La celebrazione della “rinascita? è un fenomeno universale ed è sempre correlata alla storia e alla tradizione di un popolo, il quale in base al proprio contesto sociale e culturale ha stabilito, a posteriori, una data convenzionale, caratterizzata da un avvenimento di particolare importanza.
Il termine anno deriverebbe da an, come scrive Alfredo Cattabiani: “Secondo Gaio Ateio Capitone gli antichi Romani solevano usare la particella an per circum, intorno, come è anche testimoniato da un passo delle Origines di Catone dove si dice: “arator an terminum? ovvero “si ari intorno al confine?. Da an è derivato l’arcaico annus con il significato di circolo, e annulus, anello. Annus è dunque l’anello del tempo, il moto circolare che non è solo un’immagine poiché la terra gira realmente intorno al sole…?. Come emblema del divenire del tempo con il suo costante moto circolare, si può immaginare un serpente o un drago, che si morde la coda. Tale immagine, infatti, ricorda il mitico Ouroboros, che nel mondo classico – il termine latino si riferisce indifferentemente sia al serpente che al drago – fu simbolo d’unione tra la sfera celeste e la sfera terrena e quindi l’unione tra gli opposti: in questo caso anno vecchio (la coda) e anno nuovo. Inoltre, in molte culture d’Oriente e d’Occidente rappresenta sia il movimento che la continuità. Anche per San Bonaventura incarnò il cielo e il tempo.
E per poter scandire e quantificare il fluire del tempo, con le sue ore, giorni e mesi, l’uomo si è ingegnato con l’invenzione del Calendario. La parola deriva dal latino “calendarium?, cioè scadenzario, e da “calaende?, che per i Romani coincidevano con il primo giorno di ogni mese.
Si parla di calendari solari, quando essi sono derivati dall’anno tropico, lunari, quando basati sulle fasi della luna, e luni-solari, ovvero quando si riferiscono alla durata dei calendari solari ma in parte sono legati all’avvicendarsi delle lunazioni.
Generalmente, nell’antichità l’inizio del ciclo annuo con il conseguente ordine dei giorni veniva stabilito in base alle osservazioni del cielo o prendendo in considerazione gli equinozi di primavera e d’autunno e i soltistizi d’inverno e d’estate. Presso gli Egizi, ad esempio, iniziava dopo il solstizio d’estate e vi era una stretta relazione con la leggenda di Osiride (dio che incarnava il Sole e il Nilo) ed Iside (simbolo della terra fertilizzata da Osiride); in Persia coincideva con l’equinozio di primavera; nel paese dei Druidi col solstizio d’inverno e all’epoca di Romolo con la stagione primaverile. Il 1° gennaio, data stabilita “arbitrariamente? già dopo la riforma giuliana (46 a.C.), fu reso effettivo solo nel 1567 con un decreto di Carlo IX. Prima “si distinguevano diversi stili a seconda della data adottata per l’inizio del nuovo anno (25 dicembre, 1 gennaio, 1 marzo, 25 marzo, Pasqua) L’uso di questi stili fu all’origine della confusione che si produsse negli scritti pubblicati prima dell’editto di Carlo IX?. Curiosa è l’ipotesi avanzata dal Biémont, che il Pesce d’Aprile probabilmente derivi dal fatto che nell’Île de France c’era l’usanza di festeggiare il novello anno il 25 Marzo e scambiare regali il 1° aprile. L’abitudine dei doni rimase anche dopo l’editto, con l’eccezione però che i pacchi scambiati erano vuoti!
L’anno, invece, veniva conteggiato in base alle periodizzazioni (ere), diverse ovviamente da civiltà a civiltà. Nell’antica Grecia, attraverso un calcolo introdotto intorno al 300 a.C. dallo storico Timeo, si faceva riferimento alle Olimpiadi, che accadevano ogni quattro anni e il cui punto di partenza fu stabilito nel 776 a.C., anno della vittoria di Corebo di Elide (Era dei Giochi Olimpici). Si parla, invece, di Era della Creazione o degli Ebrei (A.M., Annus Mundi, fissato nel 3761 a.C.) per il popolo ebraico; di Era della Fondazione di Roma (ab Urbe condita), che gli storici romani collocano il 21 aprile 753 a.C.
L’Era dell’Egira o maomettana, attualmente utilizzata dai musulmani, ha inizio nel 622 d.C., in ricordo della fuga del profeta a Medina. Questa cronologia fu adottata dal califfo Omar I, che regnò dal 634 al 644 d.C.. “L’era dell’Egira è oggi ufficiale in Arabia Saudita, nello Yemen e nei regni del Golfo persico. Alcuni paesi musulmani come la Siria, la Giordania, il Marocco utilizzano l’era cristiana e musulmana insieme, la prima a scopo ufficiale la seconda per uso privato e religioso?. Per quanto riguarda l’Era cristiana, questa fu introdotta dal monaco scita Dionigi il Piccolo intorno al 530, il quale ipotizzò che Cristo fosse nato il 25 dicembre dell’anno 1- ovvero nel 753 aUc -.
