MONTEPRANDONE – Una vera e propria lezione sul nuovo papato è stato il “dono? di Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della Sera, alla seconda edizione della festa della stampa cattolica regionale (Unione stampa cattolica italiana, Ucsi), venerdì 20 gennaio, presso la sala riunioni del chiostro del santuario “Santa Maria delle Grazie e San Giacomo della Marca? a Monteprandone.
“I media e la Chiesa: dai gesti di Papa Wojtyla alla parola di Papa Ratzinger? era il titolo dell’incontro, moderato dal giornalista del Tg3 Marche Vincenzo Varagona con la partecipazione del sindaco Bruno Menzietti. Festa poi conclusa con una cena e dedicata a Sabatino D’Angelo, indimenticato giornalista, dirigente Ucsi, morto dieci anni fa.
“Noi non conosciamo ancora Benedetto XVI – ha esordito Accattoli – Egli è un uomo lento, di riflessione, di studio, che non prevedeva di diventare papa, ma solo di tornare in Germania, come aveva chiesto da anni”. Accattoli ha spiegato che dalla consuetudine venivano tutte le condizioni perché Ratzinger non fosse eletto: il fatto che si trattasse di un teologo (e un teologo non viene mai eletto per evitare l’appartenenza ad una scuola), che facesse già parte della curia, e anche che fosse un cardinale tedesco. Ratzinger è stato eletto papa all’età più avanzata degli ultimi 200 anni: solo Pio V, nella seconda metà del Cinquecento, era più anziano, mentre Giovanni XXIII aveva quasi 78 anni, età che invece il nuovo papa aveva superato al momento dell’elezione.
Ma una volta eletto Ratzinger avrebbe deposto gli strumenti del teologo, per porre al centro della sua riflessione, al cuore del proprio pontificato, il tema dell’“incredulità della nostra epoca? e in particolare dei giovani: il problema della fede, oggetto di una serie di citazioni riferite dal giornalista. Per esempio questa, sulla necessità di “accettare di essere attraversato dall’angoscia di ciò che oggi parla contro la fede?. E l’altra, in risposta a chi gli chiedeva che fare contro questa incredulità: “io non lo so?, parole che racchiudono l’intenzione di perseguire meno governo nella chiesa e più spazio all’opera dello Spirito. Ma non senza l’invito ormai noto ad abbandonare il pensiero debole, il relativismo.
“In realtà Benedetto XVI non aveva un programma pontificale al momento dell’elezione – ha proseguito Accattoli – Ma questa è una condizione feconda, perché i papi hanno compiuto i migliori dei loro gesti proprio quando non avevano un programma e quando come questo papa si trattava di uomini liberi e non di “papi politici?, che dovessero qualcosa ai loro elettori. Non è questo il caso di Benedetto XVI, uomo solitario, appartato, sobrio, di cui possiamo essere sicuri che non compirà molti gesti, né atti clamorosi come Wojtyla?.
Il nuovo papa è dunque secondo Accattoli l’“artefice della parola, uno che potrebbe essere audace con le parole?. E quindi un papa meno “mediale?, dal momento che è più facile mostrare e raccontare gesti che non spiegare i profondi contenuti di un discorso, nonostante la semplicità ormai acquisita dal grande teologo proprio in virtù dei suoi molti studi (fra le altre cose ha diretto i lavori del grande catechismo della chiesa cattolica).
E per questo un papa che se durante i 23 anni trascorsi al fianco di Wojtyla, ne aveva dovuto moderare lo slancio (per esempio nella condanna alla pena di morte, dal momento che Pio IX firmava condanne in tal senso), oggi Ratzinger si sente spronato dal suo illustre predecessore. Mercoledì 25 gennaio, intanto, verrà pubblicato il primo documento del nuovo papa, l’enciclica “Deus charitas est?.

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