SESTO SAN GIOVANNI – Mille e duecento tre giorni fa. Altri mille e cinquanta quest’oggi. Chilometri d’amore mal contraccambiati.
Sarà amarissimo il ritorno della cinquantina di irriducibili rossoblu – una trentina quelli provenienti da San Benedetto, i rimanenti giunti dalle vicine Milano e Bologna – che a Sesto San Giovanni hanno dovuto ingoiare l’ennesimo rospo. Eppure loro hanno onorato la trasferta, nonostante il giorno lavorativo, sostenendo, al solito, i propri colori. In maniera assolutamente incessante.
Al seguito i soliti striscioni, vale a dire quello di protesta contro le ultime misure restrittive attuate negli stadi italiani (“Difendi il tuo ideale, lotta per la libertà!?), ‘Cioffi vive’, “Giorgio con noi?, Diffidati e ACAB. Bandierine e stendardi a migliorare la spruzzata di rossoblu data alla porzione laterale del settore distinti dello stadio Breda.
In curva Nord ci sono invece gli ultras biancocelesti. Davvero pochi per la verità. Non più di un’ottantina. Non fanno la loro comparsa gli striscioni di Viking e Ultras ’99, gruppi portanti della curva sestese, sostituiti da una serie di pezze. Ispirazione british anche nel tifo: battimani e cori secchi a ripetizione.
Momento clou, naturalmente, quello che fa seguito al gol dei padroni di casa, dopo appena otto minuti. Non impressionano nel complesso, anche se la valutazione è condizionata dall’esiguità del numero.
Onda d’Urto e soci, manco a dirlo, non mollano la presa; continuano a sostenere la Samb come nulla fosse, agitando bandierine e stendardi, alzando le sciarpe, dando fondo a quel poco di voce recuperata dopo la fatica del Luigi Ferraris.
In campo lo spettacolo è a dir poco deprimente, e quando al termine della contesa mancano una ventina di minuti, i sostenitori rivieraschi danno il là all’ennesima contestazione nei confronti dei giocatori. “Andate a lavorare? il coro più gettonato; presi di mira peraltro Colonnello e Guastalvino.
Al triplice fischio di chiusura dell’arbitro, Martini e soci lasciano il rettangolo di gioco con la testa china e le orecchie che fischiano. Gli improperi dei tifosi li accompagnano fin dentro gli spogliatoi. Giù il sipario.

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