RIPATRANSONE- Questa mattina nella stupenda Sala Rossa di Rappresentanza del comune di Ripatransone si è parlato di valorizzazione turistica del patrimonio artistico. Un patrimonio che vede Ripatransone giustamente in prima fila, con beni archeologici a partire dall’era dei Piceni e importanti strutture museali e bibliotecarie fra cui la ricca Pinacoteca che nella provincia è seconda solo ad Ascoli e che ospita opere dal 1400 a oggi.
Remo Bruni, assessore per i beni culturali e per il turismo, fa gli onori di casa ai presenti e lancia subito il suo messaggio: siamo fortunati a vivere in un territorio che dispone di simili eccellenze, che però vanno “vendute” bene tramite progetti integrati che fuggano dai campanilismi. Non va inventato nulla, o meglio bisogna reinventare quello che già c’è, investendo su un’offerta complessiva costa-collina. Il nostro futuro turistico passa da qui, altrimenti si perirà sotto i colpi di un’agguerrita concorrenza internazionale. Si è investito negli ultimi anni – Ripatransone ha visto raddoppiare la propria offerta complessiva di posti letto- e si dovrà continuare a investire, per richiamare le fasce giovanili che viaggiano tutto l’anno e conoscono il mondo tramite Internet.
Marco Calvaresi, presidente del Consorzio turistico “Riviera delle Palme”, sottolinea l’urgenza di un piano di integrazione territoriale che metta a sistema il turismo balneare e quello collinare, i prodotti tipici e la destagionalizzazione, sfruttando il vettore della Rete. Un turismo giovane che necessita di strutture ricettive fino ad oggi semi-vacanti, come ostelli per la gioventù e campeggi.
L’intervento di Antonio Giannetti, responsabile del Museo Archeologico di Ripatransone, ha rimarcato con passione la presenza di oltre 30 raccolte museali nella provincia, non meri contenitori di cultura bensì stimoli alla diffusione del sapere su arte e storia. Un patrimonio che deve sfruttare tutti i possibili canali d’informazione e che andrebbe visitato da residenti e turisti tutto l’anno.
Il professor Franco Civardi ha portato l’esempio del Museo Ittico di San Benedetto, di cui è responsabile. Una struttura nata negli anni cinquanta per opera di soggetti privati ai fini di armonizzare il mercato ittico fornendo una nomenclatura condivisa fra gli operatori delle regioni italiane. Oltre 9800 esemplari catalogati con il loro nome scientifico e i nomi dialettali, conservati con nuove tecniche di imbalsamazione che hanno sostituito la vecchia formalina. Una gestione da parte di volontari che ricevono finanziamenti pubblici purtroppo insufficienti, che affrontano problemi logistici e architettonici, che stanno preparando una collana di sei volumi che analizza sinotticamente ogni esemplare della collezione: un lavoro monumentale che nessuno finanzia e che è appena all’inizio. Eppure il museo (www.museoitticocapriotti.it ) è un polo d’eccellenza che riceve mail da Australia e Giappone con domande e richieste di consigli.
Il confronto finale ha visto Calvaresi e Bruni rimarcare la necessità di un efficace coordinamento fra i comuni, puntando sulla nostra cultura. E’ finito il periodo delle mostre con “cultura acquistata da altri luoghi”, deve continuare quel movimento che sta portando i primi incoraggianti risultati: il progetto Museipiceni.it, il protocollo d’intesa per una biglietteria unica, il consorzio turistico come tramite fra i musei dell’interno e gli albergatori della costa. Un sistema economico integrato che, seppur non all’anno zero, deve compiere ulteriori passi avanti per vincere la crisi.

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