, militava con la maglia del Brescia), mentre agli ospiti è riservato il settore dirimpetto.
Ambedue le curve sono capienti per circa 2.500 unità e si presentano in maniera poco armonica, in virtù dei lavori di ristrutturazione effettuati nel ’93, in occasione della prima storica promozione dei giallorossi in serie B. In seguito a tale opera di ingrandimento si è passati dai precedenti 8.528 posti ai sopraccitati 12.020. Sotto l’aspetto precipuamente estetico però, come detto, il Benelli ha forse fatto un passo all’indietro: la Nord è stata divisa in cinque settori uguali, ma non molto alti, mentre la Sud è stata ampliata solo per metà; infine, se la gradinata è stata totalmente ingrandita, la tribuna è rimasta inalterata. Il risultato è un mix disarmonico che se pure non presenta più il preesistente fossato, vede convivere strutture in cemento ed altre in metallo.
Prima dello stadio Benelli il Ravenna non aveva mai potuto beneficiare di uno stadio concepito unicamente per il calcio; fino al 1931 infatti i giallorossi si esibivano al campo polisportivo della Loggetta, ufficialmente inaugurato nel ’24, dopodiché si spostarono in un’altra struttura polivalente, la Dorsena. Lo stadio Comunale, intitolato a Bruno Benelli nel ’70, sostituirà proprio quest’ultima e segnerà una data importante nella storia del calcio cittadino.
Per arrivare allo stadio Benelli, sito in via Punta Stilo e distante 4 chilometri dal centro della città e dalla stazione (7 invece quelli che li separa dall’autostrada), per chi sceglie un qualsiasi mezzo privato, dopo aver imboccato l’A14 ed essere usciti al casello di Cesena Nord, consigliamo di proseguire girando a destra sull’E55-SS16. Da lì occorrerà percorrere e superare di volta in volta le seguenti vie: via Savini, viale Saragat, Rotonda Olanda, viale Pertini, Rotonda Lussemburgo, Viale Alberti, via Borromni, via Palladio, via Suzzi, via Marconi, viale Berlinguer.
TIFOSERIA. Senza infamia e senza lode il pubblico che segue le sorti del Ravenna. Da sempre, fra le romagnole, la realtà più tiepida, Ravenna non si è mai distinta per passione e numeri, anche in relazione alla scarsa (o comunque recente) tradizione del club giallorosso. Quest’anno, nonostante il ritorno in serie C1 dopo l’onta del fallimento societario nell’estate 2001, il sodalizio di via Solara ha venduto appena 882 abbonamenti e nelle due gare casalinghe disputate sinora, la gente di fede giallorossa non ha risposto in maniera massiccia: in quasi 5mila all’esordio, ma con oltre la metà di tifosi genoani, e poco più di mille (1.126) nell’ultimo turno al Benelli, al cospetto del San Marino.
Il seme ultras, nella città del mosaico, attecchisce in ritardo rispetto alle altre realtà nostrane. Negli anni Settanta infatti, quando il fenomeno è in una fase di grande espansione, a Ravenna, coi giallorossi impelagati nelle categorie minori della Promozione e dell’Interregionale, non si registra la nascita di alcun gruppo organizzato. Occorrerà attendere almeno un decennio, quando, siamo esattamente nel 1982, fanno la loro comparsa i Supporters Ravenna. Di lì a poco nasce anche il Porky’s Group (1985), tutt’ora presente in curva Mero. Altre entità si costituirono in quei fortunati anni Ottanta, vale a dire i Devils Supporters e gli Sconvolts.
Ma il periodo d’oro per la tifoseria giallorossa coincise, manco a dirlo, con i successi maggiori della compagine romagnola, dunque nel corso degli anni Novanta. Nacque la Fossa Bizantina, che diventò da subito il gruppo trainante dell’intera tifoseria e che di lì a poco venne contornata da una miriade di piccoli gruppetti, tra i quali la Gioventù Bizantina, il Bigfoot Group, il Funky Group, le Screaming Girls, il Nucleo Ribelle, il Gruppo della Madonna e la Brigata Sclerotica.
Nel 1994 gli esponenti di questi ultimi tre gruppi, assieme a quelli della Fossa Bizantina, presero la decisione di riunirsi e di accorpare le diverse piccole realtà che costellavano la Sud sotto la denominazione di Ultras Ravenna, gruppo tuttora saldamente alla guida della Curva Mero.
Tra i gruppi attualmente in auge, oltre agli UR – unitamente ad alcune sue sezioni satellitari quali Solarolo Crew e San Bartolo – e al Porky’s Group, segnaliamo il ritorno dei Viking, gruppo nato nel ’97 e che nel recente passato era rimasto in disparte. Una realtà, quella dei Viking, di assoluto primo piano, visto anche che nel giugno del 2000 seppero organizzare, proprio a Ravenna, il primo raduno Viking Italia, presenziato dai maggiori gruppi nostrani che fanno propria la denominazione Viking, oltre ad una rappresentanza degli Orgullo Viking Real Madrid.
Questa quindi la triade a capo della Sud, una curva che seppure garantisca un degno sostegno canoro tra le mura amiche – attualmente è però in atto una feroce contestazione nei confronti di squadra e società, in virtù degli ultimi, deludenti risultati conseguiti -, non si è quasi mai distinta per presenze numerose in trasferta e per una spiccata vena coreografica, ad eccezione dei due bandieroni copricurva in possesso degli ultras romagnoli: quello su sfondo nero con bande giallorosse e la scritta SPQR e l’altro con la dicitura Ultras.
Registriamo nella tribuna dello stadio Benelli la presenza di Fedelissimi Forza Ravenna, Club Porto Giallorosso, Club Nuovi Cuori Giallorossi e il Centro di Coordinamento.
Infine uno sguardo ai rapporti della curva romagnola con le altre realtà del paronama italiano. Gemellaggi ufficiali e di vecchia data con Cremona e Vicenza; amicizie sentite anche con i ragazzi di Lucca e di Salerno.
Le rivalità più forti sono invece con cesenati e ferraresi. Acredini pure con i corregionali forlivesi e riminesi, nonché numerose altre tra le quali spiccano quelle con trevigiani, padovani, veneziani, anconetani e rosetani – con quest’ultimi, proprio a Roseto degli Abruzzi, nel corso della stagione di C2 2003-’04, scoppiarono degli incidenti che portarono alla squalifica del Benelli.

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