Il 26 dicembre 2004, alle 1,58 ora italiana, uno spaventoso terremoto, con epicentro al largo dell’isola di Sumatra, originò un altrettanto spaventoso Tsunami. Onde alte decine di metri portarono, in un attimo, devastazione e morte. 250 mila furono i morti che si contarono, tantissimi i dispersi, moltissime le città e i villaggi cancellati come i servizi e le infrastrutture. Da quel giorno cosa si è riusciti a fare per far ricominciare la vità?

“Insieme a Don Nello Barboni della diocesi di Jesi, delegato regionale Caritas Marche – spiega il diacono, Umberto Silenzi, direttore Caritas di San Benedetto – abbiamo chiesto alla Caritas italiana di contribuire, con un nostro progetto, a ricostruire, non solo materialmente, Nias, un’isola a 100 chilometri dalla costa di Sumatra. Dopo lo Tsunami-continua Silenzi-là, dove si è verificato in marzo pure un terremoto, tutto è andato perso. Il nostro contributo consisterà nel provvedere alle priorità degli abitanti, quindi case e lavoro. Le imprese edili da noi chiamate assumeranno solo gente del posto che verranno formate affinchè loro possano avviare al lavoro altri e così via.
La Caritas Marche ha raccolto 540 mila euro. Quei soldi verranno spesi anche per costituire piccole cooperative di pesca, di lavorazione della gomma e di coltivazione del cacao. Distribuire soldi, alimenti, vestiti o costruire case non basta-aggiunge Silenzi-quelle persone hanno bisogno soprattutto di essere accompagnate nel loro cammino di ripresa. Abbiamo pensato così di aprire pure un centro pastorale permanente che dedicheremo alla Madonna di Loreto, un punto di riferimento dove si potrà trovare sempre gente in grado di risolvere problemi di ogni giorno.?

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