Dom Serafini ha sfidato il gelido clima invernale di Montreal (giorni fa nella città canadese i termometri segnavano –14°) per visitare il Centro Italiano “Leonardo Da Vinci? e la redazione del “Cittadino Canadese?, storica testata in lingua italiana del Quebec. Il direttore del giornale, Basilio Giordano, ha intervistato l’esponente italo-americano sui temi e sul programma elettorale della lista indipendente Aiie, nella quale – oltre a Serafini al Senato – spiccano i nomi di Adamo, de Leo e Di Francesco per la Camera dei Deputati.
Questo il testo dell’intervista pubblicata dal “Cittadino Canadese?.
La domanda di partenza è sempre la stessa: perché questo salto in politica?
«Perché sono 30 anni che scrivo di italiani all’estero, che protesto per i loro diritti. Adesso ho deciso di farli valere io stesso personalmente. Nel momento in cui si è presentata quest’occasione con la legge elettorale che consente il voto ai connazionali all’estero, mi sono fatto un’esame di coscienza e ho aperto un mio sito internet per avere, intanto, una “casa? dove poter ospitare tutti i miei potenziali elettori».
Dopodiché si è messo a viaggiare a più non posso…
«Mi son detto: io devo rappresentare tutti gli italiani del Centro e Nord America, allora non posso trascurare nessuno. Devo andare a conoscerli tutti, a Monterey come a Vancouver. E così ho fatto e farò nelle prossime settimane, perché è giusto così. Chi non visitasse tutte le comunità e si rivolgesse solo a quelle di New York, Toronto, Ottawa e Montreal, poi non potrebbe essere preso sul serio…».
Lei ha anche creato una lista indipendente.
«Sì, si chiama “Alternativa Indipendente Italiani Estero? e avrà il vantaggio di non trovarsi in mezzo al fuoco incrociato degli schieramenti, oltre a quello di poter pescare dal bacino degli indecisi che, credetemi, sono tantissimi. Abbiamo già tre candidati per la Camera (due americani: Adamo e De Feo; e uno messicano: De Francesco) e ne stiamo cercando altri due in Canada».
Quali sono gli interessi che lei cercherà di far valere a Roma?
«Un sistema consolare più efficiente, più scuole d’Italiano e più ore d’Italiano nelle scuole estere, poi naturalmente il miglioramento dei collegamenti aerei e la difesa del prodotto italiano dall’attacco di nuovi mercati emergenti, ad esempio quello cinese. Certamente un deputato eletto all’estero non dovrà farsi coinvolgere troppo nelle diatribe e nelle beghe della politica italiana, dovrà invece cercare di spremere del succo per la causa estera anche da stanziamenti e leggi che riguardano gli italiani d’Italia».
Come pensa, una volta eletto, di far valere gli interessi dei suoi elettori, dunque degli italiani d’America?
«Se mi chiederanno il voto per una questione che non c’entrasse con l’estero, io potrò anche darlo, ma a patto che mi promettano un aiuto per un problema che mi sta a cuore e che riguarda i miei elettori della mia Circoscrizione del Nord e Centro America. Insomma, qualcosa dovrò pur sempre “portare a casa?!».
Quanti voti e quanti votanti lei prevede?
«Io prevedo che con 25 mila voti di preferenza si potrà essere eletti e che nel complesso voterà il 30% degli aventi diritto, i quali dovrebbero essere circa 250 mila. Certo, mi rendo conto che sarà difficile convincere gli italiani del Messico, di Los Angeles, di San Diego, di Atlanta o di Miami ad andare a votare. Ma la mia sfida è anche questa. Spero di vincerla».

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