Samb. Squadra che vince non si cambia, dice un vecchio detto calcistico. Pare che per la Samb 2005-2006 non sia così. Per la prima volta abbiamo visto ieri calciatori rifiutati dalla curva dei tifosi dopo una vittoria. Nelle gare precedenti, vedi Samb-Spezia 1-3, gli stessi calciatori erano stati accettati e applauditi. Che significa? Due cose: la tifoseria rosoblu ha dimostrato tutta la sua maturità dopo almeno 50 anni di professionismo, maturità (e lo si vede) che non possono vantare squadre a noi vicine e attualmente più blasonate, l’altra dimostra che lo stesso Galderisi (tecnico alle prime esperienze in una piazza così importante come la nostra) è sulla via della completa maturità. Ha reagito da tecnico esperto alle critiche che gli sono piovute addosso da tutti i settori dello stadio. Non pochi hanno chiesto addirittura il suo esonero. Ha semplicemente chiesto tempo e, aspetto più apprezzabile, non ha messo in evidenza che alcuni suoi giocatori faticherebbero a fare bella figura in serie D. A questo punto torna in ballo l’ex co-dirigente della Samb Calcio, Vincenzo D’Ippolito. Perché un procuratore che ha portato un anno fa giocatori di talento vero, per questo torneo ha fatto il contrario? Sapeva già come sarebbe andata a finire? Se fosse così sarebbe ancora più grave tanto da far fare cattivi pensieri su quelle strane gare di play off tra Samb e Napoli. Alla fine della partita di San Benedetto diedi la colpa (per il pareggio) all’eccessivo dispendio di forze messo in campo nel primo tempo. Sbagliavo? Pare che dall’inizio di quel secondo tempo siano sì calate le forze ma non per i motivi fisici da me accennati. Io non ci credo, anzi non voglio crederci e continuerò a dare giudizi soltanto su quello che vedo. Anche se, rivedendo la gara di ritorno, un po’ di spazio al dubbio posso tranquillamente concederlo.
Politica sportiva. Le prossime elezioni politiche saranno un banco di prova per le due coalizioni più forti (Unione e Cdl) ma anche per il futuro della Samb Calcio. Pare che finalmente i nostri politici si sono resi conto dell’importanza per la città della squadra di calcio, cioè dello strumento più efficace per dare visibilità, principalmente turistica, alla Riviera delle Palme. Si fosse capito quando si organizzavano fallimentari Mostre, dal costo inversamente proporzionale al ritorno publicitario, ora saremmo tutti più “ricchi”. Non per altro ma perchè certe Mostre, certa cultura spicciola (troppo lungo spiegare perchè ma se me lo chiedete…) non fanno parte del nostro Dna. Le risorse del nostro territorio sono sempre venute dal mare, dal verde, dal clima e… dalla Samb. Negli anni cinquanta, sessanta, settanta e ottanta la Samb, quindi il nostro territorio, erano al centro delle attenzioni di tutti gli appassionati di calcio in Italia e in Europa. Ora non più e, chissà perchè, di San Benedetto del Tronto si sente parlare soltanto nei giorni di miss Italia, invece che per 350 giorni all’anno sui media più seguiti come in passato. Investire sul bene Samb non mi sembra quindi sbagliato ma facciamolo dopo aver vinto le elezioni. Non prima. A buon intenditor poche parole.

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