Ma la storia del calendario occidentale è di gran lunga più antica.
Secondo la tradizione, il più antico calendario romano, è da attribuirsi a Romolo. Composto da soli 10 mesi (4 di 31 giorni e 6 di 30 giorni per un totale di 304 gg.), l’anno cominciava a primavera, con il mese consacrato a Marte (Martius), dio della guerra e, come vuole la leggenda, padre dei fondatori della città.
Con Numa Pompilio, secondo re di Roma, il calendario attuò la sua prima riforma. Grazie all’aiuto di Pitagora, furono attribuiti per il nuovo anno 355 giorni, introducendo Ianuaris, dedicato a Giano dio della pace e Febrarius, dedicato a Febro dio dei morti e degli inferi. Poichè a questo nuovo anno mancavano circa 10 giorni ed un quarto per completare l’anno solare (365 d, 5h, 48’, 46.98?), si adottò il sistema delle intercalazioni: ogni due anni veniva inserito un tredicesimo mese di 22 o 23 giorni (tra il 23 e il 24 o il 24 e il 25 febbraio), chiamato Mercedonius.
Ma nel febbraio del 46 a.C., Giulio Cesare introdusse una nuova riforma con l’aiuto di Sosigene, astronomo di Alessandria. Abbandonato quello lunisolare di Numa, preferì utilizzare, come modello, il calendario solare di Eudosso, (astronomo e matematico greco, 406-355 a.C.), secondo il quale la durata dell’anno era di 365,25 giorni. “Sulla base di questa riforma, la durata dell’anno solare era di 365 giorni e 6 ore, e ogni quattro anni si presentava un giorno supplementare. Dal momento in cui nel calendario di Numa Pompilio l’intercalazione avveniva verso la fine di febbraio, per evitare di produrre un cambiamento troppo evidente Sosigene propose di inserire il giorno supplementare come duplicato del 24 febbraio. Questo giorno sarebbe stato il bis sextus ante Kalendas Martias, ossia la ripetizione del 6° giorno antecedente le calende di Marzo, e l’anno così prolungato diventava pertanto bisestile. Cesare, inoltre, stabilì che l’anno sarebbe stato composto di 365 giorni, con un alternanza di mesi di 30 e 31, a eccezione del sestile (nell’8 a.C. divenne agosto) che ne avrebbe contati 31 come quintile (nel 44 divenne luglio, Julius, in onore di Cesare), e febbraio ne avrebbe avuti 28 (o 29, ogni 4 anni)…L’unico difetto del calendario giuliano riguardava la durata dell’anno tropico, considerato di 365,25 giorni: rispetto alla realtà lo scarto è minimo, essendo di circa ¾ di giorno ogni secolo?.
A correggere questo valore fu papa Gregorio XIII (1502-1585), con la bolla Inter gravissimas del 24 febbraio del 1582, che avvalendosi di una esperta commissione (ricordiamo Luigi Giglio, il cardinale Peretti, il matematico ed astronomo Pietro Caconio e il gesuita tedesco Cristoforo Clavio) fissò i punti principali, sui quali verteva la sua riforma. Ovvero, secondo le decisioni già prese al Concilio di Nicea (325 d.C.), l’equinozio di primavera si stabilì canonicamente per il 21 marzo (si consideri che fu l’imperfezione del calendario giuliano a far variare e retrocedere il giorno dell’equinozio). Ma, per rendere possibile questo computo, occorreva togliere 10 giorni dall’anno 1582, “poiché in quell’anno l’equinozio di primavera era caduto l’11 marzo. Si stabilì che il giorno successivo a giovedì 4 ottobre sarebbe stato venerdì 15 ottobre 1582?. Inoltre, stabilito che ogni 400 anni sarebbero stati eliminati 3 giorni (sempre a causa di un eccedenza del calendario giuliano), si decise di mantenere l’anno bisestile ogni 4 anni e che “fra gli anni secolari fossero bisestili solo quelli divisibili per 400, e cioè il 1600, il 2000 e così via?.
Tuttavia, anche il calendario gregoriano presenta difetti ed imperfezioni, sia per il carattere variabile delle feste mobili (ad esempio, Pasqua) sia perché rispetto all’anno tropico risulta più lungo di 0,0003 giorni; ma nonostante ciò rimane ancora oggi il sistema più diffuso, “poiché gli altri (musulmano, ebraico, giuliano-ortodosso, cinese…) sono utilizzati in pratica per fini religiosi?.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 2.766 volte, 1 oggi)