NOME: Associazione Sportiva Pizzighettone.
ANNO DI FONDAZIONE: 1919.
COLORI SOCIALI: maglia e calzettoni azzurri, calzoncini bianchi.
CENNI STORICI: la favola del Pice, come amano chiamare l’US Pizzighettone i tifosi della compagine biancazzurra, è assai recente. Appena due tornei professionistici alle spalle, quelli di quarta serie datati 2003-’04 e 2004-’05, l’attuale è il primo e unico campionato in C1 per la piccola cittadina cremonese che ha legato gli anni più belli della sua storia al nome di Roberto Venturato.
Il 42enne allenatore nativo di Atherton (Australia) è stato capace di regalare notorietà al club lombardo, sino ad allora destinato a campionati anonimi – i risultati più belli stavano tutti nei cinque campionato di CND all’attivo (’95-’96, ’99-2000, 2000-’01, 2001-’02, 2002-’03) – prima con l’ingresso nel professionismo (2002-’03), e poi, è storia della scorsa stagione, con la promozione in C1, in seguito ai vittoriosi play off al cospetto di Sassuolo e Valenzana.
Venturato, a Pizzighettone dal ’98, si era precedentemente occupato del settore giovanile biancazzurro.
In virtù della recentissima tradizione del Pice, la Samb non si è mai scontrata con la formazione lombarda; domenica prossima andrà dunque in scena il primo incontro in assoluto tra le due fazioni.
Infine una curiosità: in passato nelle giovanili del Pizzighettone hanno militato i cremonesi Gianluca Vialli e Renato Villa, nomi che naturalmente costituiscono un grande vanto per il piccolo sodalizio lombardo.
STADIO: Comunale Sicrem. Prende il nome dall’industria tessile vicino all’Adda. Stadio tra i più piccoli dell’intera categoria, ha una capienza pari a circa 2mila posti e si presentava, sino alla passata stagione, con un unico settore, quello di tribuna, ancorché coperto.
Da quest’anno, in seguito alla promozione in terza serie, è provvisto di una costruzione in lamierato adibita agli ospiti, una sorta di curvetta sistemata dietro una porta. Segnaliamo che gli ultras locali si posizionano nella gradinata che affianca la tribuna coperta.
CITTA’: piccolo comune in provincia di Cremona poco al di sotto dei 7mila abitanti. Le origini di Pizzighettone sono legate al fiume Adda, che ancor oggi ne connota inequivocabilmente il centro storico, dividendolo in due parti, di cui una, situata sulla sponda destra e oggi denominata Gera, si dice sia sorta nelle vicinanze dell’etrusca Acerra.
L’antica città, la cui importanza è ripetutamente attestata dagli storici latini, venne in seguito distrutta e riedificata dai Galli. Conquistata dai Romani ( 221 a. C. – 451 d. C. ), scomparve infine durante l’agonia dell’Impero.
E’, appunto, a partire da quell’epoca che, complici le varie ondate di popolazioni ‘barbariche’, il nome ‘Acerrae’ non viene più citato mentre, in sua vece, emerge il toponimo di ‘Forum’ (o Pizus) Juguntorum (o Diuguntorum), che Strabone attribuisce alla nuova località, ritenuta erede del precedente centro etrusco.
Pizzighettone presenta l’unica cerchia di mura pressoché integra ed una delle più imponenti tra quante sono sopravvissute in Lombardia. Raro esempio d’architettura militare, concepito agli inizi del Rinascimento e continuamente perfezionato, modificato nella successione dei camminamenti interni, esterni o sotterranei, nell’articolata composizione dei volumi murari come nella localizzazione delle porte d’accesso o del Rivellino, costituisce uno straordinario documento storico ed un’indubbia attrattiva turistica.
La costruzione di un primo fortilizio circondato da fossato risale al 1133, unitamente alla realizzazione attorno al borgo di una doppia palizzata in legno, rinforzata all’interno da un terrapieno. Con l’arrivo dei Visconti, precisamente di Bernabò, nel 1370 fu eretta, su disegno di Raffaele Trabucco, la prima cerchia in mattoni, circondata da una fossa alimentata dalle acque dell’Adda e munita di quattro porte.
Tale assetto, ad eccezione della costruzione del Rivellino per volere di Cabrino Fondulo, nel 1404, era destinato a durare fin verso la metà del Quattrocento quando, in epoca sforzesca, per contrastare un’avanzata veneziana, si rese necessario provvedere ad un potenziamento della cinta fortificata, portato a compimento sotto la direzione di Guiniforte Solari.
