SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Luciano l’Uragano?, ai bei tempi. C’era una città ai suoi piedi, pronta a costruire una statua in suo onore in caso di terza consecutiva promozione, dopo il doppio balzo dal Campionato Dilettanti alla Serie C1. Lo invitavano ovunque: «Presidente, venga da noi, il pesce come a San Benedetto non lo mangia da nessuna parte». Abbracci, sciarpe rossoblu al collo. E quel coro, ripetuto forte al cielo: «Portaci al Del Duca», nella speranza che lui, Big Luciano, riuscisse a far incontrare, dopo vent’anni, la Samb e gli eterni rivali dell’Ascoli.
Ma la vita, si sa, è come una partita di calcio: quando si pensa di aver segnato il gol della vittoria, ecco invece l’autogol che fa cadere a terra.
E così tra San Benedetto e Gaucci l’amore diventò ira: poi di nuovo amore, poi di nuovo ira. Per finire, nell’estate del 2004, quando “Luciano l’Uragano? infiammava la folla di Napoli, mentre la Samb rischiava il fallimento. Adesso la Samb è di un altro presidente romano, Alberto Soldini, subentrato all’interregno Mastellarini-Paterna, mentre il crack finanziario del Perugia Calcio, creatura principe della famiglia Gaucci, ha portato in carcere i fratelli Alex e Riccardo, mentre Big Luciano è irreperibile, forse a Santo Domingo, forse chissà dove, chissà se con la moglie Iris e le figlie Rebecca e Isabelle.
Il fatto ha scosso nuovamente San Benedetto, facendo tornare alla mente, oltre che i momenti di gioia e tensione della reggenza Gaucci, anche i difficili rapporti che intercorsero tra la famiglia romana e la passata amministrazione comunale.
«Per lungo periodo fummo contrapposti – ricorda Domenico Martinelli – Presentarono un progetto che giudicammo incompatibile con la città». Si ricorderà: uso dello stadio per 99 anni, e costruzione di ristoranti, alberghi, discoteche e palestre nell’area interna alla recinzione. Per un volume di metri cubi giudicato eccessivo. «Alla luce di quello che sta accadendo – continua Martinelli – Per noi quella resistenza ha il sapore di una rivincita. Difatti, in quel periodo, Gaucci godeva di grande popolarità a San Benedetto, e opporsi a lui ha significato mettersi contro anche a ciò che la tifoseria pensava in quei giorni».
«Certo, i rapporti con Gaucci furono difficili – conferma l’ex vicesindaco Pasqualino Piunti – Gaucci è stato l’uomo che ha salvato la Samb dopo tanti anni difficili, e non è stato semplice opporsi ad una figura in quel momento data per vincente in città».
Ma il discorso si fa intrigante: fra pochi mesi ci sono le elezioni comunali e il tema-Samb è uno di quelli che, inevitabilmente, finiranno nei programmi politici. Martinelli, candidato sindaco nella lista omonima, afferma che «l’amministrazione comunale accetta ben volentieri imprenditori che, lavorando con la Samb, possono dare impulso alla città dal punto di vista economico e occupazionale». Tuttavia, precisa l’ex sindaco, «se Soldini, con il quale non ho mai ancora parlato, afferma che ha preso la Samb per fare affari, credo che sia partito con il piede sbagliato. Si sa che con le squadre di calcio non si guadagna, e io favorirei in ogni modo, in maniera trasparente e regolare, le sue attività. Ma partire con l’idea di fare affari a San Benedetto credo sia eccessivo».
Sulla stessa lunghezza d’onda Piunti: «Il calcio attuale richiede una forma di collaborazione a vantaggio della città: tutto si può fare in maniera trasparente e onesta. Ma sia chiaro: nessuno può speculare sul nome della Samb».
Martinelli termina anche con le possibili sinergie tra Sambenedettese Calcio e amministrazione comunale: «Nel Piano Regolatore attualmente in itinere, è previsto l’uso di circa quattro ettari di terreno per attività sportive, in zona Fosso dei Galli. Se io tornassi ad amministrare quest’area sarebbe sicuramente adoperata per fare un centro sportivo pro-Samb Calcio». C’è anche un piccolo cono d’ombra, relativo alle trattative dell’estate 2004, che Martinelli svela soltanto in parte: «È vero, demmo il nostro assenso di massima ad alcune richieste di un imprenditore di Brescia interessato alla Samb. Non ricordo il suo nome, ma il suo emissario era l’ex calciatore Ivano Bonetti. Sembravano persone serie e a loro dicemmo che potevano adoperarsi per la realizzazione della cittadella dello sport nell’area Brancadoro. Come, d’altronde, previsto dal Piano Regolatore».

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