SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Subito un progetto operativo per rendere effettiva la riserva naturale della Sentina, subito la ratifica dello statuto da parte del commissario straordinario del comune di San Benedetto Iappelli»: lo chiedono i Verdi della provincia di Ascoli tramite il loro presidente Pietro D’Angelo e il loro coordinatore a San Benedetto Paolo Canducci, il consigliere comunale del capoluogo Emidio Catalucci (Pdci) e non ultima l’associazione Sentina di San Benedetto (presidente Albano Ferri, vice Sonia Marinucci).
Richiesta che nasce dalla vicenda del sequestro alla Sentina, nei pressi della foce del Tronto, di un’area di 6 mila metri quadrati. Catalucci ne fa una battaglia di legalità e per il rispetto delle leggi. E si dice sorpreso dalla risposta data dal sindaco di Ascoli Celani ad una sua interrogazione (presentata l’8 novembre, discussa in consiglio il 23 gennaio): al sindaco non risultavano gli illeciti da tempo noti al dirigente del settore manutenzione e patrimonio del suo comune, ing. Maurizio Curzi, il quale aveva anche risposto per iscritto all’esposto presentato il 14 dicembre da D’Angelo a sette-enti-sette (procura della Repubblica, corpo forestale, carabinieri, guardia di finanza, sindaco di Ascoli e commissario straordinario di San Benedetto, amministrazione provinciale).
Sequestro operato giovedì 19 gennaio proprio a seguito dell’esposto, dalla squadriglia navale della guardia di finanza. Zona “a tutela integrale? della riserva naturale: divieto di qualunque genere di intervento edificatorio (la riserva è stata istituita dalla regione nel dicembre 2004, lo statuto è stato firmato un anno dopo, il comune di San Benedetto deve appunto ratificarlo).
E invece R.A., 58 anni, affittuario dal comune di Ascoli, “per uso agricolo?, del casolare di via Sentina 13 (contratto quinquennale datato 4 dicembre 2001), aveva allestito ben 14 capanni in legno e cemento per il ricovero di animali (21 cavalli e vari ovini), un deposito “incontrollato? di rifiuti, un’attività di ristoro per deltaplanisti e un maneggio, per un totale di 17 infrazioni urbanistiche, elencate nel rapporto dall’ufficio assetto del territorio, lavori pubblici e tutela ambientale del comune di San Benedetto (relazione del 25 gennaio firmata dal geom. Romeo Capriotti).
L’affittuario avrebbe inoltre recintato la zona e impedito il passaggio su stradine interpoderali di accesso alla foce del fiume. Addirittura si apprestava ad asfaltare una strada, non fosse stato per l’intervento delle fiamme gialle. La guardia di finanza sta compiendo accertamenti anche sugli aspetti fiscali delle attività intraprese.
La prima segnalazione al comune di Ascoli (proprietario dell’area) è stata inviata dall’associazione Sentina il 15 giugno 2005. Ne è seguita una ispezione sei giorni dopo, indi una diffida datata 6 luglio a ripristinare la situazione preesistente entro 15 giorni. Il 28 luglio la pratica è passata all’ufficio legale del comune. L’attesa si protraeva troppo. Quindi l’interrogazione di Catalucci, l’esposto di D’Angelo, la richiesta di proteggere e valorizzare la Sentina, anche con quelle attività, spiega Canducci, che in maniera abusiva venivano svolte fino all’altro giorno nel settore sbagliato della Sentina (la riserva è divisa in tre fasce). Dal 1961 ad oggi, ad esempio, il mare ha eroso quella zona di 175 metri: uno degli antichi casolari è ormai sepolto in mare.

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