SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Samb da piangere?, “Samb sommersa e assediata?, Samb ko?, “Inguardabile Samb?. Un filo sottile e, ahinoi, di carattere assolutamente funesto lega i titoli dei quotidiani locali e nazionali nel descrivere l’ennesima ‘caporetto’ della formazione rivierasca. Parentesi: una rivincita, seppure a distanza, di Giuseppe Galderisi, salito nel recente passato sul banco degli imputati.
Potremmo aggiungere: la Samb dei record. Negativi, s’intende. 22 le reti al passivo – quella rossoblù è la peggiore difesa del girone, insieme ai ‘colleghi’ di reparto della Fermana – seconda sconfitta consecutiva, nove reti subìte e zero fatte negli ultimi due incontri; eguagliati due record che resistevano da oltre quarant’anni, vale a dire quello della sconfitta più pesante in trasferta (0-5 a Foggia e a Brescia nel torneo edizione 1962-’63) e tra le mura amiche (1-5 contro la Triestina, nella B targata ’57-‘58).
Si è perfino spezzata l’unica nota positiva che aveva sinora arricchito la classifica dei marchigiani, ovvero il discreto ruolino di marcia interno, il quale recitava quattro vittorie su cinque.
Il Cittadella, che di contro sino ad ora aveva racimolato appena un punto in trasferta, ieri pomeriggio ha passeggiato sulla carcassa di una squadra, quella di mister Zecchini (una vittoria in tre partite per l’ex tecnico del Teramo), allo sbando più completo, priva di quella forza e di quel carattere necessari per ribaltare i due gol beccati nello spazio di appena venti minuti. A quel punto, con la feroce contestazione del pubblico rossoblù che ingrossava di minuto in minuto, l’undici marchigiano ha praticamente tirato i remi in barca.
Negli spogliatoi – Zecchini a parte, si sono presentati solo l’allenatore e i giocatori ospiti – il clan cittadellese ha ammesso in coro che non si è voluto infierire su una Samb palesemente alle corde. Del resto non sono passate inosservate le scene per cui qualche effettivo della rosa rivierasca, nel corso della gara, ha chiesto a più riprese agli avversari di non continuare a pigiare sull’acceleratore. Una sorta di resa anticipata che è stata colta dalla tifoseria, la quale, dopo un pazientare che in pratica durava dalla scorsa estate, si è tolta un peso dallo stomaco: così interpretiamo i cori di disapprovazione, partiti dalla curva Nord ma applauditi dall’intero stadio, all’indirizzo di Mastellarini e Paterna. La dirigenza scaricata dalla piazza. Un assist invitante – e speriamo non pericoloso – per chi dovesse riuscire a rilevare il sodalizio di Viale dello Sport.
L’attuale reggenza dal canto suo, come la squadra, ha dato segnali inequivocabili di avere mollato la presa: dopo sconfitte come quelle maturate negli ultimi otto giorni – meritate, rotonde, umilianti, per certi versi sconcertanti – non ha avuto la forza di prendere alcuna decisione (se non forse convincersi maggiormente di dover passare la mano), di intervenire in maniera decisa, non lasciando intendere la benché minima volontà di favorire la necessaria inversione di tendenza. Dopo Salerno la squadra è tornata ad allenarsi il martedì successivo; lo stesso farà ora. La ripresa, per Martini e soci, è fissata infatti per domani pomeriggio.
Urge una scossa, a livello mentale, ma anche e soprattutto in ambito strettamente tecnico. La squadra rossoblù, tra infortuni, contrattempi e peccati di gioventù, sta pian piano facendo crescere nell’ambiente preoccupazioni in merito alla competitività di un gruppo che invece, nonostante indiscutibili lacune, potrebbe fare meglio al cospetto di un girone assai mediocre come quello attuale. Reciso pure il rapporto col pubblico, che a questo punto potrebbe rappresentare un punto a sfavore se Martini e soci non riusciranno, sin da subito (tradotto: domenica prossima, contro il Pizzighettone), a riconquistarlo con i risultati, ma ancor prima attraverso prestazioni degne del nome che porta la Samb.
Ha ragione mister Zecchini quando dice che la squadra dovrà risollevarsi da sola, senza l’aiuto di nessuno. In simili casi solo forse un avvicendamento societario potrebbe avere il potere di cambiare repentinamente le carte in tavola, fermo restando che il mercato di riparazione del prossimo gennaio, cui bisognerebbe ragionevolmente attingere, è lontano sei gare. Gli avversari tra l’altro si chiamano, nell’ordine, Pizzighettone, Pro Sesto, Pro Patria, Genoa, Giulianova e Padova.
IL PUNTO DOPO L’11a GIORNATA. Cinque vittorie casalinghe, due esterne e due pareggi. Questo il bilancio della domenica numero undici nella divisione A. 23 le reti segnate. Concessi 4 rigori (lo fallisce il Padova). Infine: 35 cartellini gialli e nessuna espulsione.
Turno pro Genoa. I liguri, pur soffrendo, colgono la quarta vittoria consecutiva in quel di San Marino issandosi, complice il pari casalingo dello Spezia contro il Novara (Cabrini torna a fare punti dopo due giornate di magra), in testa alla classifica. La squadra di Vavassori, raggiunta la quadratura del cerchio – migliore difesa (4) e secondo attacco del girone (16) – potrebbero avere la strada spianata se il prossimo 22 novembre supereranno gli ‘aquilotti’ nello scontro diretto, nonché derby, dello stadio Luigi Ferraris (sarà il posticipo della dodicesima giornata).
La terza forza del torneo è il sorprendente Pizzighettone, domenica prossima i scena al Riviera, che liquida il Teramo – per gli abruzzesi un brusco risveglio dopo una striscia positiva che durava da sei giornate – e approfitta della sconfitta del Monza, umiliato a Ravenna (per i brianzoli si tratta della prima sconfitta stagionale), e del mezzo passo falso del Padova, bloccato dalla Fermana nell’anticipo di venerdì scorso. Sale invece il Giulianova che battendo la Salernitana – i granata tornano subito nel baratro – ritrova il successo dopo quattro domeniche.
In coda importanti vittorie per la Pro Sesto, che annienta un Pavia reduce da tre vittorie di fila, e la Pro Patria, la quale sfata il tabù dello stadio Speroni; i primi tre punti casalinghi vengono colti nel secondo derby lombardo della giornata, vale a dire quello giocato tra i bustocchi e il Lumezzane.

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