NOME: AC MonzaBrianza 1912
ANNO DI FONDAZIONE: 2004
COLORI SOCIALI: maglia rossa con inserti bianchi, calzoncini e calzettoni rossi.
CENNI STORICI: il MonzaBrianza è tra le società più giovani dell’intero panorama calcistico nostrano, essendo nato solo l’anno scorso, dalle ceneri del Monza Calcio. Il 18 marzo 2004 infatti, la società biancorossa, passata tre anni prima nelle mani del duo Belcolle-D’Evant, viene ufficialmente dichiarata fallita, alla luce della pesante situazione debitoria maturata. La messa all’asta del sodalizio lombardo permette all’imprenditore bergamasco Gianbattista Begnini di acquistarlo e di dare vita all’AC MonzaBrianza 1912.
Partito dalla C2, il MonzaBrianza nel corso dell’estate appena trascorsa è stato ripescato in C1 in virtù delle disgrazie in cui sono cadute diverse società di terza serie.
Ma, come detto, il calcio nel capoluogo brianzolo ha radici ben più lontane e radicate. Il 1912 è l’anno nel quale la fusione di due società cittadine, la Pro Monza e la Pro Italia, permette la fondazione del Monza Fbc. I colori sociali sono il bianco e il celeste, che verranno cambiati solo a partire dalla stagione ’28-’29. Da allora permangono il bianco e il rosso; e da allora il club lombardo si fregerà di risultati sportivi assai lusinghieri: ben 38 tornei di B, 4 Coppe Italia di serie C, una Coppa Anglo-Italiana e svariati calciatori di grande avvenire a vestire la maglia biancorossa, quali Pierluigi Casiraghi, Alessandro Costacurta, Maurizio Ganz, Giovanni Stroppa e Anselmo Robbiati.
La prima data da segnare è il 4 giugno 1951, allorquando il presidente Giuseppe Borghi e l’allenatore Annibale Frossi conducono la compagine monzese in serie B; a sancire l’impresa la vittoria esterna (1-0) sul campo dell’Omegna.
Nel ’66, dopo 19 anni consecutivi tra i cadetti il Monza retrocede in C, ma l’anno successivo si riscatta, ritrovando la categoria persa in precedenza grazie al vittorioso spareggio contro il Como. Nell’annata targata ’69-’70 la formazione di mister Radice sfiora addirittura la A, perdendola in pratica alla penultima giornata contro il Varese. Ma è lo stesso una stagione da record per i brianzoli: 11 vittorie casalinghe, 15 totali, una sola sconfitta tra le mura amiche e 19 reti subite nell’arco dell’intera stagione.
Dalla stagione 1972/73 alla guida della società arriva uno dei presidenti più amati, Giovanni Cappelletti, il cui carisma però non basta ad evitare la retrocessione in C, dove i biancorossi restano tre stagioni, conquistando peraltro due Coppe Italia di terza serie: una il 29 Giugno 1974 al ‘Porta Elisa’ di Lucca, contro il Lecce, e l’altra il 29 Giugno 1975, avversario il Sorrento.
La cadetteria viene riconquistata nella stagione ’75-‘76 con ben cinque turni di anticipo e con 12 punti di distacco dalla seconda forza del torneo, la Cremonese. Annata fortunata quella, perché il Monza si aggiudicherà anche la Coppa Anglo-Italiana superando il Wimbledon.
Seguono altri cinque tornei in B, di cui due – quelli datati ’76-’77 e ’78-’79 – vissuti addirittura tra le prime della classe e ci riferiamo in particolare all’ultimo dei due citati, quando il Monza si gioca la massima divisione nello spareggio di Bologna contro un Pescara sostenuto da quasi trentamila tifosi.
Nell’80 la poltrona presidenziale passa a Valentino Giambelli, il quale, come il suo predecessore Cappelletti, appena insediatosi vede la squadra retrocedere. Il purgatorio dura però solo un anno. Quattro tornei cadetti, poi, di nuovo in C1 nell’86. Il ritorno al piano superiore nell’88 con Piero Frosio alla guida di un Monza che si concede il lusso di mettere in bacheca anche la terza Coppa Italia di C (2-1 al Palermo).
Ennesima altalena per i biancorossi: due campionati cadetti, cui ne fanno seguito altrettanti in terza serie (fatale è lo spareggio contro il Messina il 7 giugno 1990). E’ anche l’occasione per alzare al cielo la quarta Coppa Italia; è sempre il Palermo ad avere la peggio in finale.
