Prima domanda di Stefano Marconi: Mister, su quale giocatore scommetterebbe dell’attuale rosa?
Sicuramente un giocatore giovane come Pepe, che ha ottime potenzialità. Deve comunque crescere.
Come si trovava lo scorso anno con Zanetti e De Rosa, spesso esclusi?
Era una scelta personale. Ma non ci sono stati problemi: non giocavano per una scelta dell’allenatore. Li ho ritrovati bene, come se il filo non si fosse neanche spezzato. In questo momento ritengo che loro siano due giocatori validi per questa Samb. Zanetti in particolare per lo sforzo fatto domenica scorsa, non pronto fisicamente, non riesce ad allenarsi quasi. Il crociato non è una cosa semplice.
Faieta, altro suo ex?
Quando fummo promossi in C1 fu eccezionale, mentre in C1 fu in ballottaggio con Marchetti e rese un po’ di meno.
Cosa ricorda delle sfide con la Samb?
Partite con due squadre alla pari, almeno di solito. Partite combattute e di valori simili (forse la Samb era più forte lo scorso anno). Erano incontri aperti, equilibrati. Erano città vicine e c’era campanilismo, in più hanno avuto un percorso quasi identico (promozione in C1 poi play-off).
Come valuta l’esperienza alla Samb?
Innanzitutto sono subentrato; so che San Benedetto è un ambiente che pretende e ciò è stimolante. Però è anche vero che il realismo e l’obiettività devono far parte dell’esperienza di un allenatore. Un conto è l’amore dei tifosi, un conto è la valutazione dell’allenatore. Ma non ne sono spaventato.
Come valuta questi primi giorni a San Benedetto?
C’era un po’ di tensione al momento in cui sono arrivato, ma i ragazzi hanno dato tutto quanto era nelle loro possibilità, con spontaneità e con convinzione.
Mister Zecchini,
Ci aspettiamo un campionato all’altezza della nostra tradizione e, dopo aver visto la partita di domenica, credo che lei abbia la capacità per farci crescere.
Quanti giocatori servono alla samb per lottare per i play – off? (Francesco Di Concetto)

Per essere veramente competitivi abbiamo bisogno di potenziare l’organico. Così com’è non dobbiamo sperare di tirari fuori il meglio dalla squadra, ma avere delle basi certe per dire che la Samb può ambire ai primi posti; ad ogni modo questi giocatori devono dare il massimo da qui a gennaio come minimo. Questa è una squadra costruita in fretta: basta vedere come è composta in certi reparti. Per essere veramente competitiva deve essere potenziata qualitativamente. Un discorso è la crescita della squadra, un altro potenziare l’organico. Ad esempio, se non rientrava Zanetti domenica prossima… A Salerno non abbiamo De Pascale, Femiano, Guastalvino… Non sarà facile. A centrocampo giochiamo con un 1986 come Paolucci, ad esempio.
Riguardo la situazione societaria, sa che si parla spesso di possibile vendita…
Di questo non mi interesso granché. Ho visto Mastellarini ieri, ci parlo apertamente. La società mi ha chiamato cercando di fare il meglio con questo gruppo. Poi vediamo: se vogliamo ottenere buoni risultati posso dire la mia, se invece vogliamo fare un buon campionato con il punto interrogativo occorre essere realisti. L’importante è che il traguardo sia chiaro: se la società dirà che l’obiettivo è un campionato di mezza classifica ci saranno magari dei malumori, ma l’importante è che tutto sia chiaro. Ad ogni modo il mio punto di riferimento è Dossena, e non mi sembra che si parli di dismissione dell’attuale gruppo di calciatori. Sia chiaro inoltre che l’anno scorso il campionato di vertice è venuto di seguito… in partenza nessuno pensava ai play-off.
Questa squadra comunque ha un solo punto in meno rispetto alla formazione di Ballardini…
Questa squadra sta ottenendo ottimi risultati in rapporto alle sue potenzialità: se la squadra può dare sei, e riesce sempre a dare sei, allora il risultato è positivo. La società non mi ha mai detto di avere dei programmi di ridimensionamento, non mostrando dei segni di cedimento. Non è detto che una società che vuole essere venduta non debba fare un buon campionato. Si può dire: “Se vendo ok, se non vendo difendo con realismo l’impegno che mi sono preso”.
