Nel 1955 Claude Chabrol e François Truffaut, poco più che ventenni, vivevano a Parigi, non sapevano ancora che avrebbero girato film ma scrivevano critiche e recensioni per i “Cahiers du Cinéma�?. Quell’anno Sir Alfred Hitchcook venne a trovarsi a Joinville per la messa a punto del suo Caccia al ladro di cui aveva girato molti esterni sulla Costa Azzurra. Chabrol e Truffaut decisero di non farsi scappare l’occasione e, preso in prestito un magnetofono, decisero di intervistarlo. Giunti nell’auditorio dove lavorava il maestro inglese, ingannati dall’eccitazione solita dei giovani cinefili e traditi dal buio dello studio, finirono per scavalcare entrambi il sottile bordo di una grande vasca gelata, trovandosi subito con l’acqua sino al petto. Così inzuppati si presentarono di fronte ad Hitchcook il quale, l’anno successivo tornando nella capitale francese, li riconobbe tra un gruppo di giornalisti e disse loro: “Signori, penso a voi ogni volta che vedo dei cubetti di ghiaccio che si urtano in un bicchiere di whisky�?.
Sono trascorsi cinquant’anni dall’aneddoto che è descritto nel libro di François Truffaut “Il cinema secondo Hitchcock�?(ed. Net) e da allora i due compagni di disavventura sono divenuti, insieme a Godard, Rohmer e Rivette i maggiori esponenti di quella corrente culturale applicata al Cinema che investì la Francia dalla fine degli anni ’50 e che, con il nome di Nouvelle Vague, aveva come fine il superamento di schemi classici e statici nel modo di fare film adottato sino ad allora.
Truffaut si è spento nel 1984 ma ha lasciato capolavori assoluti del cinema francese come, tra gli altri, “I quattrocento colpi”, “Jules et Jim”, “Effetto notte”.
Chabrol, 75 anni, ci ha regalato film che hanno avuto un minore impatto di critica e pubblico, ma non per questo più piccoli in termini di struttura ed intensità

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 403 volte, 1 oggi)