SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Wim Wenders (1945) rappresenta un caso unico nel panorama del cinema indipendente. Tedesco di Düsseldorf, è l’autore di alcuni dei film più controversi della storia, laddove non esistono mezze misure. O si ama o si odia. Il suo cinema è intellettualmente complicato, a volte sino all’eccesso. Non è possibile distrarsi o sognare troppo.
Della sua lunga filmografia si ricordano Il cielo sopra Berlino (1987), la storia di due angeli che scendono sulla città tedesca, e Lisbon Story (1995), iniziato a girare senza sceneggiatura, indimenticabile omaggio al cinema e di chi lo ha attraversato nei suoi primi cento anni. Ancora nel 1995 gira, insieme a Michelangelo Antonioni, Al di là delle nuvole, dando vita ad un film che passeggia senza fretta sul filo drammatico dell’intangibilità di tutte le relazioni d’amore.
In ogni sua opera al regista tedesco piace descrivere il racconto più che narrarlo. I silenzi fanno da cornice a inquadrature su campo lungo. Le prospettive cambiano lente come se il tipo di velocità sulla quale corre il film sia la determinante nella scelta del linguaggio. Anzi, è la lentezza stessa che crea lo stile.
Su queste scelte narrative è realizzato anche il suo ultimo film Non bussare alla mia porta (Don’t come knockin’-2005). Girato negli U.S.A. (“Sarà l’ultimo film che giro in questo Paese divenuto inospitale? ha detto Wim Wenders), è la storia crepuscolare di un divo del cinema western che abbandona il set e va alla ricerca di tutto ciò che aveva perduto, dalla famiglia agli amori, attraverso la ricerca della figura materna e l’essere padre. Il protagonista, Sam Shepard, jeans e cappello da cow-boy, è anche sceneggiatore del film e torna a lavorare con Wenders dopo ventuno anni dal pluripremiato Paris, Texas.
A John Ford sarebbe piaciuto vedere questo cavaliere solitario attraversare i luoghi immortali dell’America, paesaggi dove sono stati girati i suoi più grandi film. Al ritmo di ballate country, il vecchio cow-boy penetra le valli del west e quelle dell’animo con un solo obiettivo: la lenta ricerca di se stesso.

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