Se fossimo al primo gennaio e ci arrivassimo in questa posizione di classifica…
Posso anche avere delle idee, ma naturalmente le tengo per me. Io ho sempre fiducia nel lavoro e nella professionalità e non mi pongo mai dei limiti precisi. Dentro di me c’è sempre il fascino di poter raggiungere dei risultati anche se avessi giocatori zoppi. Intanto mi affascina la piazza perché è calorosa. Ho ricevuto inoltre l’indicazione che se servissero rinforzi potrei dire la mia opinione. Il problema fondamentale è anche capire, a gennaio, come siamo messi. Tra l’altro questi giocatori domenica scorsa hanno vinto una partita difficilissima. Dobbiamo essere una squadra che deve combattere ogni partita. Sono 40 anni che sono dentro il campo (non in tribuna!) e so tutte le sfaccettature che possono esserci riguardo uan stagione del genere.
Ha detto che lei allenerebbe anche gratis…
Io non mi stresso neanche a fare questo lavoro, mi piace, lo vivo con soddisfazione e serenamente. E’ vero, lo farei anche gratis, ma naturalmente cerco di guadagnarci.
Lei ha lavorato tanti anni con un presidente focoso come Malavolta. Cosa ne dice?
Il calcio è uno zoo e ci sono diversi animali: uno sono io, uno Malavolta. Io tra l’altro sono un cane sciolto: io penso di aver pagato sulla mia pelle il mio isolamento. Spesso allenatori sono presi non per meriti ma per conoscenze. Credo che solo il 10% va avanti per meriti… Comunque il livello degli allenatori è salito tantissimo, pochi non sono preparati. Serve molto anche il carisma di un mister. Un allenatore ha la sua importante: le partite le vincono i calciatori, l’allenatore costruisce la squadra.
Conosciamo meglio Zecchini a livello personale…
Io sono romagnolo, di Forlimpopoli, ma la mia famiglia vive a Varese. Anche quando ero a Teramo ero solo.
L’avventura di Como sarebbe stata ottima…
Sì, c’era la possibilità di partire da zero, ma poi il Como non è stato iscritto.
Ha detto che il calcio è anche uno zoo. Si è mai trovato o troverebbe in difficoltà con un presidente ‘mascalzone’?
No, mai. Io do tutto se trovo dall’altra parte delle persone valide. Se invece trovo persone scorrette, se ad esempio una società non dovesse pagare gli stipendi, non mi troverei a mio agio. Ci potrei convivere ma sicuramente non li stimerei e non farei la doppia faccia.
Senza volermi addentrare sui vari problemi, di ordine tattico, che hanno afflitto la Samb nella prima parte di questo campionato, che lei sicuramente avrà focalizzato e su cui starà sicuramente lavorando, volevo chiederle se è nelle sue priorità adottare, per la difesa, una efficace tattica per il fuorigioco. Inoltre spero che riuscirà a rendere più insidiosi, in avanti, i calci piazzati. Cordiali saluti e buon lavoro Mister. Rino
Per i calci di punizione servono degli ottimi tiratori, e poi speriamo sempre di avere delle diverse soluzioni. il fuorigioco non è indispensabile: se si fa sistematicamente in un’unica maniera non si sorprende più nessuno, come poteva avvenire qualche anno fa.
La prossima trasferta è a Salerno.
E’ una squadra con un organico molto valido. Distinguiamo la situazione ambientale rispetto alla squadra. Hanno iniziato tardi e ci sono problemi di contestazione. Noi a Salerno dobbiamo essere così bravi da mettere in difficoltà la squadra che non è molto soddisfatta e ha problemi ambientali. Dobbiamo scoprire il loro malanno e approfittarne. Per noi non sarà comunque facile, viste le tante assenze. Ogni domenica dobbiamo scrivere una pagina nuova. Il bello del calcio è che ogni domenica è una storia nuova. In quei novanta minuti si può battere chiunque.
Carissimo Zecchini
Devo dire, in primo luogo che sono un suo estimatore dopo aver visto a SBT il TERAMO da lei guidato. In più di un occasione ha mostrato una squadra che ama giocare al calcio coinvolgendo tutti i giocatori in modo armonico sia nella fase difensiva che offensiva.
Oltre ad essere un amante della SAMB, amo il buon calcio. Io credo che se le squadre non hanno grandi talenti devono comunque non rinunciare mai a giocare. Domenica abbiamo visto già delle belle novità.
– ottima l’idea di far partire SCANDURRA da più indietro perchè se ha spazio può fare molto con il suo fisico e la sua progressione;
– già interessante l’intesa tra i quattro laterali di fascia di centrocampo e difesa, ma forse manca un pò di qualità nel mezzo e PERRULLI deve ancora maturare molto tatticamente.