Nel ’92 promozione in B, stavolta guidati dall’estro di ‘Spadino’ Robbiati. Due anni dopo si ritorna mestamente al piano inferiore. Nel ’97 il patron Giambelli stringe un accordo di collaborazione con il Milan; da più parti questa operazione viene vista come la trasformazione del Monza in società satellite. Fatto sta che quell’anno i brianzoli riguadagnano la serie cadetta, dove rimarranno quattro anni. Nel 2001, dopo il passaggio di consegne da Giambelli al duo Belcolle-D’Evant, iniziano i problemi economici per il club lombardo. Segue un’altra retrocessione, stavolta in C2. Due annate in quarta serie, dopodiché si giunge alla storia recente, ovvero al citato 18 marzo 2004.
STADIO: Brianteo. Iniziato a costruire nell’82, ma terminato solo quattro anni più tardi, venne inaugurato il 28 agosto 1988, in occasione della partita valevole per il girone eliminatorio di Coppa Italia – il Monza era reduce dalla promozione in B – al cospetto della Roma di Nils Liedholm (vittoria 2-1 per i locali).
I ricordi più belli dei tifosi biancorossi sono però legati allo stadio Comunale Gino Alfonso Sada – una capienza pari a circa diecimila posti – il quale ospitò il Monza per 43 anni. L’ultima partita che vi venne disputata è datata 11 giugno 1988: quel giorno i brianzoli alzarono al cielo la quarta Coppa Italia di serie C cui può fregiarsi il club lombardo.
L’attuale impianto, bello e funzionale, appare assolutamente spropositato alle potenzialità del pubblico biancorosso, anche se va tenuto conto che quando venne costruito il Monza era reduce da tante stagioni cadette e, soprattutto, vantava numeri ben più corposi degli attuali: negli anni Settanta e Ottanta infatti al Sada si potevano contare anche 5-6.000 persone che, se paiono poche in relazione ai 120.000 abitanti del centro brianzolo, assumono una valenza assai superiore se paragonati ai 1.000 scarsi delle ultime quattro stagioni (tre in C2 ed una in C1).
Capiente per 18.568 posti, di cui 8.327 coperti – la tribuna ed i distinti; scoperte invece le due curve, la Sud, quella occupata dai sostenitori di casa, e la Nord, adibita alla tifoseria ospite – il nuovo Brianteo, come si diceva, equivale alla classica cattedrale nel deserto, in virtù dei numeri piuttosto scarni dei tifosi biancorossi. Curiosità: il numero di spettatori più alto fatto mai registrare dal pubblico monzese se lo contendono proprio la citata gara di Coppa Italia contro la Roma, che tenne a battesimo il nuovo impianto, e la partita promozione (in B) del 31 maggio contro il Chievo Verona; in entrambe le occasioni venne abbattuto il tetto delle diecimila presenze. Il dato di abbonati più consistente venne invece fatto registrare in quella stessa annata con 2.642 tessere vendute.
Infine: la media spettatori più alta nella storia del Monza calcio risale alla stagione ’76-’77 – 6.844 – quando la matricola biancorossa sfiorò la serie A.
Monzello: dopo continui cambiamenti il Monza ha trova la sua ‘casa’ presso il Monzello, un centro sportivo all’avanguardia, dove i biancorossi hanno la possibilità di allenarsi dal ’92, con campi di allenamento, tribune, spogliatoi, palestra, uffici e centro direzionale.
CITTA’: i suoi 120mila abitanti fanno di Monza il terzo centro più grande della Lombardia dopo Milano e Brescia e il più importante polo economico, industriale e amministrativo della Brianza. La stessa Monza deve la sua fama internazionale all’Autodromo Nazionale, teatro del Gran Premio di Formula Uno. Segnaliamo peraltro che la città brianzola lo scorso agosto è stata scelta, pur essendo in lizza con città quali Sydney, Cancun e Shanghai, per ospitare il World Cyber Games Grand Final 2006, ovvero un festival mondiale di computer e videogiochi che si tiene dal 2000. Monza sarà la prima città europea ad ospitarlo.
La storia di Monza affonda nella notte dei tempi. Le testimonianze archeologiche consentono infatti di individuare i primi nuclei abitativi della città lungo le rive del fiume Lambro, sicuramente una stirpe celtica che subì il processo di romanizzazione intorno agli anni 50 a.C., quando Cesare iniziò la sua politica di espansione.
