NOME: Associazione Calcio Pro Sesto.
ANNO DI FONDAZIONE: 1913.
COLORI SOCIALI: bianco con striscia orizzontale celeste, bordi celesti, calzoncini e calzettoni bianchi.
CENNI STORICI: nel corso dei suoi 92 anni di storia il sodalizio lombardo ha collezionato 5 campionati cadetti e 19 stagioni di serie C; il passato, nonché vittorioso, torneo di C2 ha segnato il ritorno in C1 dopo nove stagioni consecutive in quarta serie.
Quella biancoleste è la storia di un club che con grande dignità e passione ha sempre cercato di ritagliarsi un proprio spazio, nonostante le ingombranti presenze di realtà quali Milano e le molteplici città dall’ottima tradizione calcistica della Lombardia. Corre l’anno 1913 quando sboccia il calcio sestese dalla passione di Gino Giovanni, dei fratelli Trasi, e dei vari Terzolo, Ragallo e Carretta, i quali riescono ad organizzare il nascente fervore che anima i rioni e le frazioni cittadine, dando vita all’US Pro Sesto. Il primo allenatore sarà Iginio Trasi.
Si vivono dal 1945 al 1950, sotto la presidenza di Merati e con mister Monzeglio in panchina, gli anni più belli della storia sestese, in virtù dei cinque campionati cadetti di fila. Seguiranno quattro decenni di anonimato, con i colori biancolesti relegati nelle categorie inferiori; si rivedrà la luce solo a fine anni Ottanta, quando con Alfredo Spada in panchina e la triade presidenziale Peduzzi-Pasini-Fontana in cabina di ‘regia’, la Pro Sesto torna in quarta serie.
La forza del tandem Peduzzi, Pasini permetterà ai biancocelesti di raggiungere un altro traguardo importante: nel 1990, con Gianfranco Motta allenatore, i lombardi conquistano infatti la C1 e tornano a giocare con avversari di rango quali Bologna, Como, Empoli, Venezia e Vicenza. Un periodo caratterizzato da grandi soddisfazioni, tra le quali non va dimenticata la partecipazione alla Coppa Italia di serie A.
La Pro Sesto inanella sei tornei di fila in terza serie, poi nel ’96 sprofonda di nuovo in C2, categoria nella quale rimarrà sino alla stagione 2004-’05, annata che segnerà, con Giancarlo D’Astoli sulla panchina biancoleste, la bella cavalcata verso la promozione diretta al piano superiore.
L’estate appena trascorsa ha visto il presidente Luca Pasini rinforzare a dovere la compagine che pure l’anno passato aveva prevalso nel C2/A, portando in biancoleste il portiere Borghetto dal Lumezzane, i difensori Cottini (dalla Reggiana; ex Samb), Ferracuti (Lucchese) e Zattarin (Giulianova); a centrocampo sono arrivati Fracassetti (Lumezzane) e D’Imporzano (Reggiana), mentre per l’attacco segnaliamo gli arrivi di De Paula, brasiliano ex Benevento e Chievo, Sarli e l’ex rossoblù Alessio Bifini (nella foto), entrambi provenienti dal Legnano.
Giancarlo D’Astoli dopo un avvio disastroso (tre sconfitte di fila), nelle successive sette gare ha racimolato 10 punti, frutto di tre vittorie – due esterne (a Fermo e Ravenna) ed una in casa nel derby contro la Pro Patria – e un pareggio interno al cospetto del San Marino.
Dopo la decima giornata però, in seguito alla sconfitta di Cittadella, la dirigenza biancoceleste ha deciso di sostituire D’Astoli con Giovanni Trainini, già a Sesto nelle stagioni 2002-’03 e 2003-’04. Due giornate fa l’esordio con la vittoria al Breda ai danni del Pavia; successo bissato con l’exploit centrato sul campo del Novara.
CITTA’: circa 82.000 abitanti. Ad sextum, così era chiamata anticamente, stava all’altezza della sesta pietra miliare lungo la strada antico-romana verso la Brianza e Como, nel Cinquecento Bernardino Luini decorò affreschi la Villa La Pilucca e nel Settecento sorsero qui residenze importanti come le ville Mylius e Puricelli Guerra. Eppure Sesto San Giovanni ha legato la sua immagine ad altre pagine di storia, più recenti e, se si vuole, più prosaiche, ma di primo piano sotto l’aspetto socioeconomico.
Nel corso del Novecento vi si insediò la più compatta concentrazione di industria pesante in Lombardia, con le ferriere Falck, Breda e i capannoni delle Marelli, industrie che però diedero inequivocabili segnali di crisi negli anni Ottanta.
Nella prima metà del decennio chiudono gli stabilimenti sestesi della Magneti Marelli (1984), nel 1983 si interrompe la storia del Gruppo Ercole Marelli.
Contemporaneamente la Breda e la Falck devono affrontare le difficoltà dei settori produttivi in cui sono impegnate: meccanica pesante, siderurgia, nucleare.
Riduzioni di personale e chiusure di stabilimenti si susseguono. Si pensi che il Gruppo Falck passa tra il 1980 e il 1986 da 11.400 occupati a 4.800. Nei primi anni Novanta le due imprese storiche di Sesto San Giovanni pongono termine alla loro centenaria storia produttiva.
Sesto San Giovanni non è più identificabile come la ‘città delle fabbriche’ o la ‘piccola Manchester’. Tuttavia, le vicende economiche e politiche che ne hanno segnato la storia le permettono di conservare una propria originalità.
La fine delle grandi imprese non è coincisa con la fine della città come entità autonoma anche dal punto di vista culturale: il patrimonio di conoscenze ed esperienze, di cultura del lavoro, che si è sviluppato nel corso del Novecento grazie a imprenditori, tecnici e operai di grande professionalità non è andato disperso.
È una ricchezza che la città ha saputo sfruttare per superare i momenti critici determinati dalla fine delle imprese tradizionali e per rilanciarsi come importante polo economico-produttivo.
Contigua a Milano tanto da condividerne il percorso della linea 1 (‘rossa’) della metropolitana, la città inclina oggi verso il terziario. Con il Municipio in stile razionalista (realizzato sa Pietro Bottoni, 1967) si è assicurata una citazione di storia dell’architettura italiana.

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