NOME: Spezia Calcio
ANNO DI FONDAZIONE: 1906. Curiosità: come la Samb ha cambiato lo stemma ufficiale per festeggiare il cinquantenario della prima promozione in B, i liguri, in vista del centenario della fondazione dello Spezia Calcio, hanno mutato il marchio, mettendo da parte l’aquilotto che accompagnava la sigla ASC (che rimane) e riproponendo la forma circolare, in aggiunta ai colori oro.
COLORI SOCIALI: maglia bianca con bordi neri, calzoncini neri
CENNI STORICI. Cento anni esatti di storia per gli aquilotti: il 1906 infatti è la data di nascita dello Sport Club Spezia, primo club della città ligure, fondato dallo svizzero Fritz Hunry insieme ad altri suoi connazionali. La maglia è celeste e il primo goleador della storia risulterà Alberto Picco, morto sul Monte Nero nel corso della prima guerra mondiale; a lui verrà intitolato lo stadio nel 1919, quando lo Spezia approderà in I Divisione. Nel ’20 avviene il cambio di casacca: si passa al bianco.
L’approdo del club bianconero nella neonata serie B è datato 1928-’29. Nel ’35-’36, con la modifica dei campionati, gli aquilotti si ritrovano ancora in C e cambiano denominazione in Associazione Calcio Spezia. Quell’anno vince il torneo e fa il suo ritorno in cadetteria, dove resta sino al secondo conflitto mondiale.
La stagione ‘43-‘44 assume la denominazione di Campionato di Guerra. I Vigili del Fuoco La Spezia (42° Corpo) si aggiudicano la vittoria finale superando formazioni come il Venezia ed il Grande Torino di Valentino Mazzola e conquistando lo scudetto che gli verrà riconosciuto solo nel gennaio del 2002; dopo quasi 60 anni le casacche bianconere possono finalmente fregiarsi di un tricolore che testimonia quell’impresa.
Nel ’51 lo Spezia saluta la B – categoria che sta inseguendo affannosamente da oltre mezzo secolo – ed anzi dopo tre retrocessioni di fila sprofonda in Promozione. Il 18 Agosto 1954 per risalire la china si fonda con l’Arsenalspezia dando vita all’A.C. Spezia-Arsenal; colori sociali: bianco e celeste. Si riparte dalla quarta serie.
Quattro anni più tardi cambia ancora la denominazione in Spezia FBC 1906, recuperando i colori sociali usuali. Si risale di nuovo in serie C, dove si rimane quattro anni.
Le stagioni successive vedono lo Spezia affrontare il campionato di serie D. Dal ‘66 al ‘79 la squadra disputa campionati anonimi, con la sola parentesi del ’68, annata in cui viene sfiorata la promozione. Al primo anno con la nuova formula retrocede dalla C1 in C2, ma risale subito.
La stagione 1980/81 è assolutamente da dimenticare, soltanto 19 punti. Addio C1.
Anche gli anni tra il 1981 e il 1985 sono particolarmente difficili e vedono lo Spezia più volte vicino alla retrocessione. Salvi per un punto nell’83 e nell’84, addirittura ringraziando la classifica avulsa nell’85 quando ben sei squadre terminano a pari punti ultime in classifica.
La stagione 1985/86 vede Pietro Rossetto rilevare la società, ma il neopatron bianconero dopo poco viene arrestato; quasi scontato il fallimento del club ligure che di lì a poco viene ricostituito come A.C. Spezia. Nonostante tutto la squadra riesce a conquistare la promozione in terza serie.
Si arriva alla stagione 1988/89, quando gli aquilotti sfiorano la B; seguono tornei anonimi, fino al ’94: play out e retrocessione. Ma in estate il sodalizio ligure viene ripescato.
La C2 si materializza tre anni dopo, nel ’97: i bianconeri concludono il campionato all’ultimo posto. L’anno dopo sarà ugualmente amaro, visto che la promozione sfugge nello spareggio al cospetto dell’Arezzo.
Dal ’99, in seguito al passaggio della società nelle mani di un gruppo di imprenditori milanesi (Zanoli, Trevisan, Viganò e Rocci), si alternano campionati assai ambiziosi che portano prima al ritorno in C1 – stagione ’99-2000 – e poi a sfiorare la B nelle due stagioni subito successive. I bianconeri cedono il passo rispettivamente a Como e Triestina.
Nell’estate 2002 altra novità in seno alla società: il presidente dell’Inter, Massimo Moratti, rileva il 30% delle quote sociali rimediando così all’uscita di alcuni dei soci storici quali Trevisan e Vigano. Ma i tre campionati che seguono non sono fortunati, con gli aquilotti che restano ai margini della griglia play off.
