da La Repubblica
ROMA – Luciano Gaucci, dove si trova?
“In terrazza, ho appena fatto la doccia. Qui a Bavaro Beach c’è un caldo umido asfissiante”.
Ancora a Santo Domingo? E lì da 7 mesi, una vera e propria latitanza.
“Macché latitante, sono venuto in vacanza e ci sono rimasto. Ho una bella casa nella zona migliore dell’isola, ho trasferito qui alcuni beni”.
Sa che le hanno arrestato i figli?
“Lo so, sono preoccupato e molto incazzato. Questa è la manovra del signor Geronzi che arriva a compimento. I miei figli non c’entrano niente, hanno voluto colpire me, l’uomo che nell’estate del caso Catania sconvolse il progetto dei signori del calcio. Hanno dato il povero Pieroni con il suo Ancona in pasto ai magistrati, ora fanno fallire Gaucci per rimettere i ribelli al loro posto. Hanno ucciso il calcio, ma continuano a fare i loro affari”.
Un momento, Gaucci. I suoi figli sono accusati di bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere.
“L’arresto era nell’aria e il fatto che siano rimasti a Perugia dimostra che sono puliti. E poi alla bancarotta siamo stati costretti”.
Da chi?
“Da un gruppo di potere il cui burattinaio è Cesare Geronzi, presidente di Capitalia. Ho lavorato per lui, personalmente per lui, per oltre 20 anni. Nelle ultime 4 stagioni le mie aziende hanno pulito i 1500 uffici della sua Banca di Roma. E poi ho fatto avere a lui, a sua moglie e a sua figlia beni di ogni genere per 60 milioni di euro. Altri 25 milioni gli sono arrivati attraverso il Perugia calcio. Ma quando ho avuto bisogno di 15 milioni per pagare gli stipendi dei giocatori Geronzi me li ha promessi, per poi tirarsi indietro nel momento in cui ha avuto certezza che il club sarebbe fallito”.
Affermazioni pesanti che lei fa da questa estate, cioè da quando è scappato a Santo Domingo: ma poi il suo avvocato frena.
“L’avvocato Pompa ha provato a fare i miei interessi fino all’ultimo, ha trattato per ottenere un risarcimento, ma ora non ho più nulla da perdere: tiro fuori il memoriale che ho preparato in questi mesi”.
In quelle pagine si parla dell’affare Nakata?
“Sì, certo, l’ho venduto alla Roma per intercessione di Capitalia. Tre giorni dopo aver incassato i 40 miliardi di lire della compravendita, Geronzi ha preteso, con lettera scritta, che li girassi alla banca”.
Lei aveva debiti con Capitalia, una banca non commette un reato se chiede il rientro.
“Lo valuterà la magistratura se è reato o no: ho dovuto vendere la mia casa di piazza di Spagna. E questo è solo il più famoso di una serie di episodi”.
Dica.
“Per la vendita di Liverani alla Lazio di Cragnotti padrone della Cirio, un affare da 25 miliardi di lire, sono stato costretto a pagare il 15% alla Gea di Alessandro Moggi e Chiara Geronzi. Sono andato personalmente, accompagnato dal mio autista, quattro, cinque volte nell’ufficio Gea al centro di Roma: ogni volta portavo con me una valigetta stipata di contanti. Alla fine, ho versato 3 miliardi e 750 milioni di lire in nero”.
Lei usa la parola costretto, ma in questo calcio c’è stato sempre dentro, mani e piedi.
“Costretto sì, mi hanno puntato una pistola alla tempia: se non davo quei soldi alla Gea l’affare non si faceva. Sono stati loro a far crescere la valutazione di Liverani da 20 a 25 miliardi e poi hanno indicato loro la percentuale della mediazione: intrattabile. Cragnotti neppure lo voleva Liverani. Oggi se non fai quello che dicono loro, i Geronzi, i Moggi, i Carraro, ti spazzano dal calcio. Quello che hanno fatto al Genoa è quello che hanno tentato di fare al mio Catania nell’estate del 2003, solo che io ho speso milioni in avvocati e ho messo a nudo il potere di Carraro. Il presidente federale, che è a capo della merchant bank di Capitalia, ha giurato di farmi sparire, poi non mi ha fatto comprare il Napoli e infine gli arbitri hanno mandato in B il Perugia. Geronzi 6 mesi fa me lo ha fatto sapere da un amico comune: “Ti rovino”. Ma adesso gioco duro io, tiro fuori tutto. I miei figli non li dovevano toccare”.

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