SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Verrà mai costruita la nuova sede della clinica Stella Maris, in via Sgattoni, sul terreno adiacente alla ragioneria, recintato e segnalato da un cartello già da tempo? La domanda che ha avviato ufficialmente l’iter è stata presentata nel 2000, ma i primi contatti con il comune si erano avuti sin dal 1997, secondo mandato Perazzoli. La piccola variante urbanistica è stata definitivamente approvata dal consiglio comunale nel 2005 (l’ex sindaco Martinelli, come è noto, è il ginecologo della clinica).
La regione Marche ha dato parere favorevole al trasferimento dall’attuale ubicazione in via Augusto Murri 1, ma non si è ancora pronunciata sul progetto: è anzi l’ultima autorizzazione mancante, dal momento che dopo questo passaggio l’autorizzazione da parte del comune sarebbe un atto dovuto. Il costo di costruzione viene stimato in circa 10 milioni di euro. Gli oneri di urbanizzazione per il ritiro del permesso di costruire sono stati calcolati in 238.454 euro.
Il progetto della nuova clinica, presentato in comune, è dell’architetto Gisella Fioroni, con studio in via Mario Curzi 62 a San Benedetto, membro della famiglia che detenendo complessivamente 18 delle 120 quote in cui è diviso il capitale sociale è il socio di maggioranza relativa (Alessandro Fioroni è il proprietario di un noto laboratorio di analisi in viale De Gasperi). Secondo socio è la signora Maria Rosaria Fazi di Parma, con 16. C’è poi una serie di altri soci con un numero di quote uguale o inferiore a 6.
Da notare che una lite giudiziaria è in corso tra un membro della famiglia Fioroni e il noto industriale farmaceutico Angelini, che avrebbe comprato quattro quote da un altro socio. Il procedimento nasce dal fatto che ai soci preesistenti non sarebbe stata data la possibilità di esercitare il diritto di opzione, come da statuto. La transazione sarebbe avvenuta la prezzo di 125 mila euro per ogni quota, peraltro un valore molto superiore al prezzo delle precedenti compravendite.
Tornando al progetto, il disegno della nuova clinica prevede uno stabile diviso in due ali, con un seminterrato e quattro piani, per complessivi 5 mila metri quadrati circa. I soci temporeggiano: per ottenere il pronunciamento della regione dovrebbero fornire un “parere di congruità sui requisiti minimi strutturali ed impiantistici? (il rispetto delle norme in materia di barriere architettoniche), come riportato nel decreto della regione Marche n. 19 del 17 maggio 2002.
Cosa aspettano? Semplicemente, i soci esistano per via del notevole investimento richiesto, dubitando di avere un adeguato rientro. A margine di questa che è la causa principale per cui la nuova sede della Stella Maris non viene ancora costruita, qualcuno tra i soci vorrebbe vederla posizionata in un’altra zona della città (i tempi si allungherebbero ulteriormente). Altri storcono il naso sulle modalità stesse della progettazione. Si può concluderne che ancora per alcuni anni la nuova clinica non vedrà la luce.

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