Risale allo scorso maggio la soddisfazione forse più grande nell’ultimo mezzo secolo per i tifosi degli aquilotti, vale a dire la conquista della Coppa Italia di C nella doppia sfida contro il Frosinone (0-1 al Matusa e 1-1 al Picco).
Infine lo scorso luglio l’imprenditore reggiano Giuseppe Ruggieri acquista dall’Inter il pacchetto di maggioranza delle azioni dello Spezia, diventando così ufficialmente il 55° presidente del club ligure.
STADIO: Alberto Picco. Uno stadio che è parte integrante del tessuto sociale spezzino. I tifosi gli sono assai affezionati; dal lontano 1919, anno della sua inaugurazione – per l’occasione amichevole di prestigio contro la Juventus – l’impianto bianconero ha vissuto, al fianco dello Spezia, mille battaglie. Più volte squalificato – la prima risale alla stagione targata ’22-’23, a margine di un infuocato Spezia-Genoa avvennero violenti scontri tra le opposte tifoserie; stop di un anno per il Picco – è uno stadio piccolo, appena 10.150 la capienza, ma dove si può vivere al meglio la partita, alla luce della poca distanza che intercorre tra gli spalti ed il terreno di gioco. Storicamente è sempre stata grande la partecipazione del pubblico spezzino, propenso a riempire le scalee del piccolo stadio di viale Fieschi (anche l’anno passato, nonostante il torneo in tono minore degli uomini di mister Dominissini, 3.353 di media).
Tribuna e distinti, settori entrambi coperti, hanno una conformazione molto britannica, mentre la curva Ferrovia, il cuore pulsante del tifo degli ultras bianconeri, rimanda vagamente alle curve dello stadio Velodrome di Marsiglia per via della forma a mezzaluna. Il settore adibito agli ospiti è invece la curva Piscina.
CITTA’: La prima notizia scritta circa l’esistenza del “Territorio di Spezia? risale al 1224. Fino alla metà del secolo XIV dipende dalla Podesteria di Carpena, antico borgo posto sulle prime alture alle spalle del Golfo. Eletta poi a Podesteria dal Doge di Genova, Simon Boccanegra, Spezia costruisce, alla fine del secolo XIV, la prima cinta di mura, e ricostruisce il Castello di San Giorgio sui vecchi resti. Alla fine del secolo XV la nuova Podesteria si ingrandisce sulla Lunigiana marittima, e sulla Valle del Vara a seguito della distruzione del Castello e del borgo di Carpena, operata dagli abitanti di Spezia aiutati dai Genovesi. Da questo momento, la città attraversa un lungo periodo segnato da alterne vicende politiche e militari, legate anche alla presenza in Italia degli eserciti spagnolo e francese e alle frequenti scorribande dei corsari barbareschi nei centri costieri.
Solo alla fine dell’epoca napoleonica (1814) La Spezia, passata con tutta la Repubblica Ligure al Regno di Sardegna, inizia il suo sviluppo, con i primi collegamenti viari importanti e la successiva costruzione, voluta da Cavour e realizzata fra il 1862 e il 1869 su progetto di Domenico Chiodo, dell’Arsenale Militare, già pensato da Napoleone per la particolare conformazione del Golfo e la posizione strategica. Ecco così segnato il destino della città, che conosce un rapido incremento demografico dovuto all’immigrazione di lavoratori e militari da molte regioni d’Italia: in meno di vent’anni, gli abitanti passano da 11.500 a 31.000.
Fra la fine del secolo XIX e la 1 Guerra Mondiale, si insediano a La Spezia grosse fabbriche, che accompagneranno, come l’Arsenale, la storia recente della città. In essa si sviluppa, da quegli anni, una vivace vita economica, politica e sociale. A causa della collocazione geografica e degli insediamento bellici ed industriali, La Spezia subisce pesantemente il disastro della Seconda Guerra Mondiale (segni di bombardamenti sono ancora visibili nel centro storico).
La Spezia oggi sfiora i 100mila abitanti, è il capoluogo più orientale della Liguria, il primo porto italiano per importanza militare ed il terzo per il traffico dei container. E’ adagiata sul fondo di uno stretto golfo, a una maglia di vie ordinate, frutto di una crescita pianificata che risale alla metà del secolo scorso.
Le risorse principali dell’economia delle città sono le industrie (cantieri navali, industrie metalmeccaniche, ferroviarie, tessili, chimiche, alimentari) e il porto mercantile che alimenta un importante movimento commerciale.
