SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 10 aprile 1992 l’esondazione del fiume Tronto causò nei comuni di Monteprandone e di San Benedetto del Tronto, danni superiori ai 100 milioni e notevoli disagi per i cittadini.
Le cause furono soprattutto la mancata manutenzione del fiume e la presenza di manufatti realizzati da privati.
A distanza di 13 anni, per evitare che si verifichino nuove catastrofi, il responsabile dei Verdi Pietro D’angelo, ha voluto porre l’attenzione su tre importanti aspetti inerenti la messa in sicurezza del tratto terminale dell’asta fluviale del fiume Tronto.
“Innanzitutto non si riesce a capire come si sia potuta realizzare una pista di aviosuperficie nell’alveo del fiume e deviare ad U il torrente Valluccio. Entrambe queste opere, infatti, metterebbero a serio rischio la sicurezza dei cittadini?.
A tal proposito, D’angelo ha richiesto al Presidente della Provincia di Ascoli Piceno tutta la documentazione e gli studi idraulici relativi agli interventi sopra citati.
Inoltre, a pochi giorni dalla Conferenza dei servizi, l’esponente dei Verdi ha voluto ricordare che l’intervento sul ponte della SS 16 deve essere affiancato alla delocalizzazione degli insediamenti in alveo.
Si teme infatti che i 33 miliardi destinati alla costruzione dei due ponti (FS e ANAS) e alla delocalizzazione, vengano alla fine utilizzati solo per le opere.
D’Angelo è anche intervenuto in merito al PAI (Piano Assetto Ideologico)del Fiume Tronto, facendo notare che il Comune di Monteprandone, a differenza di Porto D’Ascoli, ha ricevuto l’assicurazione dell’Autorità di bacino che le zone E4, cioè le zone ad alto rischio, verranno declassate.

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