Monza divenne, per la sua posizione geografica, un vicus romano popolato da gente dedita alla pastorizia all’agricoltura e alla pesca. Il periodo romano è testimoniato, come nel resto dell’Europa, da grandi costruzioni civili: ponti, acquedotti e strade. A Monza venne edificato in questo periodo il maggior ponte della Lombardia, si tratta del Ponte di Arena che era lungo 70 metri e largo 4, composto da sette archi ribassati realizzati in cotto e serizzo, oggi sostituito con il Ponte dei Leoni.
Durante il periodo di Teodorico la città di Monza venne scelta quale residenza estiva e sede del “palatium magnum” dell’imperatore.
Con l’avvento dei longobardi la città visse un periodo di grande splendore sotto tutti gli aspetti. Raggiunse l’apice con la regina Teodolinda che fece di Monza il centro politico, culturale e religioso più importante della Lombardia. Promosse infatti, grazie agli accordi con Papa Gregorio Magno, la diffusione del Cattolicesimo contro l’Arianesimo Longobardo.
Sotto il regno dei Franchi Monza continuò a svilupparsi e a progredire; mentre con l’avvento di Berengario I, re d’Italia e Imperatore, divenne patria del regno d’Italia “Est Sedes Italiae Regni Modoetia”, questo perché Berengario fu il primo imperatore a farsi incoronare con la famosa Corona Ferrea dando così l’avvio ad una tradizione che si è protratta sino al 1838 con l’incoronazione di Ferdinando I d’Austria, ornando il capo fra gli altri a Federico il Barbarossa, Carlo V e Napoleone.
In epoca comunale Monza divenne la città prediletta del Barbarossa.
Nei primi decenni del 1300 Monza fu soggetta alle lotte intestine fra le famiglie milanesi Torriani e Visconti, ed è proprio a scopo difensivo che vennero erette le mura della città, abbattute nell’ottocento, e il castello.
Con l’avvento degli Sforza, fra il 1447 e la prima metà del cinquecento, nonostante le continue lotte e una pestilenza, Monza, artisticamente, culturalmente ed economicamente continuò a progredire. Fra la prima metà del cinquecento e la prima del seicento, Monza, come il resto dell’Italia, subì la dominazione spagnola divenendo dominio della famiglia dei De Leyva alla quale appartenne anche la monaca di Monza.
Se per la Spagna questo venne considerato il “siglo de oro”, non così si può dire per Monza che subì una pesantissima pestilenza e il conseguente impoverimento della popolazione.
Con il dominio della famiglia di banchieri milanesi Durini, iniziato nel 1648, la città incominciò a rifiorire sia economicamente che nell’architettura civile ed ecclesiale, ricordiamo l’oratorio di San Gregorio, la villa Prata in via Lecco, la villa Mirabello, il Ponte delle Grazie Vecchie. La vera e propria rinascita avviene nel 1706 con l’avvento degli austriaci, che permette lo sviluppo dell’artigianato e dell’agricoltura. Il settecento è anche il secolo della fioritura delle ville monzesi; fra tutte spicca Villa Reale, bellissimo esempio di architettura neoclassica, che fu costruita nel 1777 per volontà dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria la quale volle regalare al figlio Ferdinando d’Asburgo Lorena e a sua moglie Maria Beatrice Ricciarda d’Este una residenza estiva degna del loro rango e paragonabile alla reggia di Versailles.
E’ inserita all’interno del Parco di Monza ed è circondata da 40 ettari di giardini all’inglese e all’italiana, progetto questo realizzato dall’architetto Canonica su disegni iniziali del Piermarini. All’interno della villa si trovano, oltre agli appartamenti reali anche la Cappella Reale, il Teatrino, la Rotonda affrescata da Andrea Appiani, il Serrone, attuale sede museale, e la scuola d’arte che ha preso il posto del glorioso ISIA.
L’ottocento significa regno di Napoleone, ma significa anche riconversione d’uso di parecchi edifici a carattere religioso. Nel 1816 Monza viene dichiarata ufficialmente “città” per decreto e questa città venne decantata da Mosè Bianchi attraverso le sue opere.
Il progresso è scandito nel 1841 da ciò che all’epoca ne era considerato un simbolo: la ferrovia Milano-Monza, la prima costruita nel nord Italia. Gli altri simboli del progresso sono le strade, costruite soprattutto verso la Svizzera, che indicano l’importanza che viene data allo scambio commerciale con il Nord dell’Europa.
Monza è all’avanguardia anche in campo sindacale nasce qui infatti la prima Camera del Lavoro d’Italia.
Nel 1878 divenne Re d’Italia Umberto I e mantenne quale sua residenza estiva e di campagna la Villa Reale, fu proprio a Monza lungo il vialone antistante la villa che Re Umberto I venne ucciso il 29 luglio del 1900
Notevole è l’architettura liberty presente nella città, i motivi floreali erano spesso formati da margherite in onore della Regina Margherita.
