SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Inizia a fine 2004 la storia recente del Centro agroalimentare piceno di San Benedetto, struttura quasi interamente pubblica di cui il comune è socio di maggioranza relativa con il 43,18% delle quote (3,8 milioni di euro nominali, ma valutate 4,5 milioni nel 2002; insieme alle quote di provincia e regione si arriva ad oltre il 96%. Tra gli altri soci Camera di commercio, Carisap, comune di Monteprandone).
Sul capo dei soci pendeva un mutuo di 15 miliardi di lire per tredici anni, erogato nel 1997 dal Credito Agricolo & Industriale (oggi Delta Banca), capofila di un pool di banche composto anche da Banca Intesa, Banca di Roma e Mediocredito Centrale. Le rate di mutuo risultavano insolute a partire dal 2001, per 3 milioni e 600 mila euro, comprensivi di elevatissimi interessi di mora (192 mila euro per il 2003, 366 mila per il 2004. Il 70% degli interessi ordinari a carico del Ministero delle Infrastrutture), ma non ancora della rata 2005.
L’allora presidente del consiglio d’amministrazione Gianni Balloni, esponente di Alleanza Nazionale, propose – rendendolo noto in conferenza stampa – o di rinegoziare il mutuo, o di vendere almeno alcuni immobili. Strada a suo dire percorribile, quest’ultima, grazie ad una particolare interpretazione del decreto legge 41/86, istitutivo dei centri agroalimentari.
I bilanci del Centro erano in rosso: nel 2003 la perdita era pari a 184.197 euro (fatturato di 1.796.795), nel 2004 a 358.599 (1.724.063). Il 20 dicembre 2004 Balloni licenzia il direttore del Centro Elio Spinozzi, senza avvertire i soci, grazie ad un ampliamento dei suoi poteri votato pochi giorni prima dallo stesso cda, a maggioranza. Il 29 dicembre si dimettono 9 consiglieri su 15. Balloni resta in carica fino al 21 marzo 2005, quando l’assemblea dei soci (d’accordo provincia e regione guidate dal centrosinistra) cambia lo statuto e la composizione del cda, che passa da 15 a 3 membri. Il nuovo cda si insedia il 12 aprile.
Il Centro diventa una “società consortile per azioni?, con vincolo di una maggioranza pubblica. I tre membri del cda sono (ancora oggi) Carlo Cicconi presidente, Algeo Marcozzi vice, Pietro Censori amministratore delegato.
Viene proposto un aumento di capitale di 2 milioni di euro, che però non viene raccolto né da soggetti privati, né dai soci pubblici. Solo una multinazionale americana della logistica si era fatta avanti, ma con la proposta di gestire l’intero centro dopo il 2010.
Nelle prime settimane del 2006 la svolta: vengono venduti gli immobili già occupati dalla Cash & Carry e dalla Sabelli, con la formula del “patto di riservato dominio?, ovvero della promessa di futura proprietà: che avverrà a tutti gli effetti nel 2010, quando il mutuo scade e con esso il vincolo di legge.
Nel caso della Cash & Carry si ricava l’intero importo stimato con perizia giurata: 3 milioni e 750 mila euro. Prezzo ridotto a 3 milioni e 25 mila perché l’azienda aveva già installato a proprie spese tutti gli impianti del magazzino, effettuando in più un ampliamento del medesimo. Unica particolarità è che di questa seconda somma, il 5% circa, pari a 151 mila euro, verrà pagato appunto nel 2010.
Con questi soldi, incassati per la parte detta, i soci hanno pagato gli insoluti, ottenendo uno “sconto? sugli interessi di mora per circa 700 mila euro.
Nel caso della Sabelli, invece, la vendita è in fase di svolgimento. È già stato sottoscritto un compromesso e la ditta ha versato una caparra di circa 100 mila euro. L’immobile, tramite perizia, è stato stimato 1 milione e 730 mila euro, ma visto che l’emergenza era passata, i soci hanno chiesto di più: 1 milione e 900 mila euro. Il contratto, sempre come “patto di riservato dominio?, verrà perfezionato dal notaio entro la fine di marzo: pagamento del 95%, il resto nel 2010.
Gli operatori minori del centro hanno inviato nei giorni scorsi una lettera alla procura della Repubblica sostenendo che si sia trattata di una svendita. Chiedono inoltre di poter avere lo stesso trattamento. Il presidente della provincia Massimo Rossi – che nei giorni scorsi aveva diffuso un suo comunicato stampa – non fa una piega: «dopo il 2010 anche gli altri potranno comprare. Non c’è nessuna preclusione». Giovedì 9 febbraio anche Cicconi, Marcozzi e Censori hanno diffuso un comunicato congiunto, giustificando la liceità delle due vendite.

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