SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Lunedì 7 novembre riparte il teatro: otto spettacoli, alcuni ritorni, poche novità. Si potrebbe riassumere così il senso di una stagione teatrale che si trascina stancamente anno dopo anno senza grandi slanci.
Stagione dopo stagione la programmazione teatrale viene ospitata, con relativo affitto della sala, presso il Cinema Calabresi. Che essendo per l’appunto un cinema, non si presta agli allestimenti propri delle grandi compagnie, che disertano la scena sambenedettese. (Ricordiamo lo scorso anno lo splendido spettacolo e relativo allestimento de “l’Avaro” di Moliere, con Gabriele Lavia, ospitato al Ventidio Basso). La struttura manca da sempre, le serate teatrali ospitate al Palaconressi, dal 1997, anno della sua costruzione, ad oggi sono state pochissime. E intanto si continuano a pagare i costi di gestione di un’architettura pressoché inutilizzata.
L’altro vero teatro di San Benedetto, il Teatro Concordia, ex cinema Pomponi, è ancora in fase di restauro. L’ex amministrazione avrebbe dovuto consegnarlo nelle mani della popolazione a fine legislatura, ma con i tempi che corrono chissà quando la città potrà riappropiarsene. (Sempre che chi abbia il compito di gestirlo, visto che verrà dato in mano a privati, voglia restituirlo almeno in parte alla gente).
Infine, altro tasto dolente, la programmazione stessa. La stagione teatrale, così strutturata, riuscirà a richiamare gli appassionati da tutta la provincia, o sarà solo uno specchietto per le allodole per organizzare anche a San Benedetto la propria stagione teatrale? Se durante il Premio Libero Bizzarri neanche la presenza di Michelangelo Antonioni è riuscita a riempire i 600 posti del Calabresi, basteranno i ‘soliti noti’ a tirar su le sorti della stagione 2006? Ci sarà spazio per la sperimentazione, i nomi nuovi, i volti emergenti? Non ci resta che augurarci che prima o poi si possa dare spazio a spettacoli contemporanei, si possano vedere nuovi attori e ridare linfa a una stagione che, se emulerà quella dello scorso anno, terrà i giovani fuori dalle sale.

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