La regione si chiama Marche e non Marca e anche nella ristorazione la pluralità è fortissima. Il vertice (c’è bisogno di far nomi?) si trova a nord di Ancona, quindi praticamente in Romagna. Sotto il Conero il tono si abbassa, è un dato di fatto che nessuno può negare.
Perciò è importante il ruolo di questo ristorante, baluardo del gusto in un tratto di costa dove dilaga lo sciatto andante. Basta l’edificio per avere l’impressione del fortino in cui rifugiarsi. E’ l’unica costruzione guardabile nel raggio di molte centinaia di metri.
San Benedetto Bassa (il 99 per cento della città, che la San Benedetto Alta si limita a una chiesa e quattro case) è straordinariamente orrenda, sui giornali parlano a vanvera di vocazione turistica, tutto per qualche palma poco cresciuta e un’estate di famiglie che non hanno soldi per andare altrove.
Venire apposta da Vittorio magari no ma può essere una buona tappa, trovandosi a metà strada fra Nord e Sud, fra Milano e Bari. Somiglia a una vecchia stazione di posta e giustamente dispone di camere, ben insonorizzate per cui si dorme bene anche se via della Liberazione corrisponde alla strada statale n°16. Avete presente i menù in cui i ristoratori elencano i fornitori di olio e di pasta? Bene, qui si comincia citando per nome i motopescherecci del porto di San Benedetto a cui si deve la pregiata materia prima. Per sceglierla, Vittorio si alza ogni mattina prima delle cinque. Al sacrificio del sonno si aggiunge quello del portafoglio, il pesce costa sempre di più essendocene sempre di meno, l’Adriatico non regge allo sforzo di pesca imposto dall’ittiomania dello sterminato ceto medio italiano, solo qui a San Benedetto a forza di reti vuote i motopescherecci sono passati in soli dieci anni da 130 a 70 e le lampare, le poetiche lampare, da 23 a 10.
Capito il motivo per cui la ristorazione ricorre massicciamente all’allevato e al congelato? Chi serve il fresco e solo il fresco merita mille elogi. Un cavallo di battaglia, la trippa di rana pescatrice, stasera non è disponibile, semplicemente perché stanotte la bestiola non ha usato la cortesia di farsi acchiappare. E allora le mezze maniche alle frattaglie di mare si faranno con altre specie, e va bene così. Nella lunga teoria di squisiti assaggi, tutti serviti in piatti tondi che compensano qualche dettaglio kitsch degli ambienti, svettano: 1) il gamberetto su crostino integrale con rosmarino, guanciale e vino bianco; 2) il brodetto alla sambenedettese (pesci, crostacei, peperoni…), perfezionato confezionandolo in cartoccio di alluminio che una volta srotolato sparge sulla tavola profumi paradisiaci; 3) il sorbetto di limone, liquido, poco zuccheroso, rinfrescante davvero. Il tutto armoniosamente accompagnato dai vini Cocci Grifoni: Passerina e Pecorino.

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