Woody Allen saluta New York e sbarca a Londra. Non più i ponti e i grattacieli di una Manhattan sognata in bianco e nero, ma i luoghi aristocratici della capitale inglese, tra l’aria snob di chi frequenta i salotti buoni e gli sguardi di chi si lascia da loro calamitare. Sullo sfondo il Tamigi.
Chris (il bravissimo Jonathan Rhys-Meyers, Alexander) è un istruttore di tennis che si è trasferito da poco a Londra. Si aggrazia la simpatia del rampollo di una ricca famiglia e ne sposa la sorella. Entra in contatto con quel nuovo mondo che si edifica sul lusso, ma finge l’amore solo per conservare ciò che ha conquistato più con la buona sorte che con le capacità personali. “Preferisco essere fortunato che avere talento? è la sua divisa e “Delitto e Castigo? il suo libro. I personaggi che lo circondano non sono migliori di lui, eccezion fatta per Nola. Woody Allen sceglie Scarlett Johansson (Lost in Translation) e si capisce il perché: è raro vedere dei primi piani tanto carnali sostenuti da una voce del doppiaggio altrettanto suadente. Il suo personaggio è l’unico che evolve nel corso della storia o, almeno, così appare agli occhi dello spettatore. Dapprima appare mite e sottomessa, poi diviene il punto di rottura, la femme fatale che spezza gli equilibri di una classe sociale agiata che non ha altro motivo di esistere se non nel preservare e difendere quanto ottenuto sia in termini di ricchezze materiali che di pochezze morali.
Il film sgorga dalla sorgente ispirata di Allen come una commedia, e sviluppa la trama attraverso il dramma e la tragedia, supportato dalle arie di Donizetti, Rossini e Verdi. Il tutto sfocia in un triller con tinte di giallo e noir che sarebbero piaciute molto a Sir Alfred Hitchcook, soprattutto nell’ennesima prova (questa volta riuscita) di ricostruzione di un delitto perfetto. Peraltro la struttura dell’intero film ricorda più le atmosfere subdole a cui ci ha abituato Claude Chabrol, tra donne ammalianti e omicidi inaspettati e imprevedibili.
Allen aggiunge a tutto ciò di già visto quanto è nel suo bagaglio di indagatore degli umani eventi, non senza qualche forzatura. Già, perché il match point del titolo è il momento chiave di ogni partita di tennis. Le sorti della sfida si decidono in pochi attimi e la pallina che colpisce il net ha eguale probabilità di finire in una parte o nell’altra del campo. Cosa muova il destino che sceglie l’una o l’altra direzione non è dato di sapere. Per Woody Allen è solo questione di fortuna.

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