GROTTAMMARE – Miliardi in ballo. Eredità ottocentesche. Cittadini di Grottammare in contrasto con i loro amministratori. Carriere politiche. E poi: un’istituzione povera, suore, un testamento discusso, il ruolo della curia vescovile. Ai due opposti: il comune di Grottammare e il comune di San Benedetto. La storia dell’eredità dell’avvocato Giuseppe Ottaviani, grottammarese, il cui testamento fu aperto il 28 ottobre 1879, è degna di uno di quei film sghembi e ingombri di personaggi e storie alla Fratelli Cohen. Ma tutto è crudamente reale. Seguiteci con attenzione.
1866 – L’avvocato Ottaviani scrive il testamento con cui lascia i suoi beni in eredità alla moglie Amalia e alla sorella, suor Costante Maria, disponendo che, una volta morte, il patrimonio fosse devoluto alla “Istituzione povera di Costante Maria […] mediante una scuola da farsi a ragazze povere coll’opera di tre suore di Carità?.
1879 – Muore l’avvocato Giuseppe Ottaviani.
1976 – Cessa l’attività di istruzione delle fanciulle di Grottammare da partedell’Istituzione povera.
1983 – Le Suore Teresiane lasciano l’istituzione.
1993-94 – La Giunta Lauri invia alla Regione Marche una richiesta di modifica dello Statuto. Risponde il dirigente regionale Paolo Pelosi: “L’avv. Ottaviani […]; stabiliva che, in mancanza di tale scopo, la sua volontà doveva ritenersi come non espressa; disponeva che, al verificarsi delle condizioni espressamente previste, l’Istituzione doveva ritenersi come non fatta ed indicava conseguentemente i destinatari del patrimonio?. Quindi, riferendosi alla modifica auspicata dal Comune di Grottammare, “l’Istituzione si allontanerebbe dallo scopo che il Testatore si era prefisso ed aveva stabilito?. Poco dopo lo stesso Pelosi
sarebbe andato in pensione e, ad una nuova richiesta del Comune di Grottammare (stavolta della Giunta Rossi), la Regione Marche acconsentiva alla modifica dello Statuto (andando, però, di fatto, contro le volontà testamentarie). “È accaduto che i politici si sono sostituiti ai funzionari?, afferma il grottammarese Pier Luigi Mecozzi.
Il sindaco Rossi, ad ogni modo, designava, al posto delle suore teresiane, tre donne nubili grottammaresi quali assegnatarie dell’Istituzione povera (come prescritto dal testamento).
Gli eredi – “Qualora si verificasse uno dei casi previsti dal testamento, la Istituzione debba ritenersi per nulla in vita?. In questa evenienza, Ottaviani designò come eredi in prima istanza il marchese Nicola Morici di Fermo; in seconda istanza, il conte Raffaele Vinci di Fermo. Entrambi però sarebbero privi di discendenza. Ottaviani, da buon avvocato, prevedeva che “verificata la caducità? di tutte le ipotesi, allora il patrimonio doveva spettare al “Comune di detto Paese di San Benedetto del Tronto per impiegarlo a pro della pubblica beneficenza di quel luogo nel miglior modo?.
Sempre in base al testamento, l’Istituzione era da considerarsi “come non fatta? se “fosse deviata dallo scopo prefissomi e stabilito?, o “si cambiasse la Casa ove ho fissato la Scuola?, o “Si effettuasse la vendita o permuta di alcuno de’ miei fondi rustici?.
Amministrazione Rossi e Vescovo Chiaretti – Durante l’amministrazione Rossi alcuni beni dell’Istituzione vengono espropriati dal comune di Grottammare, “senza però incontrare opposizione alcuna da parte delle suore?, ricorda Mecozzi, che cita un terreno (valore di circa 700 milioni di lire?). L’attuale Palazzo dell’Anagrafe di vicolo Etruria, ad esempio, apparteneva alla Istituzione povera. Sempre secondo Mecozzi, gli espropri sarebbero avvenuti “in carenza di potere, perché non vi erano le figure amministrative previste dall’originario statuto, bensì tre Suore laiche spagnole collocate arbitrariamente dall’allora Vescovo Chiaretti?.
San Benedetto contro Grottammare – Dopo un esposto di Mecozzi risalente al 2 novembre 2004, Augusto Evangelisti, consigliere comunale di San Benedetto (Fi), ha interessato della vicenda la commissione Bilancio e Patrimonio, che il 23 febbraio 2005 ha espresso con voto unanime la legittimazione a procedere alla acquisizione della documentazione inerente l’eredità Ottaviani. Trascorsero cinque mesi e quindi, lo scorso 7 luglio, il sindaco Martinelli inviava una lettera al sindaco di Grottammare Merli, chiedendo di poter avere sette documenti (vecchio e nuovo statuto, decreti di occupazione temporanea, delibere di esproprio).
2005 – In base alla legge, trattandosi di atti pubblici, c’erano trenta giorni di tempo per rispondere. “Sono amareggiato perché, da consigliere, non sono riuscito a vedere i documenti richiesti?, afferma Augusto Evangelisti, che continua: “Ritengo strumentale l’eventuale connotazione politica della questione. Per una amministrazione andare fino in fondo in caso di esproprio è soltanto un atto dovuto. Vedo che l’iter è piuttosto lento, ma più che la tempistica credo che sia importante valutare la consistenza del patrimonio?.
La verità – Dov’è, dunque, la verità sulla vicenda? Indagheremo e daremo voce ad altre persone, continuando a cercare e pubblicare on-line e sul nostro magazine documenti esclusivi.

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