Quali sono le sue considerazioni riguardo la stagione teatrale di San Benedetto, organizzata dall’AMAT e giunta a metà della sua programmazione?
Il bilancio è certamente positivo: un incasso buono, una presenza di pubblico assidua, anche se la platea completa si ha sempre con spettacoli meno impegnativi e più accattivanti.
I dati relativi alle presenze danno 226 abbonamenti, 2.137 spettatori fino all’ultimo spettacolo, con una media di 534 presenze per serata. Abbiamo comunque cercato di creare un cartellone vario, ma sempre valido anche se si tratta di una stagione difficile, dal momento che l’organizzazione è stata fatta durante un particolare periodo politico, con un’amministrazione traballante a causa il passaggio delle incombenze al commissario straordinario.
Sembra che la stagione teatrale sambenedettese proponga negli anni spettacoli simili, soprattutto per la presenza di personaggi famosi o televisivi.. Perché non si fanno proposte alternative e più coraggiose?
Il compito dell’AMAT è quello di coordinare programmazioni teatrali anche in relazione alle proposte o richieste dei vari comuni. In una città dove il ruolo di assessore alla cultura è vacante, non è proprio facile fare delle scelte particolari, anche se bisogna dire che chi se ne occupava precedentemente non era solito cimentarsi in scelte del genere. Bisogna poi aggiungere che nell’impossibilità, per varie ragioni, di creare programmazioni parallele, si è costretti ad offrire proposte che si rivolgano ad un pubblico più ampio, anche se non sempre facili. Posso citare Macbeth che è stato il secondo spettacolo e che, benché non abbia fatto il pienone, ha avuto successo. Lo spettacolo con Alessandro Gassman “La forza dell’Abitudine? di T.Bernhard, uno dei più grandi drammaturghi attuali, potrebbe sembrare facile ad un primo approccio, specie per la fama del protagonista, ma posso assicurare che è uno spettacolo complesso ed impegnativo, sia per i contenuti proposti che per la sua realizzazione; infine l’ultimo spettacolo “Le Intellettuali?, è un testo di alta conflittualità, non proprio facile e di ricerca.
Perché le compagnie teatrali locali, Re Nudo di Cinì o Teatro Aikot di Di Bonaventura non vengono mai coinvolte?
Intanto bisogna precisare che non si può fare una programmazione teatrale inserendo compagnie locali, ma si devono considerare le compagnie nazionali di rilievo.
Le due realtà teatrali locali citate potrebbero essere inserite in una programmazione parallela, come è stato fatto a Porto San Giorgio con “Re Nudo?, insieme ad altri spettacoli alternativi e di ricerca.
Inoltre sia Cinì che Di Bonaventura hanno una loro programmazione ed una attività didattica propria con scuole di teatro. Proposte che, attualmente, mi sembra siano un po’ arenate su programmazioni ripetitive senza un qualche rinnovamento.
La rassegna dei Teatri Invisibili esiliata in altri comuni, Di Bonaventura ospite a Monsampolo… Perché queste realtà culturali si sono allontanate da San Benedetto?
Non siamo forse ricaduti in quel “deserto culturale? che, era stato detto, caratterizzava la nostra città più di 25 anni fa? Un deserto culturale che, modestia a parte, ritengo di aver colmato proprio io con il mio lungo lavoro di assessore alla cultura. Certo una città che non sa offrire altro che le Miss o il Tim Tour, eventi di bieco consumo massificato, non può proprio incoraggiare esperienze alternative che, per il basso seguito elitario, farebbero apparire queste scelte perdenti.
Non crede che a San Benedetto manchino spazi teatrali e comunque un teatro comunale?
E’ certamente una realtà questa, ma il Pomponi è ancora in alto mare e nel pareggio di bilancio ci sono grossi tagli per le spese culturali per il 2006.
Il Palacongressi è inutilizzabile per situazioni logistiche ed errori di realizzazione fatti in passato, pertanto sarebbe forse meglio se l’amministrazione accettasse la proposta del Calabresi di realizzare una multisala di cinema.
Non trova che esista una scarsa collaborazione tra le realtà culturali del territorio? Cosa ne pensa?
Purtroppo l’associazionismo culturale sembra essere finito e non c’è la capacità politica di incentivarlo.
Un esempio di questa situazione è dato dal fatto che non viene fatto assolutamente nulla per la cultura giovanile.
Questo mi sembra veramente grave.
Dopo una lunga assenza dalla scena politica, pensa di riprendere l’attività sospesa?
Non credo, attualmente non ci penso, ma certo non dipende solo da me, bensì da chi ha fatto altre scelte nelle candidature. Per ora faccio politica attraverso le mie attività culturali, che sono le cose che so fare meglio.

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