SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Elisabethtown è una commedia romantica che non piacerà a chi trova inutile e patetico il genere e a chi non ama mischiare troppe carte: lavoro, amicizia, amore, morte e vita si rincorrono in una sequenza di colorati avvicendamenti nella quale spicca per vivacità narrativa la relazione dei due giovani amanti. Orlando Bloom (La Trilogia dell’Anello), dipendente di una multinazionale alla quale ha fatto perdere milioni di dollari, e Kirsten Dunst (Spider-Man), stravagante hostess dagli occhi azzurri, attraversano il film con dialoghi e sguardi surreali e diventano i protagonisti della più lunga telefonata nella storia del cinema.
Cameron Crowe, già regista di Jerri Meguire e Almost famous-Quasi famosi, all’età di quindici anni collaborava per la rivista Rolling Stone, e la sua smisurata passione per la musica viene riproposta in ogni sua pellicola: il film si apprezza molto se ci si stacca un po’ da terra e soprattutto se ci si lascia cullare dalla splendida colonna sonora, dalle ballate stile west al rock stile Elvis. La musica compare prima come sottofondo poi in crescendo prende il sopravvento su tutto fino a diventare l’unica vera protagonista che accompagna “i nostri�? nel viaggio on the road verso lo scontato lieto fine.
Cameron Crowe accende la TV e pesca nei suoi ricordi i vecchi film in bianco e nero sino ad incorniciare lo sguardo incantato di Audrey Hepburn in Cenerentola a Parigi. Già, perché il regista americano, dimostrando ancora una volta che la donna disegna la mappa del tesoro di ogni uomo, strizza l’occhio alla commedia sentimentale anni ’50 così come fa Kirsten Dunst, mentre scatta foto immaginarie. Con un clik.

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