SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Solo per la maglia, non per chi la indossa!?. E’ il lungo messaggio esposto in transenna dai ragazzi della curva Nord sambenedettese, dopo l’ennesima settimana ricca di polemiche, specie in relazione ai fatti accaduti di ritorno dalla trasferta di Pavia. “Ultras d’Italia non molliamo!? è l’altro slogan appeso sull’inferriata del primo anello, dove nel corso dell’intero match un manipolo di ragazzini libreranno in aria bandiere e due aste griffate “Gioventù Ribelle?.
La prima sulla panchina rossoblù di Luciano Zecchini non sembra destare molto interesse tra gli sportivi rivieraschi, almeno stando all’affluenza, piuttosto contenuta (3mila spettatori circa), che fa registrare quest’oggi l’impianto marchigiano; per carità, siamo decisamene nella media che contraddistingue la terza serie, ma forse ci si aspettava qualcosina in più per l’esordio dell’ex condottiero del Teramo.
Resta chiusa la Sud, in virtù del numero piuttosto esiguo di ospiti al seguito: una decina di sostenitori lombardi, che nel settore laterale della tribuna coperta espongono gli striscioni Warriors, “Lumezzane siamo noi? e “Forza Lumezzane?; non ci sembra di scorgere presenze ultras. Un paio di bandiere, uno stendardo e rarissimi canti che hanno davvero un che, senza offesa, di calcio parrocchiale.
Lo speaker del Riviera scandisce i nomi delle formazioni e per Martini e compagnia non ci sono i consueti olé di incoraggiamento; i canti degli ultras di casa ribadiscono la linea che si intende seguire oggi: sostegno solo alla maglia.
Nonostante la Nord presenti più di qualche vuoto, i presenti dimostrano una generosità da lodare: incitamento continuo e soprattutto molto compatto, spingendo in avanti la formazione di Zecchini, all’inizio abbastanza spigliata.
Passano i minuti, la gara scende di tono, si scolla un poco anche il sostegno della Cioffi, che però si riprende subito e di tanto in tanto beneficia dell’aiuto di distinti (qualche presenza in più rispetto alle ultime uscite) e tribuna.
Sembra in ogni caso di respirare un clima decisamente meno pesante rispetto al recente passato, col pubblico nostrano meglio disposto nei confronti dell’undici rossoblù.
Sul finire della prima frazione di gioco giunge il vantaggio dei padroni di casa, siglato da Marco Martini che va a sfogare tutta la propria gioia sotto i distinti. Di lì a poco arriva il duplice fischio dell’arbitro che decreta la fine dei primi 45 minuti: la tribuna del Riviera si alza in piedi per tributare il meritato applauso ai rossoblù.
L’Onda d’Urto inaugura la ripresa con uno striscione in merito all’episodio di domenica notte, subito dopo la nefasta trasferta di Pavia: “’60 incappucciati’?…Nemmeno il Ku Klux Klan!?. Viene rimosso invece lo slogan che ha accompagnato la Samb nella prima frazione di gioco, per far posto al messaggio mostrato ormai da qualche settimana in luogo dei classici striscioni dei gruppi rossoblù: “Difendi il tuo ideale, lotta per la libertà!?.
Ci pensa poi il ‘ballo di Simone’ a ravvivare, come spesso accade, la giornata del tifo: braccia in aria e mani a battere forte le une contro le altre per tutti i settori dell’impianto rivierasco. Il sostegno della Cioffi prende intanto a farsi ancora più potente rispetto al primo tempo con cori spezzati molto efficaci, mentre sulla sponda ospite si continua ad assistere all’incontro in rigoroso silenzio e comodamente seduti.
Secondo messaggio su carta per la Nord: “Scontri, razzi, ferimenti…Pisanu le tue leggi sono fallimenti!?.
Pur tra mille sofferenze i tifosi sambenedettesi trovano la forza per incitare i padroni di casa, i quali rischiano in più di una circostanza di beccare il gol del pari. Sciarpata nei minuti finali, accompagnata dall’immancabile ‘Nuttate de lune’, con gli ultimi istanti poi vissuti con il fiato letteralmente sospeso, in mezzo a qualche piccola animosità che viene smorzata sul nascere dal direttore di gara. Interminabile il recupero concesso dall’arbitro (sei minuti); si infiammano i 3mila del Riviera che si unisce ai canti argentini della Nord, creando un clima finalmente degno della nomea che porta.
Abbracci e scene di giubilo a fine gara, quando la curva rossoblù chiama a gran voce tutta la Samb che plana sotto il settore più caldo dell’impianto marchigiano. Pace fatta? Lo dirà Salerno, dopo la sosta.

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