Da vedere il Castello di San Giorgio, il Castello di Coderone, il “MAL“, museo Amedeo Lia, il Museo Civico, il Museo Navale. Sono inoltre degni di nota: il lungomare e i giardini pubblici; la Chiesa di Santa Maria Assunta ( Piazza Beverini); la Chiesa di N.S. della Neve (V.le Garibaldi); la Chiesa N.S. della Salute (Piazza Brin); la Pieve di Marinasco; la Pieve di San Venerio; splendidi panorami si possono ammirare dai Colli, dalla strada litoranea e da Isola; interessanti i borghi antichi di Biassa e Campiglia. Infine, last but non least come direbbero gli inglesi, segnaliamo le celebri Cinque Terre, vanto della provincia spezzina, meta da sempre di turismo internazionale. Il viaggio attraverso le splendide località delle Cinque Terre inizia con l’uscita autostradale di Brugnato, quindi superando Borghetto Vara, Pignone si arriva a Monterosso, primo dei cinque piccoli borghi. Accoglie il turista la statua del Gigante, un Nettuno appoggiato alla scogliera. E poi Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. Queste ultime località sono unite dalla famosa Via dell’Amore, un sentiero che corre sul mare. E per gli amanti del buon vino una specialità unica: lo sciacchetrà ricavato dai fitti vigneti che caratterizzano le zone. Prodotto in quantità limitata è un “bianco” da veri intenditori.
TIFOSERIA: tra le migliori del C1/A, quella spezzina, seppure il capoluogo ligure insegua la B dal lontano ’51, si è sempre contraddistinta per passione e attaccamento alle sorti dell’aquilotto. Nonostante la regione offra validissime alternative – anche questo aspetto va tenuto nel debito conto – quali Genoa e Sampdoria (con i primi in ogni caso esiste una feroce rivalità), i sostenitori bianconeri hanno da sempre seguito con grande costanza lo Spezia 1906.
Se nel passato il tifo, inizialmente posizionato in gradinata – ci si sposterà in curva solo agli inizi degli anni Ottanta – denotava connotati di marcata spontaneità, negli ultimi decenni la curva Ferrovia, cuore del tifo spezzino, ha saputo riorganizzarsi e, soprattutto, mantenersi su livelli di prim’ordine nonostante non siano mai stati ‘aiutati’ dai risultati sul campo.
Si fa risalire la genesi del tifo ultras a La Spezia nella metà degli anni Settanta, quando, sulla gradinata dello stadio Picco compare lo striscione degli Ultras, con impresso al centro un teschio, simbolo molto in voga all’epoca. Correva l’anno 1974 e da allora – il gruppo ha festeggiato proprio l’anno scorso il trentennale, dando, tra le altre cose, alle stampe un libro intitolato “Ultras Spezia 1974-2000 – La nostra vita?, dal quale traspare in maniera nitida il loro essere ancorati ad un concetto ultras ‘vecchia maniera’ – gli US guidano saldamente la curva dello stadio Picco, con il loro striscione, lunghissimo, che ricopre quasi per intero la vetrata del settore (al centro al posto del teschio è comparso l’aquilotto, in aggiunta al motto ?Lotta dura senza paura?), senza soluzione di continuità. Nel corso degli anni si sono sì avvicendate entità minori – Orda Ligure e Eagleas, tanto per fare dei nomi – ma il tifo bianconero si è sempre identificato negli US. Attualmente nella curva Ferrovia troviamo alcune sezioni e diversi sottogruppi quali gli Irriducibili, gli Aficionados, la Vecchia Guardia, i Rebels, la Legére e il Gruppo Elegante.
Da sempre i liguri denotano una discreta predisposizione per le trasferte, specie quelle in casa delle toscane, con le quali esiste una forte rivalità (Viareggio, Arezzo e Lucca), compresa quella coi livornesi, coi quali un tempo era in piedi invece un gemellaggio – marcato d’altro canto l’astio coi pisani, con cui in più occasioni gli spezzini hanno dato vita ad epici scontri; uno dei più esacerbati risale al 2001.
Altre rivalità con Reggiana, Alessandria e, soprattutto, Genoa, un derby che ritornerà a distanza di molti anni. Al contrario esistono dei solidi gemellaggi con parmensi, sampdoriani (il legame è nato nella stagione ’79-’80, nel corso di un match tra i blucerchiati ed il Pisa, rivali comuni), varesotti e savonesi.
Segnaliamo infine che il tifo non ultras è organizzato dal Centro Coordinamento Spezia Clubs, entità che raggruppa gli 8 club di fedelissimi presenti tra città e provincia.

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