Il Martinelli bis non s’ha da fare. Pensieri e parole di Pasqualino Piunti, l’uomo che per quattro travagliati anni ha lavorato fianco a fianco con l’ex sindaco.
“Il centrodestra non capirebbe. Se non si fosse dimesso sarebbe stato naturale riproporlo? sentenzia l’esponente di An, intervistato da Sambenedetto Oggi. Piunti non si sbottona sull’eventualità di una sua candidatura e volge lo sguardo alla S. Benedetto che verrà: “Parlerei meno di Prg e darei maggiore attenzione ai problemi economici che oggi affliggono molte famiglie?.

Che idea si è fatto, a distanza di tre mesi, sulla caduta della Giunta Martinelli?
Ho l’impressione che la città, nonostante l’impegno del Commissario Straordinario, sia stata lasciata senza una guida politica. Il provvedimento sulle targhe alterne dimostra, infatti, che moltissime problematiche sono prive di una corretta valutazione politica, mancanza che va naturalmente a penalizzare i cittadini.
Le dimissioni erano davvero l’unica strada percorribile?
A mio avviso si sarebbero dovute evitare per non causare disagi ai cittadini. Molte volte infatti, nonostante si creda d’aver ragione, è necessario cedere il passo a delle priorità che in questo caso sono le esigenze dei sambenedettesi.
I suoi attuali rapporti con l’ex sindaco
Rispetto a prima, non hanno subito grandi cambiamenti. Tra me e l’ex sindaco Martinelli c’è sempre stato solo un rapporto politico. Mai nulla di personale.
Ha sempre condiviso la linea politica del suo partito nei quattro anni d’amministrazione?
Ogni volta che si è trovata la sintesi, il partito si è espresso attraverso un’unica voce. Quando, invece, su certi argomenti non era possibile ottenere un accordo unanime, è sempre prevalso quello che in democrazia si chiama lo spirito di maggioranza.
Un errore che si rimprovera e un merito che si attribuisce nel corso del suo mandato
Di errori ne ho commessi diversi e tutti addebitabili alla mancanza di esperienza che può essere acquisita solo passando attraverso certe situazioni, a volte anche spiacevoli. Per quanto riguarda i meriti, preferisco non attribuirmene e lasciare giudicare i cittadini.
È favorevole ad un eventuale Martinelli bis? O crede che incontrerebbe ostacoli insormontabili?
Io non parlerei di essere favorevole o contrario, ma di improponibilità. Un eventuale Martinelli bis disorienterebbe l’elettorato di centrodestra, che non riuscirebbe a capire come mai venga riproposta un’amministrazione con un vertice che ha deciso di dimettersi. Se invece l’ex sindaco avesse portato a termine la sua candidatura, sarebbe stato in quel caso innaturale non riproporlo.
Meglio un candidato proveniente dai partiti o di un nuovo un esponente della società civile?
Non si può dire che una scelta sia migliore dell’altra perché è chiaro che entrambe hanno un lato positivo ed uno negativo. Se da una parte un esponente della società civile, come ha dichiarato lo stesso Martinelli, manca di esperienza politica o partitica, dall’altra può essere in grado di ottenere, durante la campagna elettorale, un maggior numero di voti. Per il candidato politico o partitico è il contrario: potrebbe mancare di voti, ma avrebbe un percorso mentale in grado di permettergli di trovare sempre la soluzione alle varie problematiche.
Quante probabilità esistono oggi che lei sia scelto come candidato sindaco del centrodestra?
Non essendomi mai proposto come candidato sindaco, non credo di poter rispondere a questa domanda.
Il suo parere sulle Primarie
Ritengo che le Primarie siano solo una presa in giro nei confronti dei cittadini, a cui viene data l’illusione di poter scegliere il candidato sindaco, quando in realtà sono i partiti a decidere.
Un personaggio politico dello schieramento opposto che stima
Stimo tutti, senza alcuna distinzione.
Se fosse eletto sindaco nella prossima primavera, a quale iniziativa darebbe priorità assoluta?
Sicuramente parlerei meno di Prg e darei, invece, la priorità assoluta alla politica sociale, intesa come valutazione della situazione economica che si è creata in questi ultimi anni. Presterei, quindi, maggiore attenzione a tutte quelle famiglie che non riescono, oggi come oggi, ad avere una sicurezza economica con la creazione di nuovi posti di lavoro.
Come si è conclusa la diatriba con il Presidente della Provincia Massimo Rossi, in merito alla realizzazione del ponte sulla ferrovia?
La diatriba è iniziata con la risposta, alquanto scomposta, di Rossi ad una mia legittima osservazione sul perché non fosse avvenuta, come aveva anticipato, la presentazione del progetto per il ponte delle ferrovie. L’unico errore imputabile a Rossi è probabilmente la superficialità con cui ha valutato l’intera problematica. Ritengo, infatti, che la sicurezza dei cittadini nell’area di Porto D’Ascoli non si possa garantire con la redazione del PAI, ma attraverso la realizzazione di opere che evitino l’esondazione del Tronto; opere che, nonostante da 5 anni siano disponibili i fondi, continuano a rimanere ad un punto fermo.
I Verdi temono che alla fine i fondi vengano destinati solo alle opere, trascurando la delocalizzazione. Cosa pensa a riguardo?
Credo che la delocalizzazione degli insediamenti in alveo debba essere messa in secondo piano rispetto alla realizzazione dei due ponti ANAS e Fs. Naturalmente, se dagli studi idro-geologici e urbanistici, in merito ai quali non posso arrogarmi nessuna conoscenza, dovesse emergere la necessità di spostare questi insediamenti, prenderemmo in considerazione l’ipotesi della delocalizzazione.

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