SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “La damigella d’onore” (La demoiselle d’honneur) è un film tratto dal romanzo “Il pugnale di vetro�? di Ruth Rendell, (ed. Rizzoli) e gli attori protagonisti, Laura Smet e Benoit Magimel, interpretano due giovani amanti che si conoscono al matrimonio della sorella di lui. In entrambi si accende la fiamma…
Senza svelarne la trama, impreziosita peraltro da un finale dove non si fa fatica a riconoscere lo stesso Hitchcock, si intuisce che il film si innalza con vigore ed efficacia sulle basi dell’intera opera di Chabrol, prima fra tutte l’ambientazione. Lo sfondo non è la sciantosa Parigi, ma la piccola provincia dove ancora una volta si annidano rapporti d’amore squilibrati dominati da impulsi morbosi nei quali prevale sempre la figura della donna: ambiguità e perversioni scuotono le coscienze con trasparenza. Il regista francese, così come aveva fatto Bernardo Bertolucci in Io ballo da sola, si interroga e ci interroga affermando che forse l’amore non esiste, ma esistono solo prove d’amore.
Che piacciano o no, i sotterranei della psiche dell’altra metà del cielo vengono esplorati da Chabrol fino all’eccesso ed è anche per questo che la potenza dei personaggi supera e scavalca le insidie della struttura del racconto vera e propria che può anche non piacere a tutti, facendo sì tuttavia, che la pellicola diventi un film d’attori nel quale risulta impossibile disegnare il confine tra ciò che è folle o razionale.
L’autore di “I fantasmi del cappellaio” e “Grazie per la cioccolata” conferma di percorrere un sentiero narrativo proprio, strettamente personale dove non c’è spazio per facili trovate o espedienti che impressionino lo spettatore per il solo gusto di farlo, ma è eccessivamente autentico con se stesso, non inganna e non tradisce. Una tenue brezza di Nouvelle Vague si respira ancora…

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