GROTTAMMARE – «La mia storia è un po’ come quella di questa città. Avevo abbandonato la politica negli anni ’80, ma, come Grottammare, ad un certo punto ho detto ‘basta’: molti di noi, a partire dal 1994, hanno voluto dare una svolta per ricominciare daccapo. Sento, in questo parallelismo, di rappresentare un po’ lo spirito della città». Parole di Luigi Merli, sindaco di Grottammare.
Il 2006 è appena iniziato. Ma le vogliamo chiedere, piuttosto, come immagina Grottammare fra dieci anni, nel 2016…
Come sempre, il futuro dipende dal mix di scelte pubbliche e private che verranno. Ad ogni modo, fino al 2010 lo sviluppo è delineato dall’attuale Piano Regolatore Generale del 1998, che stabilì in 16 mila la popolazione di Grottammare. Ci fermeremo un po’ sotto quel livello, ad ogni modo.
Qualcuno critica l’eccesso di edificazione degli ultimi anni.
Voglio smentire questo falso mito. Il precedente Prg del ‘76 prevedeva una popolazione di 30 mila abitanti nel 2000, e la costruzione di un milione di metri cubi di edifici. Nel ’98 abbiamo ridotto, come detto, queste ipotesi. Da allora sono stati edificati 180 mila metri cubi. Il tutto rientra nell’obiettivo di mantenere la vivibilità e la sostenibilità di Grottammare, che non può crescere all’infinito, anche se l’appetibilità di vivere qui fa sì che molti acquistino seconde case che restano sfitte d’inverno. Da parte nostra, per evitare questi inconvenienti, applichiamo da anni l’aliquota ICI del 7‰ sulle seconde case (la massima ammissibile), mentre siamo al 4‰ sulle prime abitazioni (la minima possibile).
Torniamo al 2016. Quale sarà lo sviluppo economico di Grottammare?
Dal punto di vista industriale, abbiamo oramai riempito tutti gli spazi utili con l’assegnazione di 11 dei 12 lotti disponibili in zona Valtesino con l’ultimo Pip. Nonostante la crisi, le nostre imprese sono in crescita e assumono. Il futuro dovrà prevedere quello che abbiamo scritto sul nostro programma elettorale, ovvero il coinvolgimento della ‘Città Territorio’ e la creazione di un polo industriale intercomunale nella Valtesino. Altro settore importante sarà il vivaismo, dove abbiamo dei progetti all’avanguardia.
E il turismo?
Dal 1997 ad oggi le presenze turistiche sono raddoppiate. C’è molto fermento imprenditoriale per il prossimo futuro: cito la riapertura dell’hotel a 4 stelle Valentino, gli ottimi risultati del Parco dei Principi, un nuovo residence Costa Azzurra in costruzione, l’apertura di dieci nuove suite, delle iniziative nel centro cittadino.
In passato siete stati critici con San Benedetto riguardo la sua politica sul Consorzio Turistico. Qual è l’attuale situazione?
Noi siamo realisti e consapevoli. Crediamo molto in questo strumento per promuovere l’intero territorio, ed eravamo disposti ad adoperarci per coprire il debito accumulato. San Benedetto deve essere capofila dell’intero settore, ma il Consorzio non può essere San Benedetto-centrico. Dobbiamo recuperare anche Cupra e coinvolgere tutti i paesi dell’entroterra, compresa Ascoli e i Parchi, per far sì che la stagione turistica duri 4 mesi pieni.
Il suo governo è arrivato a metà del mandato. È possibile fare un primo bilancio?
A causa dei tagli economici, abbiamo operato soprattutto attraverso progetti per intercettare dei finanziamenti, con ottimi risultati. Basti dire che abbiamo conservato tutti i servizi sociali, incrementato l’offerta culturale e potuto spendere circa 15 milioni per le opere pubbliche, di cui solo una piccola parte presi dalle casse comunali. Tra i fiori all’occhiello ricordo la variante del complesso scolastico nella zona sud, il progetto dell’area ex Cardarelli a nord, e il terzo centro di aggregazione giovanile. Ma come non accennare ai 61 nuovi alloggi di edilizia popolare?
C’è qualcosa in particolare per cui le piacerebbe essere ricordato?
Verrebbe da dire le opere pubbliche, perché restano visibili nel tempo. Spero comunque di essere ricordato per un contributo complessivo alla crescita della città. Ripetiamo spesso il motto di La Pira, ex sindaco democristiano di Firenze: “Pace e lampadine?. Lampadine perché occorre essere pratici ed efficienti. Pace perché bisogna costruire una collettività solidale e partecipe alla cosa pubblica. E alla fine un bravo amministratore è colui che è capace di sbagliare meno.
Lei parla di una Grottammare meno individualista rispetto a quella conosciuta in passato. Perché?
Dieci anni fa qui c’erano solo le associazioni del Corpo Bandistico e della Corale. Adesso il tessuto sociale è vivo e reattivo, grazie, ne sono sicuro, all’opera svolta con le ultime giunte di centrosinistra. Il successo del Presepe Vivente lo testimonia: l’aggregazione spontanea di 400 persone è un evento eccezionale.
Un pensiero al Grottammare Calcio. La formazione del presidente Pignotti resterà in Serie D?
Io credo e spero di sì. Con l’arrivo del nuovo allenatore Amaolo la squadra si è ripresa. Ho anche notato, in una cena prima di Natale, che il gruppo è unito e motivato. Ce la faremo.
C’è sempre notevole conflittualità con la minoranza di centrodestra. Non c’è modo per creare un clima meno teso?
Purtroppo in Italia si determina sempre un contrasto tra maggioranza e minoranza. Un gioco delle parti che a me non piace, ma per il quale per qualsiasi atto di chi governa c’è sempre una critica a priori dell’opposizione. Noi cerchiamo di decidere le nostre azioni con il confronto con i cittadini, mentre la minoranza, da un anno e mezzo, scrive sempre le stesse cose.
Si riferisce al caso “Fish?: c’è stato un esposto alla Procura di Fermo…
Ma noi siamo tranquilli e sereni, sperando nel corretto lavoro dei giudici.
Forse tutto poteva essere fermato prima, dando la solidarietà al consigliere Marconi in occasione dell’incidente con Mazzagufo…
E chi lo ha detto che è andata così? Io ho avuto due versioni contrapposte della vicenda e non mi ergo a giudice di nessuno.
Sull’Istituzione Povera Costante Maria stiamo svolgendo delle inchieste sul lascito dell’Eredità Ottaviani. La volontà testamentaria è stata rispettata?
A quanto ne so tutto deriva dalla Legge Crispi del 1890, che ha disciplinato la funzione delle IPAB. In base a quella legge lo Statuto degli Enti poteva essere aggiornato a seconda delle esigenze del tempo. Così, nel 1998, il Consiglio Comunale ha chiesto alla Regione Marche la possibilità di modificare lo Statuto dell’Istituzione. La Regione ha quindi dato parere favorevole.
Tuttavia il testamento prescriveva che, in caso di cambiamento dell’istituzione, pur se più favorevole ai poveri di Grottammare, “l’Istituzione doveva intendersi come cosa non fatta?. Le stesse disposizioni erano riferite al caso di permuta o vendita di beni del patrimonio, che in alcuni casi sono stati espropriati…
Quello che posso dire riguardo l’Eredità Ottaviani è che attualmente l’unico ruolo del Comune è quello di nominare due dei cinque membri del Consiglio di Amministrazione. Gli altri tre sono di nomina vescovile. Come si vede, dunque, il nostro ruolo non è assolutamente di primo piano.

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