Lei è da molti anni responsabile della Biblioteca di Ripatransone, è un apprezzato conoscitore della storia ripana e presidente della corale dal 1971. Da dove gli viene questa passione per tutto ciò che riguarda la cultura ripana ?
Già a 18 anni mi incuriosivano le pubblicazioni sulla città, sui personaggi e sui musei ripani. Solo dopo la laurea, approfondendo le mie conoscenze, questa passione è “esplosa?. Inoltre, da undici anni sono in pensione e ho potuto dedicarmi con maggior impegno a queste cose, pubblicando anche diversi testi.
Quanto è stato difficile mantenere “viva? la Biblioteca di Ripatransone?
La difficoltà maggiore è stata soprattutto l’impossibilità di accogliere suggerimenti e realizzare migliorie al servizio bibliotecario per lo costante mancanza di fondi. Fortunatamente ora l’amministrazione comunale dispone di mezzi maggiori, potendo attingere a fondi provinciali, regionali ed europei.
È stata inaugurata da poco la nuova Biblioteca comunale. Ripatransone ha nel suo patrimonio librario documenti antichi di notevole rilevanza storica e meno materiale culturale “recente?. Cosa si intende fare riguardo a questo divario?
Sì, per l’appunto è stata aperta questa nuova bellissima sede proprio grazie ai fondi cui accennavamo prima. Dal ’70 al ’75 ero assessore alle finanze a Ripatransone e insieme a Luigino Mozzoni (assessore alla cultura) si pensò di aumentare il patrimonio librario della città. La biblioteca di un piccolo comune, però, non può competere con quelle più grandi se non “specializzandosi?: abbiamo così deciso di incrementare in maniera particolare il settore di storia locale che è ad oggi il più consultato, soprattutto da laureandi provenienti da tutte le Marche. Inoltre, poiché la nostra biblioteca fino a qualche anno fa era carente soprattutto per le pubblicazioni di carattere tecnico-scientifico adesso stiamo potenziando anche questo settore. Certo, i problemi non mancano. Con le nuove tecnologie, in particolare con internet, c’è stata una flessione delle ricerche da parte dei giovani. Ma anche in questo senso si è fatto molto, grazie ai servizi della nuova sede: postazioni internet, sala lettura e tante altre cose.
Da poco è stato riaperto anche il Museo civico. Qual è stato il suo contributo e quali pensa possano essere le difficoltà cui si va incontro.
Nell’ultima fase dell’allestimento della pinacoteca e del museo storico-etnografico la mia partecipazione è stata ridotta perché queste iniziative sono state portate avanti da personale qualificato della sopraintendenza ai beni storici e artistici di Urbino. Quando è servito ho dato consigli soprattutto per le nuove didascalie descrittive che riguardano parte del materiale esposto. Per quanto riguarda i problemi, una difficoltà reale è soprattutto quella di garantire nel tempo una costante e duratura fruizione di questi tesori. Negli ultimissimi anni siamo andati avanti con la mia attività e con quella degli obiettori di coscienza prima e dei ragazzi del servizio civile dopo: ma per garantire longevità a queste strutture c’è bisogno soprattutto di personale qualificato.
Lei è considerato un grande conoscitore della storia di Ripatransone. C’è qualcuno o qualche testo in particolare che l’ha aiutata a coltivare questa sua passione?
Sì, una mia fortuna è stata l’aver conosciuto negli anni settanta il professor Boccabianca, una fonte inesauribile di notizie e curiosità su Ripatransone e sul piceno. Per quanto riguarda i testi, dovrei ricordare soprattutto i libri scritti all’inizio del ‘900 da un medico bolognese che stabilitosi a Ripatransone, Carlo Grigioni, e l’enciclopedia dell’abate Colucci, “Antichità picene?, di circa quaranta volumi, stampati alla fine del ‘700 a Fermo.
Cosa ricorda con curiosità della Ripatransone di un tempo e quali sono le differenze più marcate.
Nel campo dell’economia, dell’occupazione, abbiamo fatto progressi, ma per quel che riguarda l’aspetto culturale c’è stato un po’ di lassismo. Ripatransone ha perso molto della sua antica centralità con lo spostamento della sede del vescovo a San Benedetto del Tronto. Ora, con l’apertura di tutti questi musei le cose possono cambiare: l’attenzione alla cultura e alla storia del nostro comune può conferirci una nuova importanza.
Che ne dice di ricordare qualche personaggio storico che ha fatto grande la città di Ripatransone?
Innanzitutto, direi di ricordare il frate francescano, Giovanni da Ripa, vissuto tra il XIII e il IV secolo, filosofo e teologo alla Sorbona di Parigi. Poi nel XVI secolo Ascanio Condivi, conosciuto soprattutto come primo biografo riconosciuto da Michelangelo. Nell’800 abbiamo un grande musicista, Vincenzo Boccabianca che suonò con Giuseppe Verdi: durante uno spettacolo al teatro di Rimini, il nostro concittadino si comportò talmente bene che il Maestro gli regalò le due bacchette con cui diresse il concerto. Nel ‘900 è il cantante lirico Luciano Neroni, morto nel ’51 a poco più di 40 anni, a dar lustro alla città: protagonista nei maggiori teatri italiani e in alcuni prestigiosi teatri europei, era stato contatto dal Metropolitan di New York per alcuni spettacoli.
Cosa si deve ancora riscoprire della ricca cultura ripana?
L’assessore alla cultura, Remo Bruni, sta già pensando a un altro progetto: un grande patrimonio del comune sono anche le numerose pergamene antiche, che risalgono addirittura al 1200. Nei locali della vecchia biblioteca sarà probabilmente riservato un ambiente per l’esposizione al pubblico di questi preziosi documenti.

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