STADIO: Carlo Speroni – bustocco doc, (nato nel 1895 e scomparso nel ‘69), grande atleta del mezzofondo, appartenne alla Società Ginnastica Pro Patria et Libertate di Busto Arsizio. Fu chiamato in nazionale per tre olimpiadi (Stoccolma 1912, Anversa 1920 e Parigi 1924). Nel 1913, conquistò il primato italiano delle sei miglia, un record che durò per ben diciassette anni. Nel 1914 stabilì e migliorò altre due volte il record sui diecimila metri, sfiorò persino un record mondiale. Fece la sua prima corsa con la casacca biancoblù all’età di quindici anni; nel 1936 divenne massaggiatore della Pro Patria Calcio, massaggiando i muscoli più belli della storia dei tigrotti per trent’anni.
L’attuale terreno di gioco della Pro Patria, con la denominazione di Stadium, fu inaugurato il 18 luglio del 1927, dopo la promozione della squadra per la prima volta nel Campionato in Divisione Nazionale A. Non era però adibito al
solo gioco del calcio ma aveva anche una pista d’atletica, dove si tennero sa subito importanti raduni e concorsi sia a livello regionale che nazionale.
Nel Settembre del 1941, per volontà dell’allora podestà di Busto Arsizio, Ercole Lualdi, si decise d’intitolare lo Stadio allora senza nome ma noto come Comunale, al figlio del Duce deceduto, Bruno Mussolini. Dopo appena quattro anni però tornò ad essere solo Stadio Comunale.
La capienza dello Speroni nel tempo andò riducendosi; basti pensare che fino agli anni Ottanta l’impianto bustocco poteva contenere ben 15.000 persone, ma già durante i primi anni 90 le due semicurve, vennero definitivamente abbattute, per motivi di sicurezza erano si in cemento ma ormai decrepite. Rimase solo il corpo centrale dei popolari, senza le due estremità.
Lo stadio subì un ulteriore restyling nell’estate 1998 quando ci furono i lavori di ristrutturazione che portarono all’abbattimento totale della vecchia struttura in cemento dei popolari e per un anno tutta la tifoseria della Pro si spostò nella parte della tribuna centrale con la sistemazione di due tribunette mobili ai lati. I lavori furono terminati nel 2000, quando comparve anche la scritta PRO PATRIA che campeggia nel settore centrale dei popolari e i vecchi seggiolini della tribuna centrale vennero rimpiazzati con più comode e moderne poltroncine.
Attualmente lo Speroni ha una capienza poco al di sopra 5.000 unità, possiede un unico settore coperto, vale a dire la tribuna, e destina alle tifoserie ospiti una porzione della gradinata, l’altro e unico settore che sostanzia l’impianto bustocco, peraltro diviso in tre parti.
TIFOSERIA: non certo numerosa – la media dello Speroni, anche quest’anno sulle 1.300 unità, è tra le più basse del girone -, ma a livello precipuamente ultras va certamente rispettata, se non altro perché nel tempo ha contributo a forgiare un’identità tutta propria e nonostante le difficoltà si è saputa ritagliare un discreto spazio all’interno del panorama nostrano con un portamento molto british, compresa la costante e indefessa difesa dei colori amati.
Ma veniamo agli albori del tifo bustocco, che affonda le proprie radici alla fine degli anni Sessanta. Il Pro Patria Club infatti – attualmente denominato Pro Patria Clubs 1969, dopo che nel ’95 vi confluirono Club Cuore Biancoblù e Amici della Pro Patria – è uno dei più vecchi club di tifosi organizzati d’Italia, fu fondato nel luglio 1969, presso l’allora Bar Belvedere, in via Buon Gesù, dove attualmente c’è il pub sull’angolo della via che porta allo stadio. Da qui prese vita il primo nucleo di sostenitori accesi nel campionato 1971-‘72, che attaccarono i primi striscioni e sventolarono le prime rudimentali bandiere.
L’anno successivo nascerà il primo vero gruppo ultras della storia del tifo biancoblù: il Commandos Tigri, che nel decennio successivo, in seguito ad un ricambio generazionale, diedero il là alla formazione del secondo gruppo storico bustocco, vale a dire i Tigers Supporters, il cui striscione fece la sua prima comparsa nell’annata 1979-’80. Quel nome, di chiara ispirazione anglosassone, fu preso a prestito da uno dei gruppi che allora andavano per la maggiore, gli Eagle’s Supporters della Lazio.
Furono gli anni dei derby con Legano, Novara e Brescia, delle amicizie strette con gli Ultras Tito della Sampdoria, con gli Ultras Saronno, gli Ultras Sant’Angelo e i Boys del Varese, coi quali ora esiste una sentita rivalità.
Nell’88, con la retrocessione della Pro Patria in Interregionale, i Tigers Supporters subiscono il colpo: molti di loro gettano la spugna anche, e soprattutto, per raggiunti limiti d’età. Ma Busto Arsizio non si piega e ad opera dei Tigers più giovani (alcuni dei quali figli dei fondatori del 1973), rinasce il Commandos Tigri.
Nel ’95 la fusione con la Gallatarese, all’inizio ostentata, ridà la C2 a Busto Arsizio. Il fenomeno ultras biancolblù continua intanto a crescere in numero e qualità, con un’impostazione britannica che diviene ancora più palese successivamente. Nascono intanto gli Skinheads, affiancati nel Duemila dalla Busto Crew – nella quale confluiscono i casuals di Sacconago, un quartiere di Busto Arsizio -, entità ancora più spiccatamente anglofila nella concezione del tifo e nell’estetica. Tutti uniti insomma sotto l’unica bandiera degli Ultras Pro Patria.
Falcidiati dalle diffide, Commandos, Tigers e Busto Crew gettano la spugna nell’estate del 2003, quando annunciano il proprio scioglimento. Da allora le redini del tifo bustocco sono rette da tre nuove entità che portano i nomi di Battaglion Bustocco, Ultimo Baluardo e United.
Sempre dalla stagione 2003-’04 gli ultras biancoblù producono una bella e graffiante fanzine dal titolo ‘Nel dubbio mena’, con quest’ultimo termine che, come specificano gli stessi, “non è inteso in senso necessariamente fisico, ma rappresenta un concetto di violenza metaforica che racchiude in fondo il nostro pensiero: ‘menare’ significa per noi contrastare ad ogni costo coloro che non amano la Pro, il desiderio di ribadire colpo su colpo la nostra indipendenza da ogni forma di pressione esterna e soprattutto il nostro modo unico, feroce, di vivere l’amore per i colori biancoblù?.
Amicizie e rivalità. Solidi gemellaggi con Trieste e Sassari, amicizia con i ragazzi di Cremona. Attriti invece con le lombarde Varese, Legnano e Voghera.

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