Durante il ventennio fascista l’assetto urbano del centro di Monza venne modificato: al posto dell’immensa piazza del Mercato venne costruito il Palazzo Municipale. Nel 1922 venne costruito l’Autodromo, grazie al quale oggi Monza è conosciuta in tutto il mondo. Architetti famosi si sono cimentati negli anni 50/60 nella costruzione di edifici moderni e razionali : Giò Ponti, Griffini e Montagni, Mangiarotti, Caccia Dominioni, Fredi Drugman e gli architetti Faglia, Terzaghi e Magnaghi che nel 53 costruirono un intero quartiere per l’INA Casa.
Diversi potrebbero essere gli itinerari turistici consigliati, iniziando dal centro storico, che oggi è chiuso al traffico ed offre moltissime attrattive culturali quali il Duomo, il Museo, molte Chiese, l’Arengario, il Palazzo Comunale, il ponte dei Leoni, l’ex Telerie Frette; spostandoci verso il Viale Brianza troviamo il Parco, il fiume, le ville, le cascine, i mulini la Villa Reale e l’Autodromo.
E prima di lasciare la città vale la pena una sosta alla Pasticceria Vecchia Monza, uno dei locali storici a pochi passi dal Duomo, che produce migliaia di tipiche pinze, chiavi, bulloni e in genere oggetti che celebrano la tradizione metallurgica delle aziende locali in puro cioccolato.
TIFOSERIA: fra le più risicate dell’intera serie C. E se Lumezzane, Pizzighettone e compagnia hanno per lo meno la scusante di non poter vantare un bacino d’utenza di una certa consistenza, Monza non può dire altrettanto, visto che con i suoi 120mila abitanti è la terza città della Lombardia. A parziale discolpa la vicinanza con il capoluogo meneghino che di certo attira molti monzesi che tifano, o simpatizzano, Milan e Inter.
Eppure il Monza Calcio vanta una tradizione di rilievo. Eppure un tempo la situazione non era così deprimente, visto che negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta le scalee del Sada erano più gremite e soprattutto il pubblico decisamente più caldo. Il disamoramento è stato graduale, a partire dalla seconda metà del Novanta sino a toccare l’apice nelle ultime stagioni.
Le cose non vanno meglio nemmeno in ambito ultras (della serie: pochi in casa, ancora di meno in trasferta), nonostante le radici del fenomeno affondino verso la metà degli anni Settanta, con la nascita del Club Ultras Monza. Di lì a poco nasceranno anche le Brigate Biancorosse, il Commandos Tigre, gli Eagleas Monza, Vedano Erotica e Fossa Arditi.
Negli anni Ottanta il gruppo portante diviene la Gioventù Brianzola, una delle migliori entità del panorama biancorosso. La storia del tifo monzese è comunque contrassegnata anche da altri gruppi che nel corso degli anni si diedero da fare per sostenere il Monza, vale a dire Rangers, Legione d’Assalto, Red & White Warriors, Wild Kaos, Libertà Korps, Gruppo Avvinazzato, Monza Metallica, Irriducibili, Inferno Biancorosso, Kids e Fronte Brianzolo.
Attualmente le redini della curva sono passate al Sab Ultras Monza – simpatico acronimo di “Sempre al Bar? – nato nel ’94 e affiancato da gruppi minori quali le Monelle Biancorosse (’97) ed i Monelli per caso (’99), posizionati però nei distinti. I Sab tentano di portare avanti la gestione del tifo tra le mille difficoltà che si possono immaginare in uno stadio con più di 18mila posti (i mille in media sono praticamente un ago in un pagliaio) e, soprattutto, in una città piuttosto tiepida nei confronti della squadra locale. La passione e la costanza con la quale i Sab seguono le sorti del MonzaBrianza merita insomma rispetto.
Precisiamo inoltre che la curva dovetrovano posto i sostenitori locali, ovvero la Sud, è stata intitolata all’ultras biancorosso Davide Pieri, scomparso nel ’98 in seguito ad un tragico incidente stradale.
Capitolo amicizie e rivalità. I Sab sono gemellati con i triestini e i foggiani, coi quali nacque questo splendido rapporto sul finire degli anni Ottanta. Un rapporto di amicizia esiste con i tifosi del Lecco, seppure le rispettive squadre non si siano mai incontrate. Ripetute però le visite reciproche.
Tra le rivalità più sentita sono invece quelle con comaschi e sestesi.

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