La domanda:
So di andare un pò controcorrente, ma credo che un limite importante della squadra è sicuramente il portiere. Per carità tra i pali DI DIO è molto bravo… ma le uscite, che sono soprattutto caratteristiche dei portieri esperti (vedi MANCINI lo scorso anno), sono pressochè nulle. Lei sa bene che in serie C molti cross arrivano spesso dalla trequarti e quindi generalmente meno pericolosi e lei sa altrettanto che se non si esce mai ogni cross e quasi un pericolo.
Che ne pensa di intensificare il lavoro con i portieri su questo aspetto e magari suggerire alla società di acquistare un portiere esperto a sostegno di uno dei due, entrambi giovani e con poco esperienza?
GRAZIE, BUON LAVORO e sempre FORZA SAMB FABIO DA PAGLIARE

Noi abbiamo due attaccanti stranamente simili: non sono prime punte ma entrambi possono fare la prima punta. Quindi possono alternarsi. Quando siamo attaccati conviene mettere Martini come prima punta. Scandurra aveva avuto problemi alla caviglia durante la settimana. Lui poi all’inizio non era al massimo fisicamente.
Cosa ne pensa della difesa se tornassero Zanetti e Colonnello, assieme a Macaluso?
Macaluso è un buon giocatore. Speriamo che Zanetti e Colonnello tornino in forma.
Come vede Faieta?
Io lo faccio giocare esterno di destra così può andare al tiro facilmente.
Da calciatore com’era?
Io ero un capellone e contestatore, qualcuno mi prendeva di mira. Ho passato anche dei momenti difficili ma io sono sempre andato oltre anche se le persone vicine ne hanno sofferto. Ero un po’ come Biso oggi. Capelli lunghi e barba. All’epoca in Italia era difficile vedere un atleta così. Devo ammetterlo però: ero un vero rompiscatole, se avessi un giocatore come ero io non lo sopporterei. Ho giocato con Brescia, Torino, Milan, Sampdoria e Perugia, sempre in Serie A, dal 1969 al 1980. In Nazionale tre presenze con Bulgaria, Olanda (quella del calcio totale: debuttò Antonioni) e Jugoslavia, con Bernardini in panchina.
Il suo rapporto con la stampa?
Di solito è buono. Accetto tutte le domande, a volte rispondo anche per le rime. L’allenatore comunque paga sempre più colpe di quelle che ha. Ad esempio mi sono incontrato con Galderisi quando è venuto a salutare la squadra. Penso che passato il momento è tornato sereno.
Con i calciatori che tipo di rapporto instaura?
Rispetto, franchezza, professionalità. Non mi piace dire bugie e voglio che la gente sia chiara con me. Il mio è un rapporto basato sulla correttezza: il loro è un mestiere, e devono essere coscienti anche dei problemi ambientali. Se non si regge la tensione di alcuni ambienti allora si può andare in banca o a fare il macellaio! Le montagne si scalano, sia più in alto che più in basso.
Qui a San Benedetto uno dei migliori allenatori è stato Sonetti…
Anche lui un cane sciolto… Io non ho mai fatto delle scelte precise: io ad esempio ho fatto quattro stagioni al Tempio, in Sardegna. Sono stato bene, anche se dovevo gonfiare persino i palloni. Quando sto bene con me stesso va tutto bene: in questo modo, con l’esperienza, riesci a farti scivolare via molte cose. Riesco ad entrare meglio nelle cose e scegliere veramente quelle che contano per davvero. La mia professione mi piace anche perché vivo a contatto con ragazzi di 20 o 30 anni: mi trasmettono la loro età e in mezzo a loro mi sento ragazzo anche io. Quello che non accetto è l’assolutismo: il mio carattere è invece più malleabile.
Che rapporto ha con la religione?
Non mi sento portato. Sono ateo: non credo che vi sia una entità sopra di me che mi dia il paradiso e l’inferno. Ho fatto la mia trafila religiosa da ragazzo, ma non chiedo nulla alla vita.
Come si trova nell’ambiente sambenedettese?
E’ ancora molto presto per valutarlo, conosco il seguito e la storia della tifoseria. Comunque io mi adatto bene a qualsiasi ambiente. Della Samb ricordo i tempi di Cagni, che a Brescia aveva giocato nelle giovanili con me.

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