*Gentile Direttore, la presente in risposta e commento dell’articolo “Per non essere un popolo di eterni secondi? pubblicato sul vostro giornale. Scriviamo a nome di una Associazione spontanea denominata “Sambenedettesi? che è nota, o almeno si prefigge lo scopo di esserlo, per divulgare e promuovere iniziative propositive per il miglioramento della città di San Benedetto del Tronto.
L’associazione non ha scopi di lucro né fini politici ed è composta da amici delle più diverse appartenenze politiche. Quello che ci premeva chiarire è che l’Associazione sta cercando già da mesi di approfondire questi temi sul blog (www.sambenedettesi.it) che ha inaugurato nel mese di settembre, cercando di dare il suo modesto contributo per una migliore lettura dell’attuale situazione politica e sociale della nostra città.
In particolare siamo convinti che San Benedetto non può continuare a recitare un ruolo subalterno nei confronti delle realtà politiche ed amministrative che la circondano.
Occorre un impulso per rinvigorire la difesa degli interessi legati alla nostra realtà cittadina, soprattutto ora che con la scissione della provincia di Ascoli Piceno si apriranno nuovi scenari politici ed amministrativi.
Ci appare incredibile, infatti, che nessun personaggio politico di San Benedetto all’indomani della nascita della nuova provincia di Fermo si sia posto il problema di identificare e ridefinire il ruolo che la nostra città giocherà nella nuova realtà politica ed amministrativa.
L’analisi di ciò che resta della provincia di Ascoli Piceno non può non indurre a ridisegnare gli equilibri tra le due città, nettamente predominanti, Ascoli Piceno e San Benedetto, e tra queste e le altre.
E non è possibile che il ruolo che dobbiamo recitare è sempre quello dei parenti poveri anche perché se qualcuno non se ne fosse accorto noi siamo i parenti ricchi.
San Benedetto è un centro nevralgico, uno snodo naturale di numerose realtà dell’entroterra e della riviera, anche abruzzese, oltre che una importante località turistica.
Tali prerogative vanno vigorosamente rivendicate. Qualsiasi iniziativa politica, infatti, che non sia solo rappresentanza di sistemi clientelari o ricerca di potere, non può trascurare la valorizzazione delle nostre radici, della nostra identità culturale e delle nostre tradizioni, quale che esse siano, più o meno nobili, e questa operazione non può prescindere da una serena analisi e da una coraggiosa ridefinizione dei rapporti di forza della città di San Benedetto con tutte le realtà amministrative e politiche che la circondano, alla luce della attuale configurazione socio-economica, che è scenario ben diverso da quello che segnò e stabilì gli attuali rapporti.
Una politica che non ha perlomeno questa ambizione, che non si ponga neanche l’obbiettivo di approfondire certi temi, assume le sembianze di una stucchevole disputa di poltrone, ed a questo basso profilo noi non sappiamo rassegnarci.
Ovviamente questa scelta è coraggiosa e ambiziosa e non credo possa trovare un felice esito in poco tempo, ma è fondamentale almeno parlarne, porre il problema.
Per questo, infine, siamo contenti che Sambenedettoggi, l’unica realtà editoriale veramente sambenedettese, con una redazione che 24 ore su 24 affronta le problematiche della città, parli di questi argomenti, perché anche secondo noi è importante che a San Benedetto almeno certe tematiche siano approfondite e trattate, e che le nuove generazioni abbiano la consapevolezza di quale grande forza la città rappresenti.
Solo questa presa di coscienza potrà infatti generare nuove espressioni politiche cha siano in grado di farsi garanti degli aneliti, delle idee e delle potenzialità che la città possiede ma che, ad oggi, non è riuscita ad esprimere compiutamente.
Ringraziandola per l’attenzione che vorrà prestare alla presente lettera aperta la salutiamo cordialmente.
*Gianluca Amadio, Luigi Anelli, Michele Liberati, Bernardo Micucci, Alessandro Parroni, Filippo Squillace dell’Associazione spontanea “Sambenedettesi?

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