La maggiore ‘riforma’ della struttura venne, comunque, attuata dagli Spagnoli, a partire dal 1585. L’architetto bolognese Pellegrino Pellegrini inglobò il preesistente giro di mura in una nuova cinta bastionata, escluso il lato lungo il fiume, per questo attualmente la cortina muraria ha una sezione variabile da uno a tre metri, dato che anche successivamente venne irrobustita. In età austriaca (1707-1859), dopo i notevoli interventi decisi da Carlo VI d’Asburgo, che portarono alla demolizione della cosiddetta ‘Gera Lodigiana’ e dell’antica chiesa di San Pietro in Pirolo, poi riedificata all’interno delle mura, nel penultimo decennio del Settecento, con Giuseppe Il ebbe inizio un parziale smantellamento della fortezza pizzighettonese, interrotto solo durante l’effimera occupazione napoleonica. Durante la Restaurazione, infatti, contemporaneamente alla smilitarizzazione della piazzaforte, proseguì la demolizione del castello, già molto degradato da un incendio scoppiato nel 1801.
Oggi, la cerchia delle mura, aperta al pubblico, conserva intatta la sua struttura meridionale, (di cui è possibile percorrere l’itinerario esterno ed interno) e tutta la parte che dall’ingresso al centro storico (Via Marconi) raggiunge il Serio Morto, costeggiandolo fino all’Adda. Particolarmente suggestive, sono le passeggiate su cammino di ronda lungo il settore che da sul Serio e quella in fregio al fossato, (oggi prosciugato) da Porta Cremona a Porta Soccorso, che permette una visione incomparabile dell’intero tratto sud-orientale della cinta. Anche l’interno, caratterizzato da una sequenza di ampie case matte voltate ed intercomunicanti, presenta motivi di fascino, soprattutto nella zona del Rivellino.
All’interno del nucleo storico, il monumento assurto a simbolo di Pizzighettone è il Torrione, sopravvissuto alla distruzione del castello, in quanto documento della prigionia del re Francesco I nel XVI secolo.
La merlata torre si erge possente a breve distanza dal ponte sull’Adda e, nelle due sale al piano terra e al primo piano, conserva lacerti di affreschi risalenti alle prime epoche del castello, che ne evidenziano il ruolo anche residenziale. La stanza al terzo piano ospita alcuni cimeli: una copia dell’armatura del re francese, una cassapanca e vari quadri alle pareti, con ritratti personaggi importanti per la storia locale, eseguiti dal Pollaroli.
Si dice che, proprio in questa stanza, il re abbia trascorso la sua prigionia.
Del distrutto Castello rimane, inoltre, la base di una torre, detta appunto ‘Mozza’, in piazza Cavour.
Di fronte alla chiesa, si erge il Palazzo Comunale, l’antica ‘Domus Comunitatis’, in cui si ritrovano tutti gli elementi caratteristici dell’architettura tardo-gotica, già rivestiti di una grazia rinascimentale.
Cucina. I Fasulin de l’öc cun le cudeghe è un antico piatto tipico pizzighettonese della solennità dei Defunti, cucinato e servito il 2 novembre nelle osterie del paese.
Una tradizione che si era persa nel tempo e che ora viene riproposta all’interno dell’imponente cerchia muraria.
Per la preparazione della ricetta doc si utilizzano gli ingredienti e le dosi tramandate: cotenne morbide di maiale, salamelle di pasta fresca, carni di manzo e di maiale, verdure di stagione, olio d’oliva e brodo di carne quanto basta.
Fra gli altri prodotti tipici locali annoveriamo il salame nostrano, il lardo, il gorgonzola, la polenta abbrustolita, la ‘Raspadura’ – soffici nuvole di Grana Padano raschiate con una lama da una mezza forma di formaggio grana tenero – la mostarda di frutta e il provolone.
TIFOSI: a livello numerico la tifoseria biancazzurra è tra le più esigue del girone A, anche se va detto che Pizzighettone è il centro più piccolo dell’intera C1 con i suoi nemmeno 7mila abitanti. Onore dunque ai 213 abbonati e ai quasi 500 spettatori che riempiono mediamente i gradoni del Sicrem (tradotto: un abitante su 14 va allo stadio; non male). Va peraltro preso in considerazione il fatto che Cremona (leggi serie B) dista appena una ventina di chilometri e dunque, almeno in teoria, rappresenta un discreto polo catalizzatore per gli sportivi pizzighettonesi.
Poche centinaia gli spettatori n casa, poche decine in trasferta, la tradizione ultras dei tifosi dell’US Pizzighettone è praticamente nulla; solo dopo la promozione in quarta serie nel 2003, alcuni volenterosi hanno dato vita alle due fazioni che attualmente seguono con assiduità le sorti dei biancazzurri, vale a dire gli Ultras Pice e l’Onda d’Urto.

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