GROTTAMMARE – Di Ludwig Van Molle colpiscono, subito, le opere dalle grandi dimensioni. Oli imponenti, in cui risalta un impasto cromatico steso da ampie e larghe pennellate, che a volte lasciano grumi: evidenti tocchi addensati, allusivi di una sentita inquietudine creativa.
Le tinte intense e simboliche, a volte nette a volte cariche di suggestioni cromatiche, sono le protagoniste di una pittura che cresce su tela, dove suono e segno sembrano convivere in eterna simbiosi. L’effetto del suo lavoro, di evidente vocazione per l’astratto, si trova nella capacità vivissima di trasporre la musica classica dei grandi compositori in forme estetiche, immaginative e poetiche.
Per Ludwig la musica è fonte di ispirazione e meditazione interiore: uno sguardo che attraversa per intero l’umanità. Un’umanità sorda ed indifferente, a cui il pittore fiammingo, forte dei suoi fondamenti civili, vuole imporsi per recuperare l’originaria identità dell’uomo.
Nei suoi quadri, l’essenzialità materica e l’esplosione cromatica rimbalzano, incarnando una visione sgomenta ed emozionale, drammatica e romantica. Le tele disabitate sembrano spazi primordiali, dove le forme si creano e si dissolvono, sempre dominate dalle eco fluttuanti delle note in musica. Ed ecco che “l’energia del suono e la forza del segno?, prive di quel sofisticato virtuosismo intellettuale e pretenzioso, in Ludwig si fondono ed esplodono in un dialogo libero di intensa spiritualità, dove idee, riflessioni, contestazioni, desideri e quel legame con l’infinito, di cui si sente sempre parte, ridestano l’ormai sopita speranza di riscatto, per poter riconciliare finalmente l’uomo con il suo mondo.
La pittura di Van Molle è nutrita di colori forti e luminosi, foschi e corrosivi, ora invadenti ora di essenziale lirismo, come i suoi colossali rossi, simbolo del caos e della violenza; o l’intatta bellezza dei profondissimi blu, compendio di natura e vita; o il tetro nero, metafora della morte. E poi i febbrili giallo ed oro, emblema del potere. Colori, questi ultimi, carichi di ambiguità, dove l’antica valenza simbolica del trascendente si rovescia e si ribalta in un gioco pieno di evidenti allusioni. Tuttavia il disagio, che si sprigiona dalle tele di Ludwig, non è mai senza soluzione. Ad una visione cupa se ne affianca una tutta pervasa da un commosso ottimismo.
E’ in questo senso, in fondo, che va intesa la calda luminosità cromatica impressa nei suoi lavori. Pensiamo al monumentale trittico “La Valchiria?, dove l’uomo sembra soccombere, agonizzante su una terra carbonizzata, sotto il segno drammatico del giallo e del rosso. Eppure, nel moto delirante del caos, i colori si accendono di intensi bagliori, che come raggi di luce improvvisi suscitano nello spettatore un profondo senso di pace e lo invitano ad uscire dal torpore per “condividere un sogno di edificazione di un mondo nuovo e giusto?. O al “Parsifal?, ultima opera di Wagner, dove le variazioni di blu -come in un esercizio spirituale- si caricano dell’essenza del suono ed esplodono in fragorosi silenzi. E commuove, addirittura, quel tenue violetto che emerge da un fondo compatto e polveroso nei “Funerailles? di Liszt.
Van Molle è di origine belga. Nato ad Aalst, vive attualmente in Altidona. Ha tenuto mostre in Belgio, in Germania, in Italia e di nuovo esporrà una sua personale dal 4 all’8 dicembre alle Logge del Teatro dell’Arancio a Grottammare, organizzata da Opus Multi Produzioni.
E proprio in virtù della sua produzione artistica, profondamente guidata dallo spirito della musica classica, produrrà per il Concorso Internazionale di Esecuzione Pianistica, indetto dall’ABAC Sezione Musicale Franz Liszt, dieci miniature (una diversa dall’altra) ispirate a Liszt, che verranno consegnate come ricordo ai tre finalisti e ai sette personaggi illustri, che presiederanno il Premio.

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